Aggregazione della domanda e consulenza: così Assolombarda rilancia le sue aziende

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A un anno dalla partenza dell’iniziativa “50 progetti per Far Volare Milano”, che Assolombarda ha promosso con l’intento rilanciare le imprese milanesi e lombarde, si è tenuta a Milano, martedì 16 dicembre, una conferenza che ha tracciato un bilancio dei vari progetti realizzati. In quest’occasione abbiamo intervistato Rosario Bifulco, Consigliere Incaricato Competitività Territoriale, Ambiente ed Energia di Assolombarda con cui abbiamo approfondito i risultati ottenuti nell’ambito dei progetti dedicati al settore energia.

I numeri legati all’iniziativa “Energia meno cara” testimoniano concreti vantaggi per le aziende in termini di riduzione sui costi energetici, ottenuti grazie ad aggregazione della domanda (circa 360 mila euro risparmiati per 50 imprese) e a gare di fornitura ad hoc per energia elettrica e gas. Accanto a questi strumenti un’altra grande opportunità da cogliere è quella legata all’efficienza energetica. Come si muove in questo senso Assolombarda?

Abbiamo creato una piattaforma, uno strumento gratuito di analisi online dei consumi e dei fabbisogni energetici, in modo da poter realizzare un audit per poter poi intervenire sulle varie voci del consumo energetico dei nostri associati. A questo progetto stanno aderendo un certo numero di aziende.  Abbiamo poi realizzato iniziative formative per circa 250 realtà produttive e speriamo che questo progetto riscuota sempre maggiore successo, perché l’efficienza energetica, la riduzione dei consumi e la possibilità di ottenere un risparmio dovrebbero essere dei temi determinanti, obiettivi prioritari da perseguire. 

 

Quali strumenti sono messi in campo per favorire gli investimenti delle aziende in efficienza?  

Il problema principale dell’efficienza è che per ottimizzare i consumi bisogna fare degli investimenti.  Per questo stiamo lavorando con le banche in modo che possano finanziare questi investimenti. Alcune banche hanno pensato a degli strumenti finanziari precisi, una sorta di project financing, ovvero degli strumenti di prestito del finanziamento che vengono ripagati dal risparmio che viene creato. Questi strumenti stanno avendo un riscontro tra le aziende, anche se non quanto ci aspettavamo. Non siamo ancora molto soddisfatti, però stiamo spingendo molto in questa direzione. 

 

Passiamo al progetto “Green economy Network” . Quali sono stati i risultati ottenuti e le filiere più innovative?

Su Green Economy Network le filiere sono dieci e i risultati ottenuti sono di vario tipo. Da un lato  l’idea era quella di presentare delle associazioni di aziende sul mercato. Ad esempio la prima rete che si è creata è stata quella delle aziende che si occupano di phytoremediation, cioè di bonifica ambientale legata all’utilizzo del verde. Cinque di queste aziende si sono associate creando un network che si presenta insieme sul mercato per fornire dei servizi spingendo queste filiere a svilupparsi ulteriormente. Abbiamo poi fatto anche degli incontri all’estero per promuovere lo sviluppo di queste realtà sui mercati internazionali.

Tra gli obiettivi del progetto “Green Economy Network” c’era anche quello di promuovere il dialogo tra mondo dell’impresa e mondo della ricerca. Qual è l’importanza di questa collaborazione?

Noi stiamo spingendo molto in questo senso. Le imprese si trovano a non conoscere completamente quelli che sono i filoni dei nostri centri di ricerca universitari e non. Stiamo facilitando questa visibilità da parte delle attività di ricerca applicata delle università presso i nostri associati. I nostri associati possono acquisire progetti, eventualmente inglobarli e commissionare a questi stessi centri delle ricerche dedicate. Allo stesso tempo i ricercatori si trovano ad essere esposti al mercato dei capitali e al mercato delle aziende e trovano degli sponsor.  Da questo punto di vista siamo una sorta di incubatore virtuale per favorire questo rapporto. 

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