Italia, futuro energetico a basse emissioni con la fusione nucleare

Focus sul rapporto Nuclear Energy Innovation Outlook del politecnico di Milano

Il panorama energetico mondiale è orientato a una decisa decarbonizzazione, rendendo il contributo dell’energia nucleare “inevitabile” per garantire la soglia di 1,5°C. Secondo gli scenari Iea analizzati nel Nuclear Energy Innovation Outlook del politecnico di Milano, l’energia nucleare è destinata a raddoppiare la sua quota nel mix energetico globale. La sua incidenza, che si attestava al 5% nel 2024, è proiettata a raggiungere un range compreso tra il 7% e il 14% entro il 2050 nello scenario net zero emissions (Nze). Contestualmente, si prevede anche un forte aumento delle energie rinnovabili, che passano dal 13% fino 70% nello stesso periodo.

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Evidenza chiave: nucleare in crescita per il 2050

Il report fornisce un quadro dettagliato delle traiettorie energetiche.

  • Gli scenari Iea indicano una crescita lieve dei consumi energetici totali nei modelli a politiche correnti o dichiarate (Cps e Steps), mentre lo scenario Nze prevede un calo, grazie a maggiore efficienza ed elettrificazione. A livello di capacità in costruzione al 2025, la Cina si conferma leader, con ben 28 impianti per una capacità complessiva di 29,6 GW.
  • Unione Europea. Gli scenari Entso-E mostrano una forte crescita della capacità elettrica totale UE, stimata in un aumento del 350-380% entro il 2050. La capacità nucleare esistente avrà un destino duplice: si dimezzerà nello scenario distributed energy (47 GW) ma rimarrà stabile in quello global ambitions (105 GW). In ogni caso, è prevista una crescita eccezionale delle rinnovabili (fino +389%).

La rinascita nucleare italiana: Ddl e Pniec

L’Italia sta ponendo le basi per un potenziale ritorno all’energia nucleare, focalizzato in particolare sulle tecnologie di nuova generazione. Il Disegno di Legge sul nucleare è stato approvato in via definitiva dal Consiglio dei Ministri (CdM) a ottobre 2025 e trasmesso al Parlamento. Il Ddl delega il Governo ad adottare, entro 12 mesi dall’entrata in vigore, i decreti legislativi necessari per il ritorno dell’energia nucleare. Gli oggetti della delega includono:

  • il Programma Nucleare Nazionale
  • la ricerca e sviluppo nella fissione e fusione
  • Il quadro normativo-regolatorio e l’integrazione nel mercato.
  • modalità di sostegno e incentivazione (come i meccanismi CfD e Rab).

Per sostenere queste iniziative, è prevista una dotazione finanziaria di 20 milioni di euro all’anno per tre anni (2027, 2028 e 2029) e 7,5 milioni di euro per la campagna di informazione (2025 e 2026).

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Il Pniec 2024 prevede un aumento della capacità nucleare italiana dal 2035 al 2050, includendo anche la fusione. Le stime di installazione sono ambiziose, ma ritenute credibili solo in presenza di un quadro regolatorio chiaro entro il 2026-2027 e di un’adeguata accettazione sociale:

  • 2035: installazione di 1 Smr da 400 MWe
  • 2050: installazione di 15-20 nuovi reattori tra il 2035 e il 2050 per una capacità di 6,7 GWe, oltre a 10-15 Amr aggiuntivi per la cogenerazione ad alta temperatura (1,3 GWe).

Innovazione tecnologica: l’era dei reattori modulari (Smr/Amr)

La spinta verso il nucleare è guidata dalle tecnologie di nuova generazione, in particolare i reattori modulari di piccola taglia (Smr) e i reattori modulari avanzati (Amr).

 

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Gli Smr sono derivati dai reattori convenzionali raffreddati ad acqua leggera (Lwr), mentre gli Amr rappresentano le filiere innovative di IV generazione, con possibili variazioni nel refrigerante (metalli liquidi, gas, sali fusi). Gli Amr consentono anche la cogenerazione ad alta temperatura (300-1.200°C) e il potenziale riutilizzo del combustibile esaurito. A livello globale, sono in fase di sviluppo 99 design di Smr e Amr al 2025, con finanziamenti che ammontano a circa 13,3 miliardi di dollari (circa 11,5 miliardi di euro).

La filiera italiana e le sfide della supply chain

Per supportare la nuova strategia nucleare, la supply chain ricopre un ruolo fondamentale. La filiera nucleare è strutturata in 6 livelli (tier), dove i primi tre riguardano la tecnologia del reattore e i componenti principali, mentre i livelli inferiori (4-6) si occupano di altre componenti e materie prime. Le imprese italiane mostrano un elevato interesse: il 69% dei partecipanti a un questionario si è detto disponibile ad adattare le proprie forniture per la filiera di Smr e Amr.

Tuttavia, gli operatori segnalano alcune fasi critiche per la realizzazione di impianti nucleari in Italia, tra cui:

  • quadro normativo e autorizzativo: necessità di definire enti competenti per il licensing e i processi autorizzativi prima del 2030
  • fabbricazione di componenti chiave: l’Italia possiede know-how per forgiati pesanti e turbomacchine, ma sarebbe inizialmente dipendente dall’estero per la fornitura della tecnologia del reattore.
  • qualifica delle componenti: la verifica della conformità agli standard nucleari (nuclear grade) è un’attività costosa in termini di tempo e denaro e rappresenta un potenziale collo di bottiglia a livello globale in fase di espansione del mercato.
  • ciclo del combustibile: la fase di front-end (fornitura e materie prime) risulta totalmente dipendente dall’estero.

In conclusione, il nucleare, in particolare attraverso le nuove tecnologie modulari, viene individuato come un pilastro essenziale per il raggiungimento degli obiettivi climatici globali. L’Italia, con il Ddl Nucleare e i target del Pniec, si sta preparando a rientrare in questo scenario, consapevole delle sfide normative e di filiera ancora da superare.

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