Hello Fred, la giraffa che guarda alla sfida della transizione ecologica

Oggetti di design con materie prime che non impattano sull'ambiente. La storia di Hello Fred simbolo dell'ingegno delle Pmi nel nostro Paese e della distanza delle istituzioni

Piccoli gesti che sono grandi e possono fare la differenza. Riusare scarti di tessuto e trasformarli in accessori di design utili e gioiosi, guardando all’impatto ambientale della stessa produzione con materie prime che non impattano sull’ambiente. Il tutto ponendo al centro l’impatto sociale della propria attività, garantendo stipendi “equi” rispetto il lavoro svolto. Un percorso che a livello artigianale non è semplice in quanto, nonostante si parli molto di transizione ecologica, non ci sono aiuti mirati pensati per una quotidianità lavorativa che mette sociale e sostenibile ai primi posti.

Stiamo parlando di Hello Fred dove Fred è una giraffa con le macchie blu che vive avventure incredibili e fuori dall’ordinario su oggetti di design prodotti su un tessuto stampato senza l’uso di acqua, quindi non inquinante. La “Giraffa” vanta un team “soddisfatto” per il lavoro che sta svolgendo. “La cosa importante è che tu esca di qua felice di quello che hai fatto” spiega a i microfoni di Canale Energia Federica Casella imprenditrice artigiana che ha fondato Hello Fred e che vede nella giraffa il suo alter ego. Una cosa più semplice di quanto si possa pensare, perché con lo staff coinvolto si trova sempre “un punto di incontro”.

Manca un’attenzione ai piccoli artigiani che vogliono essere più sostenibili

“Ho provato varie volte a partecipare a bandi pubblici. I bandi dedicato alla sostenibilità sono rivolti prettamente a chi vuole aprire un impianto manufatturiero, ma essendo una piccola artigiana tutto questo non c’è” sottolinea Casella. Mentre ci sono i costi impegnativi di realizzare le prove dei prodotti, necessari in una realtà artigiana impegnata a sperimentare design innovativi. “Sicuramente pago lo scotto di non essere una grande azienda” avendo dei numeri di produzione più bassi.

Spesso i sostegni intervengono troppo a posteriori. Anche partecipare a fiere del settore che “mi aiuterebbe ad ampliare il mio target di vendita è un onere molto impegnativo. Gli aiuti arrivano dopo aver fatto un investimento comunque oneroso il che non rende sempre semplice partecipare“.

Anche vendere fuori dall’Europa è davvero impegnativo: “Si parla tanto, soprattutto in questo periodo storico di dazi importazioni ed esportazioni negli altri paesi, perché si sta soltanto guardando ai colossi mondiali ma in realtà quelli che vengono colpiti sono i piccoli.” 

Il laboratorio di Hello Fred è a due passi dal Vaticano e come logistica ha l’opportunità di farsi conoscere da turisti, ma poi non è semplice proseguire nel rapporto con questa utenza che potrebbe agilmente tornare a comprare da lei via internet. “Le tasse sono molto elevate e mi rendono impossibile ampliare la mia utenza oltre i margini europei” (nel video il commento completo e la storia della nascita e della mission di Hello Fred).

La sfida degli artigiani per la transizione ecologica

Sembra un problema che interessa solo i privati. Se guardiamo alla sfide della transizione ecologica e della sostenibilità a poche ore dalla conclusione della Cop30, vediamo una manifattura che sfida la produzione massiva che impoverisce il tessuto sociale e imprenditoriale del nostro Paese. In questo scenario viene da chiedersi perché una nazione fondata sull’ingegno dei propri abitanti e sulle Pmi non tuteli in primis questi aspetti del proprio bagaglio imprenditoriale. Sono questi che rappresentano la chiave per sconfiggere e contrastare la produzione massiva, priva di diritto sociali e di attenzione all’impatto ambientale, tipica di alcuni paesi extraeuropei.

La storia di Hello Fred è una, ma non è la sola, ed è esemplificativa di una Italia che ha know how, ma che fatica ogni giorno a stare al passo con la competitività. Forse più che il manifatturiero dall’estero, dovremmo prendere competenze politiche in grado di tutelare nei numeri e nei fatti lo sviluppo del tessuto sociale.


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Giornalista, video maker, sviluppo format su più mezzi (se in contemporanea meglio). Si occupa di energia dal 2009, mantenendo sempre vivi i suoi interessi che navigano tra cinema, fotografia, marketing, viaggi e... buona cucina. Direttore di Canale Energia; e7, il settimanale di QE ed è il direttore editoriale del Gruppo Italia Energia dal 2014.