New Fortress Energy: il castello di carta del GNL

Bilanci truccati, il collasso operativo dell’impianto GNL di Altamira in Messico, fuga da un secondo impianto messicano, incapacità di rimborsare i propri creditori per oltre cinque miliardi di dollari. Sono gli elementi contenuti in una recentissima analisi della IEEFA che ha passato in rassegna i documenti rilasciati dalla U.S. Securities and Exchange Commission (SEC) sulle sorti della statunitense New Fortress Energy (NFE) guidata da Wes Edens.

Il progetto di Altamira nasceva con l’ambizione di trasformare il gas naturale economico proveniente dagli USA in GNL da esportare rapidamente sui mercati globali, sfruttando la tecnologia Fast LNG per bypassare i lunghi tempi di costruzione dei terminali tradizionali. L’obiettivo era generare profitti immediati servendo la domanda europea e asiatica, posizionando la NFE come un player rivoluzionario nel settore energetico.

Certo è che la notizia sulla ristrutturazione del debito della NFE non ha colto di sorpresa nessuno: durante gli ultimi quattro trimestri la NFE ha perso 1,3 miliardi di dollari senza per questo generare flussi di cassa. Ma forse lo sbigottimento degli investitori deriva dal fatto che non ci si aspettava un crollo del titolo così spettacolare: dai 60 $ ad azione del 2022 è sceso questa settimana a 69 centesimi dopo il rilascio dei dati sulla compagnia.

Il piano di ristrutturazione del debito, che richiede l’approvazione di un tribunale fallimentare statunitense, prevede il taglio del carico debitorio da 5,7 miliardi a 527 milioni di dollari, a patto che la proprietà di maggioranza passi ai suoi ex creditori. Se NFE non onorerà i prestiti, consegnerà semplicemente il progetto incompiuto ai creditori, il che rende remota l’ipotesi di una ripartenza dell’impianto di Altamira nei prossimi anni.

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Il peccato originale della NFE mette in luce l’approssimazione con cui sono stati gestiti sia i bilanci che gli aspetti tecnologici del mega progetto GNL messicano. In dieci anni di attività, NFE ha accumulato un debito ‘monstre’ da 8,9 miliardi di dollari senza mai produrre un solo centesimo di cassa. Eppure, tra il 2020 e il 2025 l’azienda è riuscita a staccare dividendi per oltre un miliardo di dollari, blindando i patrimoni dei vertici aziendali e dei loro familiari mentre la società colava a picco.

I quattro pilastri del dissesto

Sulla base dei dati rilasciati ufficialmente, gli analisti della IEEFA hanno rilevato quattro retroscena sul dissesto della New Fortess Energy.

  1. Gestionale fallimentare. Il piano di ristrutturazione del debito annunciato il 17 marzo scorso ha sollevato il velo su una gestione aziendale segnata da errori sistemici. Dunque, non i dati di una crisi passeggera, ma la conferma di fallimenti operativi e amministrativi profondi, che hanno reso inevitabile l’intervento dei tribunali fallimentari per evitare il collasso totale del gruppo.

  2. Taglio del debito e insolvenza. Con una perdita di 1,3 miliardi di dollari nell’ultimo anno, NFE è stata costretta a un piano di salvataggio estremo: un abbattimento del debito del 90%, da 5,7 miliardi a soli 527 milioni. Non è un regalo, ma uno swap finanziario cosiddetto ‘debt-for-equity’: i creditori cancellano il debito in cambio della maggioranza assoluta, prendendo il controllo dei resti di un’azienda che non ha mai generato cassa.

  3. Falsi in bilancio. I documenti della SEC rivelano pervasive misstatements: una sistematica distorsione dei dati finanziari per occultare il dissesto del gruppo. E nel frattempo, tra il 2020 e il 2025, la società ha drenato oltre un miliardo di dollari in dividendi verso azionisti e insider, svuotando le casse aziendali appena prima del collasso.

  4. Fuga dal Messico. Il fallimento tecnico dell’unico impianto GNL operativo in Messico (Altamira), caratterizzato da costi insostenibili e perdite di gas record, ha segnato la fine delle ambizioni di NFE nel Paese. Il risultato è la fuga dal secondo impianto messicano, un asset parzialmente completato ma ormai privo di valore, che verrà abbandonato nelle mani dei creditori come un guscio vuoto.


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