criptomonetaIl bitcoin solleva diverse perplessità rispetto al costo di produzione. La criptovaluta, salita alle cronache economiche per la veloce ascesa del suo valore, difatti necessita di un processo di generazione molto complesso, il “mining”, e costoso sotto il profilo energetico.
Diversi studi ed esperti di settore si stanno confrontando su questo tema. Ne abbiamo parlato nell’intervista con Alessandro Pedone, Responsabile Tutela del Rispario per ADUC-Associazione per i diritti degli utenti e consumatori.

Anche Selectra, operatore intermediario tra le aziende di vendita di energia e i consumatori, ha deciso di indagare sul consumo energetico di questa attività che interessa sempre più aspiranti milionari digitali.

Come valutare il dispendio energetico dell’attività di mininig

La capacità di calcolo necessaria al server per generare bitcoin è misurata dalla cosiddetta “hashrate”. Il profitto atteso è direttamente proporzionale all’hashrate, perchè più il calcolatore è potente, più calcoli che permettono di creare i blocchi sarà in grado di effettuare. Selectra ha realizzato un’analisi nelle “server farm”, le “fabbriche informatiche” dove si genera la criptovaluta.

L’hashrate misura la potenza di una macchina per minare bitcoin. Il profitto atteso dei miner è direttamente proporzionale all’hashrate: più il calcolatore è potente, maggiore sarà il profitto che il miner può trarne.

Prendendo in considerazione quattro parametri secondo cui stimare il consumo energetico totale della rete per anno e anche il consumo unitario relativo a ciascuna transazione:

  • l’hasrate totale della rete;
  • la potenza di calcolo ed elettrica dell’Antminer S9;
  • il calcolatore più moderno ed efficiente sul mercato;
  • il numero di transazioni effettuate giornalmente.

Quando consumano le miniere di criptovaluta

Secondo l’analisi effettuata il sistema bitcoin consuma “solo” 13 TWh/anno. Un quantitativo di energia pari a 4,8 milioni di famiglie italiane, equivalente alla metà dell’energia utilizzata da un Paese come l’Irlanda e superiore al consumo di molte regioni italiane.

Una singola transazione, invece, ricordando che nella rete bitcoin ne avvengono circa 350 mila al giorno, molto poche rispetto alle 2 miliardi delle normali transazioni bancarie, comporta secondo lo studio un consumo di 100 kWh, pari a quello di una classica lampadina da 50 W accesa per 3 mesi.

Antoine Arel, co-fondatore di Selectra Italia, ha commentato: “Sono ipotesi piuttosto ottimistiche, in quanto presupponiamo la creazione di criptovalute partendo dalla strumentazione informatica più efficiente disponibile oggi sul mercato”. Alla luce dei risultati, ha concluso Arel, “viene da chiedersi se, dal punto di vista ambientale ed energetico, il sistema bitcoin è in grado di sopportare la sua crescita”.

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