SPID, Consiglio di Stato annulla criteri per diventare identity provider

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La quarta sezione del Consiglio di Stato ha dato ragione al Tar del Lazio. Il capitale sociale minimo di 5 milioni di euro delle società che fanno domanda per diventare identity provider dello SPID (Sistema Pubblico per la gestione dell’Identità Digitale che ha preso il via il 15 marzo 2016) è troppo elevato. Questo perché, come riportato da CorCom, lo SPID è un sistema semplicistico basato su password e non dovrebbe esigere criteri economici così elevati.

Il Tar del Lazio nel luglio 2015 aveva già emesso sentenza di annullamento dei requisiti finanziari stabiliti per diventare identity provider su ricorso di Assoprovider e Assintel, le associazioni di Confcommercio. La conferma arriva con la sentenza del Consiglio di Stato che sottolinea come “l’attività di cui trattasi richiede un rilevante apporto di elevata tecnologia, la cui validità non può ritenersi direttamente proporzionale al capitale sociale versato. In questi termini si evidenzia altresì l’illegittimità per irragionevolezza dell’impedimento all’accesso al mercato di riferimento”. Conseguenza di questo criterio di selezione sarebbe la “sicura conseguenza negativa di vedere escluse dal mercato stesso tutte le imprese del settore di piccole e medie dimensioni, quali appunto quelle rappresentate dalle associazioni ricorrenti”.

Ora la palla passa al Tar del Lazio che pochi giorni fa, in attesa della decisione del Consiglio di Stato, aveva sospeso l’annullamento dei regolamenti dell’Agenzia per l’Italia digitale su Spid.

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