Uno studio realizzato dall’Università tecnica di Monaco ha dimostrato che, nonostante in Europa gli alberi delle foreste tendano a crescere più velocemente, a causa del cambiamento climatico, la densità del loro legno risulta minore. Ciò porta ad avere una minore performance in termini di cattura del carbonio, ma anche una maggiore fragilità del legno e a una riduzione del suo potere calorico, con svantaggi sia per il settore edilizio sia per quello energetico.

Lo studio precedente

Se già uno studio realizzato in precedenza aveva rilevato il fenomeno dell’aumento dei ritmi di crescita degli alberi, a scoprire la variazione nella densità del legno è stata la ricerca dell’Università di Monaco. L’analisi precedente aveva infatti valutato l’impatto positivo in termini di cattura del carbonio, non considerando la diminuzione delle performance dovuta alla minor densità.

Il metodo di ricerca 

Gli studiosi dell’Università di Monaco hanno analizzato i campioni di alberi di faggio, quercia o pino presenti nelle zone forestali più antiche d’Europa coprendo il periodo a partire dal 1870.

Riduzione della densità

Gli studiosi hanno scoperto che, con il passare degli anni, il legno ha diminuito progressivamente la sua densità. Da un’iniziale riduzione dell’8% si è passati, nel 1900, a un 12%. Contemporaneamente, a causa dell’innalzamento delle temperature, il volume di piante prodotte ogni anno è passato dal 29 al 100%. In sostanza oggi abbiamo più alberi ma il legno di cui sono fatti ha una densità minore.

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