L’UE si è posta l’obiettivo vincolante di raggiungere il net zero entro il 2050. Ciò richiede che gli attuali livelli di emissione di gas serra scendano a livello sostanziale nei prossimi decenni. Come passo intermedio verso la neutralità climatica, la strategia europea ha innalzato la sua ambizione climatica per il 2030, impegnandosi a ridurre le emissioni di almeno il 55%. Le proposte in materia di clima, energia e trasporti nell’ambito del cosiddetto pacchetto Fit for 55 allineano le leggi vigenti con gli obiettivi attesi entro le due date target.

Dell’evoluzione del policy framework globale ed europeo verso un sistema energetico sostenibile se ne è parlato al webinar organizzato da Ricerca sul sistema energetico – Rse che si è svolto il 6 aprile. Un momento di confronto sui temi legati alla transizione energetica, a partire dalle evidenze emerse dalla Cop26 che ha sottolineato la necessità di agire velocemente verso il net zero. La conferenza delle Nazioni Unite ha chiesto un’azione per il clima urgente e accelerata, rendendo il Green deal europeo più rilevante che mai. Tutto questo alla luce dell’ultimo rapporto dell’Ipccc, in cui la comunità scientifica pone nuove sfide legate all’innovazione e al progresso tecnologico per la decarbonizzazione.

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Mediterraneo hot spot del cambiamento climatico

Il confronto ha coinvolto ricercatori di Rse e autorevoli voci del mondo della ricerca e dell’industria, ponendosi come momento di riflessione sulle politiche energetiche degli enti governativi nazionali, comunitari e globali. Il percorso verso la decarbonizzazione ha target ambiziosi che non possono prescindere da azioni incisive di prevenzione e adattamento.

Sugli impatti del cambiamento climatico in Italia, è intervenuto Antonello Pasini, climate change scientist del Cnr. Gli scenari illustrati non sono gli stessi in tutte le aree del Pianeta. Esistono infatti punti caldi (hot spot), aree che si stanno riscaldando più rapidamente di altre con variazioni importanti nei valori medi e nella variabilità interannuale di temperatura e precipitazione. Nel bacino del Mediterraneo, in particolare, la temperatura media estiva è cresciuta di circa un grado negli ultimi cinquant’anni, parallelamente all’aumento del rischio di ondate di calore, eventi estremi e, secondo le previsioni, si prospettano nel prossimo futuro precipitazioni in diminuzione addirittura del 50%.

clima
Nell’immagine, un momento del webinar.

I climi mediterranei, caratterizzati da estati calde e secche, sono particolarmente vulnerabili ad un calo nella precipitazione invernale, motivo per il quale sono un hot spot del cambiamento climatico. Le variazioni registrate in tali parametri possono avere, oltre che sulla salute umana, effetti decisivi sugli ecosistemi, sulle produzioni agricole, sulla disponibilità di risorse idriche e sul rischio idrogelogico.

Cop26: obiettivi su clima e ricerca scientifica

La Cop26 di Glasgow ha mantenuto vivo l’obiettivo del contenimento della temperatura entro 1,5 gradi chiedendo un’accelerazione dell’azione per il clima, comprese la graduale eliminazione dei combustibili fossili, il sostegno finanziario all’adattamento ai cambiamenti climatici nei Paesi in via di sviluppo e l’arresto della deforestazione entro il 2030.

Il regolamento dell’Accordo di Parigi, finalizzato a Glasgow, è quello di facilitare ulteriormente i mercati del carbonio e la collaborazione internazionale sulla riduzione delle emissioni. Sebbene il discorso tra governi e istituzioni multilaterali sia andato oltre la discussione sulla necessità di raggiungere emissioni nette zero entro il 2050, c’è ancora molto lavoro da fare per determinare come raggiungere questi obiettivi. La collaborazione fa parte della soluzione: discussioni trasparenti e costruttive tra decisori politici, attori economici e società civile sono fondamentali per giungere a soluzioni equilibrate. La cooperazione intersettoriale aiuterà a decarbonizzare la produzione di beni e servizi.

Collaborazione e confronto professionale sono le parole d’ordine che devono muovere la ricerca d’impatto e i settori della regolazione e della policy, nel fare cerchio comune e consentire un’azione efficace. Lo ha sottolineato Michele de Nigris, direttore sviluppo sostenibile e fonti energetiche di Rse: “Una ricerca di qualità è sottoposta al continuo fact checking, trasparente e validante, basata su dati sperimentati e che viene comunicata con il linguaggio più appropriato. Una collaborazione di prossimità con le realtà d’interesse locale, comunità energetiche, cluster regionali, ordini professionali e associazioni di categoria”.

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Pacchetto Fit for 55 e riflessi geopolitici sul mercato energetico

Nell’ambito del pacchetto Fit for 55, la Commissione EU ha proposto una revisione dell’Emission trading system, che mira a garantire che i settori coperti dall’Ets riducano del 61% le emissioni di gas serra entro il 2030, rispetto al 43% del quadro attuale. Ogni settore deve contribuire attivamente se l’Europa vorrà puntare a diventare il primo continente a impatto climatico zero entro il 2050. Tuttavia, è necessario evitare il trasferimento dei siti di produzione industriale in Paesi con standard ambientali meno rigorosi, poiché questo minerebbe la maggiore ambizione.

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Alla luce della crisi geopolitica tra Russia e Ucraina, la Commissione EU ha proposto a marzo lo schema di un piano per rendere l’Europa indipendente dai combustibili fossili russi ben prima del 2030, a cominciare dal gas. Questo piano delinea anche una serie di misure per rispondere all’aumento dei prezzi dell’energia e per ricostituire le scorte per il prossimo inverno. REPowerEU cercherà di diversificare le forniture di gas, accelerare l’introduzione di gas rinnovabili e sostituire il gas nel riscaldamento e nella produzione di energia. Secondo le previsioni, questa strategia potrà ridurre la domanda di gas russo di due terzi entro la fine dell’anno corrente.

Rse

È dunque necessario un approccio equilibrato e di sistema che possa conciliare la gestione delle azioni di mitigazione al cambiamento climatico e la politica ambientale. Questo quadro deve supportare un uso integrato delle risorse primarie e secondarie e combinare l’efficienza energetica e dei materiali nella transizione ecologica. Attraverso tali iniziative, così com’è stato messo in luce al webinar, il Green deal europeo continuerà ad essere il catalizzatore e il facilitatore di politiche climatiche per raggiungere gli obiettivi stabiliti nell’Accordo di Parigi e alla Cop26.

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Freelance nel campo della comunicazione, dell’editoria e videomaker, si occupa di temi legati all’innovazione sostenibile, alla tutela ambientale e alla green economy. Ha collaborato e collabora, a vario titolo, con organizzazioni, emittenti televisive, web–magazine, case editrici e riviste. È autore di saggi e pubblicazioni.