Finanza e obiettivi climatici, una connessione diretta

I risultati del Centro Studi di Up2You

Le emissioni indirette (Scope 3) stanno diventando un fattore cruciale non solo per la sostenibilità delle aziende, ma anche per l’accesso al credito e le scelte di investimento da parte di banche, fondi e assicurazioni. Centro Studi di Up2You sul tema “Finanza Sostenibile: le emissioni indirette diventano la chiave per accedere al credito”.

Emerge un quadro in cui il settore finanziario sta diventando un attore centrale nella transizione ecologica: le banche condizionano l’accesso al credito per l’adozione di pratiche Esg. I fondi d’investimento valutano l’allineamento dei portafogli agli obiettivi climatici: Le assicurazioni rivedono i propri modelli per gestire l’aumento dei rischi ambientali.

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Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Lo studio evidenzia come non bastano più gli sforzi interni: per avere un accesso agevolato al credito e attrarre investimenti le aziende devono rendicontare anche le emissioni indirette, quelle dello Scope 3 – ossia tutte le emissioni generate lungo la catena del valore, dai fornitori ai trasporti fino agli investimenti finanziari.

“La sostenibilità non è più un vincolo, ma una condizione di accesso al credito e agli investimenti. È qui che la finanza può giocare un ruolo di traino per l’economia reale”, conclude il rapporto del Centro Studi di Up2You” afferma Alessandro Broglia Cso & Co-Founder di Up2You.

Le tre principali evidenze emerse dal rapporto sono:

  1. Scope 3: la rendicontazione delle emissioni lungo tutta la catena del valore sta entrando nei processi di credito e investimento delle istituzioni finanziarie.
  2. Decarbonizzazione dei portafogli: dal 2020 al 2024, l’intensità carbonica dei portafogli azionari è diminuita del 59% e quella degli obbligazionari del 58%, secondo Banca d’Italia.
  3. Mercati ESG: nel primo semestre 2025, gli strumenti ESG emessi in Europa hanno raggiunto i 373 miliardi di euro, consolidando il mercato come strutturale.
  4. Il Report esplora anche come il quadro normativo europeo stia accelerando questi processi, con regolamenti come la SFDR e la CSRD, che favoriscono una maggiore trasparenza e responsabilità delle aziende nei confronti della sostenibilità.

È questa la tendenza chiave che emerge dal nuovo rapporto del Centro Studi di Up2You, che fotografa come banche, fondi e assicurazioni stiano trasformando la sostenibilità da semplice requisito normativo a vero e proprio rating di sistema.

Un trend che trova riscontro anche nei dati ufficiali: la Banca d’Italia ha rilevato un calo del 59% dell’intensità carbonica dei portafogli azionari e del 58% di quelli obbligazionari tra il 2020 e il 2024 (Rapporto sugli investimenti sostenibili, 2025).

Sul fronte dei mercati, nel primo semestre 2025 gli strumenti Esg emessi hanno raggiunto i 373 miliardi di euro in Europa, quota ormai strutturale, pur in leggero calo rispetto al 2024 (Afme, Esg Finance Report H1 2025).

Il quadro normativo europeo

Il quadro normativo europeo sta accelerando questo processo. La SFDR (Sustainable Finance Disclosure Regulation, regolamento UE che impone agli operatori finanziari di classificare e rendicontare la sostenibilità dei prodotti) spinge fondi e gestori a distinguere tra prodotti tradizionali, Esg e a impatto. La Csrd (Corporate Sustainability Reporting Directive, direttiva che obbliga sempre più imprese a pubblicare dati ESG dettagliati e comparabili) estende gli obblighi di disclosure, mentre l’Eba ha introdotto una dashboard ESG che monitora indicatori come il Green Asset Ratio (l’indicatore che misura la quota di esposizioni realmente sostenibili nei portafogli bancari), che è stato pubblicato per la prima volta nei bilanci 2024 delle banche italiane (Banca d’Italia, Nota di Stabilità 2025).


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