Il futuro dei rifiuti umidi tra compost e bioraffinerie

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Raccolta RifiutiSfruttare le “grandi potenzialità industriali” legate al biometano, favorire l’utilizzo del compost in agricoltura e prevedere il su inserimento negli acquisti verdi della Pubblica Amministrazione, realizzando nei prossimi 5 anni almeno 20 nuovi impianti di trattamento dei rifiuti umidi e da frazione verde nelle aree del centro-sud Italia, “a partire da Roma”, perseguendo modelli innovativi come quello delle “bioraffinerie”.

Questo il messaggio lanciato dal Presidente del Consorzio italiano compostatori, Alessandro Canovai, in occasione delle celebrazioni per i 25 anni di attività del CIC. La necessità di nuove infrastrutture è legata alle previsioni sul prossimo futuro. Nel 2025, infatti, si stima che, con un servizio di raccolta esteso a tutti i comuni italiani, 9 milioni di tonnellate di rifiuto organico entreranno nel circuito della raccolta differenziata, con ricadute positive sul fatturato e gli occupati del settore, spiega il CIC in una nota, che potrebbero raggiungere rispettivamente 2,4 miliardi di euro (rispetto a 1,7 mld di euro attuale) e 13.000 addetti (rispetto ai 9.000 di oggi).

Lo scenario attuale e i dati storici

Guardando alla situazione attuale, invece, la raccolta differenziata della frazione organica (cioè quella umida sommata a quella del verde urbano) è oggi il primo settore per raccolta differenziata in Italia, con un livello del 43% (+10% l’anno in media dal 2007, secondo i dati del Consorzio).

Per quanto riguarda i risultati ottenuti negli ultimi 25 anni, infine, sono state prodotte nel complesso 23,5 milioni di tonnellate di ammendanti compostati, che hanno reso disponibili 300.000 tonnellate di azoto, 190.000 di potassio e 170.000 di fosforo sul mercato dei fertilizzanti. L’utilizzo di questo compost in sostituzione di altri prodotti per la fertilizzazione, dunque, ha portato a una riduzione dei costi di circa 650 milioni di euro nel settore agricolo, sottolinea il CIC.

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Redazione
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