Giornata mondiale del riciclo tra successi e nuove sfide

“La Giornata Mondiale del Riciclo è l’occasione per riconoscere l’impegno quotidiano di cittadini, imprese, amministrazioni e consorzi, che rendono possibile un’economia circolare concreta” sottolinea il viceministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Vannia Gava. “Il Ministero dell’Ambiente, insieme alla filiera, continua a promuovere strumenti normativi di supporto: proprio in queste ore è stata avviata la consultazione pubblica sulla proposta di disciplina che introduce la responsabilità estesa del produttore (EPR) nella filiera dei prodotti plastici non da imballaggio. Il provvedimento mira a rendere i produttori responsabili della gestione del fine vita dei prodotti immessi sul mercato, promuovendo un modello più sostenibile e circolare”.
Una nota importante considerato proprio l‘allert recente della filiera plastica italiana che sta accusando come altri settori l’aumento dei costi della materia prima per realizzare i polimeri plastici: il petrolio.
“L’Italia è tra i Paesi più virtuosi: ogni gesto quotidiano contribuisce a trasformare i materiali in risorse e a proteggere l’ambiente” ha concluso il Viceministro.
Difatti la raccolta procede al meglio nel nostro Paese come sottolinea il Conai il 75% degli imballaggi verrà raccolto nel 2026. Le stime del Consorzio sono leggermente in flessione rispetto al 2024 ma queste quasi 11 milioni di tonnellate.

Lo sapevi che:

Materiale Curiosità sul Riciclo
Alluminio Può essere riciclato all’infinito senza perdere qualità.
Vetro Una bottiglia riciclata risparmia energia per illuminare una stanza per 4 ore.
Acciaio Il 75% dell’acciaio mai prodotto nella storia è ancora in circolazione.
Intanto l’ISPRA ha recentemente aggiornato la Banca dati indicatori ambientali, nella sezione “Economia circolare” sono raccolti gli indicatori utili a monitorare la transizione verso un modello economico circolare nel quale i materiali sono utilizzati, riciclati e riutilizzati il più possibile.

I numeri della leadership

L’Italia si conferma un’eccellenza nell’economia circolare, superando spesso gli obiettivi UE con largo anticipo.

  • Tasso di Riciclo Totale: l’Italia ricicla circa l’85,6% dei rifiuti totali (urbani + speciali), un dato che ci pone al primo posto in Europa.

  • Raccolta Differenziata (Urbani): la media nazionale è salita al 67,7%. Il Nord guida con il 74,2%, ma il Sud sta accelerando sensibilmente (60,2%), riducendo lo storico divario.

  • Tasso di Circolarità: il 20,8% dei materiali utilizzati dall’industria italiana proviene dal riciclo (quasi il doppio rispetto alla media UE del 11,8%).

Le eccellenze per filiera

Alcuni settori italiani sono veri e propri campioni mondiali di efficienza:

Materiale Tasso di Riciclo / Recupero Note
Carta e Cartone 92,3% Abbiamo già superato i target UE previsti per il 2030.
Acciaio 87,8% L’89% della produzione nazionale di acciaio deriva da rottami ferrosi.
Vetro 77,4% Oltre l’80% per quanto riguarda le sole bottiglie.
Alluminio 70,3% Produzione concentrata per l’85% nel Nord Italia.
Legno 64,9% L’industria del mobile italiana è tra le più circolari al mondo.

Le prossime sfide delle filiere

Nonostante i primati, ci sono settori in cui l’Italia deve fare di più:

  • RAEE (Rifiuti Elettronici): il tasso di raccolta è fermo al 30%, molto lontano dall’obiettivo europeo del 65%. È una “miniera urbana” che stiamo ancora sprecando.

  • Plastica: sebbene il riciclo degli imballaggi sia positivo (oltre il 50%), la produzione complessiva di materie prime seconde da plastica ha subito un rallentamento del -2,2% a causa dei costi energetici degli impianti.

  • Produzione Rifiuti: nel 2024 la produzione di rifiuti urbani è cresciuta del 2,3% (circa 29,9 milioni di tonnellate), segno che non siamo ancora riusciti a separare del tutto la crescita economica dalla generazione di scarti.

Curiosità: la “ricchezza” dei rifiuti

L’Italia è un Paese povero di materie prime vergini ma ricchissimo di Materie Prime Seconde (MPS). Nel 2024, la produttività delle risorse in Italia ha generato 3,7 euro per ogni chilo di materia consumata (la media UE è di soli 2,5 euro). In pratica, sappiamo “fare di più con meno”.


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