L’illusione del riciclo: perché in Italia recuperiamo tutto ma non riutilizziamo nulla

Un’analisi di Quattro A (Gruppo Seipa) mette a confronto Italia, Francia e Germania: il nostro Paese è primo per recupero ma ultimo per reale sostituzione delle materie prime nei cantieri

Se il tasso di riciclo misura quanto il sistema “sa recuperare”, è poi il tasso di sostituzione a dire se quel recupero diventa davvero mercato, cioè se gli aggregati riciclati rientrano nei cantieri sostituendo materiali vergini. Quattro A (Gruppo Seipa) approfondisce ancora una volta questo tema così cruciale per l’ambiente, concentrando la sua analisi su Italia, Francia e Germania, tre Paesi centrali per il loro peso economico nell’ambito della filiera delle costruzioni e, soprattutto, tre casi-tipo che mostrano come l’Europa possa eccellere nel recupero ma divergere radicalmente quando si parla di riutilizzo industriale.

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L’infografica riassume visivamente il confronto tra Italia, Francia e Germania, mettendo in evidenza i tassi di recupero e di sostituzione analizzati da Quattro A

«Ci siamo concentrati su questi Paesi perché rappresentano il triangolo strategico dell’UE, un triangolo caratterizzato da grandi mercati delle costruzioni e delle infrastrutture e quindi da grandi flussi di rifiuti C&D, nonché da una filiera industriale e logistica strutturata che rende misurabile la distanza tra performance tecniche e mercato» spiegano gli analisti di Quattro A.

Le metriche chiave: stesso recupero, esiti diversi. Dai dati messi a confronto da Quattro A, emergono tre profili nettamente distinti:

1) Italia: prima nel recovery, ultima nella sostituzione. L’Italia guida la classifica con un recovery rate del 98%, ma registra un tasso di sostituzione dello 0,4%: il divario più marcato tra i Paesi UE analizzati. In altri termini: il materiale viene recuperato, ma non rientra stabilmente nel mercato come materia prima seconda.

2) Francia: recupero più basso e sostituzione ancora limitata. La Francia si colloca a 75,6% di recovery e 12% di sostituzione: un doppio livello che segnala margini di recupero ancora significativi e, soprattutto, la necessità di accelerare il passaggio dal riciclo alla domanda di mercato per gli aggregati riciclati.

3) Germania: recupero elevato e riutilizzo industriale. La Germania combina un tasso di riciclo del 91,3% con un tasso di sostituzione del 22%. È un profilo che indica una filiera dove il riciclo tende più spesso a tradursi in sostituzione reale, collocandosi tra le best practice europee dopo Austria (25%), Danimarca (28%), Lussemburgo (30%), Belgio (35%) e Paesi Bassi (40%).

Il gap maggiore è dunque quello dell’Italia (97,6 punti). Nel confronto, il gap scende a 63,6 punti in Francia e a 69,3 punti in Germania.

«Il vero spartiacque è la domanda, non l’offerta. Il dato che cambia la prospettiva è che recuperare non basta: senza programmazione dei flussi e continuità della domanda, il riciclato resta un “output” di impianto e non un “input” di cantiere» sottolineano gli analisti di Quattro A.

Il paradosso italiano resta uno dei più evidenti: performance di recupero ai vertici, ma sostituzione quasi nulla. Eppure, ricorda Quattro A, esistono best practice industriali: nei siti del Gruppo Seipa il tasso di sostituzione supera il 50%, con punte del 55%, a dimostrazione che la chiusura del ciclo è industrialmente praticabile e non solo teorica


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