Le aziende energetiche rappresentano un ottimo settore per la crescita professionale, mancano molte figure tecniche ma i salari in Italia crescono solo se si cambia azienda. Sono le maggiori informazioni che emergono sul settore energia, inteso come una filiera completa dai produttori agli utilizzatori, intesi come energy manager, del comparto energia, dal report annuale Hays Salary Guide 2026 presentato oggi da Hays Italia azienda di recruitment specializzato.

Si tratta di una indagine condotta con il metodo survey online sviluppato nel mese di novembre 2025, su un campione di circa 1.300 intervistati tra colletti bianchi (prevalentemente livello intermedio e management) e aziende.
Si resta nel posto di lavoro per circa tre anni

Il trend del “cambiare lavoro per aumentare lo stipendio” non è una peculiarità solo dell’energy, chiarisce a Canale Energia Edoardo Testa manager Energy Hays Italia. “Consigliamo alle aziende che seguiamo di porre attenzione a questo fattore. In Italia c’è ancora questo approccio che vede investire poco nella crescita interna. Il fatto che l’energia si porti dietro delle competenze di grande valore fa si che le persone si vogliano spostare per godere di questa miglioria che varia tra un 15-20%” Si tratta di un tasso di job rotation di circa tre anni. “Spesso sono figure di middle management con una esperienza di tre, quattro anni.”
Il rischio è che si perdano risorse formate e preparate con danni maggiori rispetto un aumento salariale. Nel comparto Epc “i ruoli più dinamici sono quelli che variano su questa filiera. Quindi: land acquisition, permitting e project construction management. Si tratta delle professioni che cubano circa il 60% del settore”.
“Nel complesso c’è una transizione in corso tra oil e gas verso i data center. A motivarlo commesse muti milionarie, anche se di complessità tecnologiche diverse”.
AI un partner di lavoro
Un elemento invece molto innovativo è come viene percepito il supporto dell’Ai nel lavoro. Forse questo è uno dei pochi settori in cui l’Ai è percepita come strategica. “Pensiamo alla previsione di produzione energia rinnovabile o alla manutenzione predittiva non ultimo anche la gestione efficiente dei data center. Tutti settori in cui la Ai si è inserita e facilita il lavoro. Oggi siamo ancora nella fase di come utilizzarla. Di fatto siamo più indietro rispetto gli USA“. Su questo la formazione è importante quindi suggeriamo alle università di aumentare l’attenzione a questo tema così che anche gli entry level siano aggiornati su questo tema.
Il gap tecnico di colmare oggi è quello relativo alla lettura dei dati. Ed è una peculiarità che fa la differenza in tutte le professionalità. “E’ importante avere competenza dell’analisi del dato. Chi lo sa fare è in grado di utilizzare in modo proficuo la mole di dati che abbiamo oggi”. Sul tema della formazione è importante andare sempre più sul pratico. “Se riuscissimo ad avvicinare studenti e mondo del lavoro avremmo dei laureati già pronti ad operare nel mondo professionale. Ad esempio avvicinarsi in ambito accademico alla conoscenza delle autorizzazioni come già le università stanno facendo sull’energy management”.
Oltre lo stipendio
Ma cosa guarda oltre allo stipendio un professionista, cosa si aspetta davvero dall’azienda? “Nel complesso abbiamo visto che il professionista sceglie e sposa il progetto aziendale” chiarisce Testa. “Come benefits sono apprezzate azioni che guardano alla genitorialità e ad aziende sempre più green” conclude.
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