Italia-Germania, eppur amici e… più simili di quanto sembri

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e7280x165 20140514Ascesa Fer, maxi-dipendenza dal gas… Ma gli investimenti nel nostro Paese languono. Spunti al forum italo-tedesco. Il nuovo numero di e7

Germania e Italia sono due Paesi più simili e legati di quanto sembri. Nel campo energetico hanno conosciuto la stessa grande ascesa delle rinnovabili e rispetto il gas naturale – considerando anche il momento storico che attraversiamo – sono grandi importatori dalla Russia (il Bel Paese per circa il 22% del suo import, lo Stato centreuropeo per circa il 35%).

Non solo, storicamente la Germania ha attraversato quindici anni fa una fase di crisi economica per alcuni versi analoga all’attuale italiana, dalla quale è uscita con riforme non lontane da quanto si sta prospettando negli ultimi mesi anche da noi.

Qualche numero

La bilancia commerciale offre dei dati evidenti sulla relazione tra le due realtà, aggirandosi sui cento miliardi di scambio. Stando ai dati forniti dall’Istituto tedesco di Statistica Destatis, l’Italia si conferma per il terzo anno consecutivo un partner d’eccellenza per le importazioni della Germania: tra gennaio e novembre 2013 sono stati importati beni per 43,7 miliardi di euro (contro i 44,6 dello stesso periodo nel 2012).  Nel dettaglio, chimica e metallurgia (entrambe al 13%), oltre a mezzi di trasporto (11%) sono i comparti più attivi, seguiti da agroalimentare (7%) e tessile (5%).

In direzione opposta, invece, l’Italia che scende al settimo posto come destinazione dell’export tedesco: tra gennaio e novembre 2013 la Germania ha esportato verso il nostro Paese beni per 49,5 miliardi di euro (-4,12% rispetto allo stesso periodo del 2012). Gli investimenti delle imprese tedesche in Italia sono in crescita da 30,2 a 33,1 miliardi di euro annui nell’ultimo quadriennio. Inoltre, sono 1.345 le nostre aziende partecipate da società teutoniche (1.250 nel 2009).

Su quest’ultimo aspetto, in particolare, riflette in negativo Theo Sommer, editore di the German Times, in apertura della sessione da lui moderata durante il Forum economico italo-tedesco tenutosi a Roma nei giorni scorsi e oggetto della Focus Story, che apre il nuovo numero di e7: “In termini di investimenti, sono più gli italiani a venire in Germania che il contrario, con una forbice di circa 10 miliardi di euro”. Ci si chiede, dunque, “perché sia più difficile per i tedeschi investire in Italia?”.

Tre problemi principali

Gli risponde Wolf Michael Kühne, avvocato e partner Dla Piper, individuando tre problemi principali: “Certezza delle regole, certezza del diritto, eccesso di burocrazia”. Inoltre, prosegue Kühne, “occorre sottolineare che strumenti come il partenariato pubblico privato o il project financing sono stati scarsamente utilizzati per lo sviluppo di progetti infrastrutturali di collegamento tra Germania e Italia. A tal riguardo sono felice che nel Def 2014 il governo Renzi abbia deciso di valorizzare questi strumenti”.

Quella dell’energia è una delle sfide che lega maggiormente questi due Paesi. Secondo Lorenzo Bini Smaghi, presidente di Snam, anch’egli intervenuto nel corso del Forum: “Come si fa a investire in un’Italia che discute di uscire dall’euro?”. Sul piano energetico, “questa è divenuta importante in Ue, ad esempio perché non abbiamo risorse di shale gas – o sono presenti in regioni difficili da sfruttare – e quindi abbiamo uno svantaggio competitivo con gli Usa. Inoltre, siamo molto dipendenti dalle forniture russe e quindi chiamati a una diversificazione delle fonti. Infine, gli incentivi dati alle rinnovabili costano sempre più e serve un cambiamento”. La principale strada da seguire in questo contesto “è creare un vero mercato europeo dell’energia, ma servono regole e infrastrutture. In quest’ultimo caso, sarebbero necessari investimenti per 200 miliardi di euro al 2030, che porterebbero un vantaggio economico di 30 miliardi l’anno”.

La vicenda russo-ucraina

Gli fa eco Stephan Kohler, presidente dell’Agenzia tedesca dell’Energia (Dena): “L’Ue ha davanti sfide chiave, come nel caso del completamento del mercato unico in cui ogni cliente possa liberamente scegliere da chi ricevere energia. Per farlo servono reti e maggiori collegamenti tra frontiere”.

Anche alla luce degli obiettivi di Europa 2020 e della strategia di uscita dall’atomo, “la Germania sta puntando fortemente sul solare e abbiamo compreso come la tecnologia italiana in questo settore possa darci in futuro un importante contributo”.

La crisi ucraina è certamente uno dei fattori che spinge a fare di più: “Va però detto che la Russia si è sempre rivelato un partner affidabile di fornitura energetica. Servono comunque nuove vie di approvvigionamento e allo stesso tempo occorre puntare maggiormente sulle risorse interne, senza dimenticare le potenzialità del Gnl e quindi del Nord Africa come nuovo orizzonte presso cui rifornirci. Italia e Germania sono chiamate a collaborare su tutti questi punti fondamentali”.

Secondo Emanuele Gatti, presidente della Camera di commercio italiana per la Germania, infine: “Dobbiamo puntare a un’integrazione più profonda che coinvolga le infrastrutture industriali, energetiche, logistiche e finanziarie, ma che promuova anche una maggiore integrazione culturale basata sullo scambio e la condivisione di idee e conoscenze”.

Non poche, comunque, le esperienze tedesche di collaborazione in Italia, come certificano realtà quali Volkswagen o Bosch. Ma affinché queste relazioni si evolvano occorre costruire un ambiente di business appetibile. A provarci anche la Puglia, come descrive il governatore Nichi Vendola: “Nella nostra realtà abbiamo lavorato per costruire sistemi distrettuali che non prevedessero incentivi a pioggia, ma aiuti finalizzati a promuovere filiere e che unissero grandi e piccole realtà. Abbiamo messo su un ampio catalogo di incentivi che coinvolge tutti i tipi di impresa e che ha favorito l’internazionalizzazione”. Sul rapporto con la Germania il governatore aggiunge: “C’è una bilancia commerciale che vede la Puglia esportare in quel Paese circa 1 miliardi di euro in prodotti, mentre è di 700 milioni il valore sul percorso inverso”.

Italia, scelte difficili

Progetti e parole che potrebbero sembrare in controtendenza rispetto al momento storico ed economico che soprattutto l’Europa sta attraversando. Non di questo avviso Frank Walter Steinmeier, ministro degli Esteri tedesco: “Non dimentico che quindici anni fa la Germania era definita ‘il malato d’Europa’ trovandoci noi in una situazione economica difficile. Proprio per questo comprendo perfettamente le difficili scelte che si pongono dinanzi al premier Renzi e al suo governo. Avevamo 5 milioni di disoccupati e le nostre imprese non erano competitive. Capimmo di dover contrarre il debito, cambiare le strutture amministrative e spingere l’economia. Le riforme che abbiamo adottato sono state dure ma oggi ne siamo venuti fuori”.

Va detto che, come sottolinea il ministro, “non si possono esportare modelli”, ma in situazioni differenti, “ogni Paese deve trovare la sua strada, mentre la meta deve essere comune per gli Stati europei. Oggi in UE stiamo lasciando dietro la crisi dal punto di vista economico, ma non sociale e politico. Uno dei punti su cui intervenire urgentemente è ad esempio la disoccupazione giovanile”.

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