Fake news coordinate distorcono il dibattito pubblico, minando la fiducia nei processi decisionali democratici proprio nel momento in cui il continente europeo ha più bisogno di energia pulita e prodotta internamente. È l’allarme che WindEurope e Casm Technology lanciano con il rapporto Wind energy dis- and misinformation, un forte segnale sulla sicurezza e la competitività. La disinformazione non è più solo un problema di opinione pubblica, ma si è trasformata in un rischio sistemico per la stabilità economica dell’Europa. Questo fenomeno ha conseguenze tangibili: progetti eolici dal valore di miliardi di euro sono stati ritardati o cancellati a causa di campagne basate su affermazioni esagerate o palesemente false. Il costo di questa paralisi ricade direttamente sui cittadini sotto forma di bollette elettriche più alte, perdita di posti di lavoro e una pericolosa dipendenza dai combustibili fossili importati da regimi autoritari.

Un ecosistema di attori tra politica e radicalismo
Quello che emerge dal documento è un ecosistema vasto e organizzato che, attraverso la manipolazione sistematica della realtà, sta paralizzando la transizione energetica europea, mettendo a rischio investimenti strategici per miliardi di euro e la stessa capacità di autodeterminazione dei cittadini. Il rapporto identifica una rete eterogenea di attori che alimentano questo clima di sfiducia. Si va dai gruppi di pressione locali a reti di influenza straniera legate alla Russia, fino a esponenti politici, specialmente dell’estrema destra, che capitalizzano il malcontento per fini elettorali.
Mentre i gruppi organizzati sono i produttori più prolifici di contenuti, basandosi spesso su teorie del complotto legate a presunti danni alla salute o all’ambiente, gli attori politici hanno una capacità di penetrazione molto più vasta. Anche se producono solo il 2% dei contenuti, i politici generano il 16% dell’interazione totale sui social media, portando narrazioni distorte fuori dalle bolle degli attivisti e nel dibattito pubblico mainstream.
Fake news, dalle bufale agli assalti: il “caso Sardegna”
Il passaggio dalla parola all’azione è breve e pericoloso. Il rapporto documenta come la radicalizzazione online stia sfociando in episodi di violenza e sabotaggio. Casi eclatanti sono stati registrati in Sardegna, dove si è passati dalle proteste politiche ad atti di sabotaggio estremi, come lo svitamento dei bulloni che fissano le turbine alle basi o l’incendio di pannelli fotovoltaici e attrezzature di cantiere.
Questa escalation è alimentata da algoritmi che premiano la paura e l’indignazione, creando un ambiente informativo dove metà dei cittadini europei dichiara di avere difficoltà a distinguere le notizie attendibili dalle bufale sul cambiamento climatico.
Il paradosso del consenso e la sfida per il futuro
Il dato più sorprendente è il contrasto tra il rumore digitale e l’opinione pubblica reale. Nonostante la polarizzazione online, l’88% degli europei ritiene fondamentale aumentare l’uso di energie rinnovabili e la stragrande maggioranza desidera che eolico e solare soddisfino la domanda energetica. Tuttavia, la percezione di un fallimento della transizione sta crescendo: in Italia e Spagna, la fiducia nel fatto che l’energia verde possa garantire prosperità è calata del 10% in un solo anno.
Per invertire questa tendenza, WindEurope sottolinea la necessità di una maggiore alfabetizzazione digitale e di una responsabilità diretta delle piattaforme social, affinché i fatti tornino al centro di un dibattito da cui dipende la sovranità economica dell’Europa.
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