Sta peggiorando la qualità del riciclo organico. E’ quanto emerge dal nuovo volume “Suoli fertili dalle nostre città” realizzato da Cic composto italiano compostatori.
La purezza merceologica media a livello italiano è arrivata al 93,6%, a cui corrisponde quindi un valore di Materiale non Compatibile (Mnc) pari al 6,4% del materiale conferito (con previsioni del 6,6% nel 2024). Nel 2019 il valore medio era vicino al 95%.

In ballo c’è la salute dei suoli. Con oltre il 60% dei terreni europei soggetto a processi di degrado la gestione dei rifiuti organici assume un ruolo strategico in quanto consente di invertire il processo di degrado dei suoli. Ma anche un modo per ridurre le emissioni di metano dalle discariche e favorire il sequestro di carbonio nei suoli. Un team quello del ruolo del compost per cui è centrale pensare allo sviluppo di incentivi a sostegno di una corretta gestione di questa preziosa risorsa.
Urban Carbon Farming per contrastare l’impoverimento dei suoli
In occasione della presentazione del volume, il Cic lancia anche il Manifesto dell’Urban Carbon Farming. Una tecnica che consente non solo di migliorare la fertilità dei suoli urbani e il verde pubblico, ma anche di sequestrare carbonio nei terreni delle città, trasformando gli scarti quotidiani in un alleato concreto contro la crisi climatica.
Il sesto volume della collana Organic Biorecycling approfondisce il tema innovativo dell’Urban Carbon Farming, ovvero l’insieme di pratiche agricole rigenerative applicate in ambito urbano e periurbano, con l’impiego di compost e digestato. L’Urban Carbon Farming rappresenta così una nuova frontiera della bioeconomia circolare, capace di collegare le politiche urbane con gli obiettivi globali di sostenibilità, dando valore ai rifiuti organici per costruire città più sostenibili, vivibili e resilienti.
Tra i temi affrontati nel volume trova spazio anche il Progetto Navarra, una sperimentazione attiva da sei anni che coinvolge il Consorzio Italiano Compostatori, l’Università di Bologna e la Fondazione F.lli Navarra. Grazie alla fornitura del compost prodotto dai propri associati, il progetto valuta l’impatto di questo fertilizzante naturale sul suolo agricolo. Dai dati dello studio emerge come l’uso del compost non solo assicura rese paragonabili a quelle dei fertilizzanti chimici, ma arricchisce il terreno di carbonio organico e fosforo, migliorandone la fertilità nel lungo periodo.
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