Idrogeno: l’Italia accelera verso il mercato

Osservatorio di Intesa Sanpaolo e H2IT

Il settore dell’idrogeno in Italia ha ufficialmente completato il suo passaggio dalla fase di pura sperimentazione a quella di una concreta realizzazione industriale. Secondo i dati emersi dall’osservatorio realizzato dal Research Department di Intesa Sanpaolo in collaborazione con H2IT e l’Innovation Center della banca, l’ecosistema nazionale si presenta oggi solido, tecnologicamente avanzato e fortemente proiettato verso una crescita strutturale che vedrà il suo culmine nel 2026.

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Foto di Terry Vlisidis su Unsplash.

L’indagine, che ha mappato 79 imprese attive lungo l’intera catena del valore, scatta una fotografia di un comparto che, pur avendo un’età media di soli otto anni, dimostra già una notevole maturità e una forte capacità di generare ricavi.

Un comparto che genera valore e guarda all’estero

Attualmente, quasi il 60% delle aziende coinvolte nella filiera trae già profitti diretti dalle attività legate all’idrogeno, una quota che sale significativamente fino a toccare i due terzi nel comparto manifatturiero. La proiezione internazionale rappresenta un altro pilastro fondamentale per la tenuta del settore: il fatturato generato con clienti esteri costituisce mediamente il 46% del totale, arrivando a rappresentare il 60% per le imprese che si occupano di produzione e componentistica.

Questa forte vocazione all’esportazione conferma come le competenze italiane siano competitive e capaci di confrontarsi con i principali partner europei.

Investimenti massicci e fiducia nel prossimo biennio

Le prospettive per il futuro prossimo appaiono decisamente incoraggianti, con oltre il 90% delle imprese che dichiara di attendersi un aumento del fatturato entro il 2026. In particolare, nel settore manifatturiero circa un terzo delle realtà prevede una crescita dei ricavi compresa tra il 10% e il 50%, mentre le aziende di servizi mantengono un atteggiamento più cauto.

Parallelamente ai ricavi, anche gli investimenti sono destinati a una rapida ascesa: l’85% del campione ha pianificato un incremento delle risorse finanziarie per il 2026, e per oltre un quarto delle imprese tale aumento supererà la soglia del 25%. Molte di queste iniziative sono già in fase avanzata o in costruzione, procedendo in piena sintonia con le scadenze dettate dal Pnrr.

Idrogeno: innovazione tecnologica e trasformazione digitale

L’ecosistema dell’idrogeno si distingue per un profilo tecnologico di altissimo livello, con quasi un terzo delle aziende che ha già depositato o è in procinto di presentare brevetti. Il 70% delle imprese dispone di un reparto interno dedicato esclusivamente alla ricerca e sviluppo, investendo costantemente nella formazione di nuovi profili tecnici e junior per colmare il fabbisogno di competenze specifiche.

Notevole è anche l’integrazione delle tecnologie digitali e 4.0: circa tre quarti delle realtà aziendali hanno adottato soluzioni avanzate come il cloud, l’intelligenza artificiale, l’Internet of Things e sistemi complessi di integrazione dei dati. Per quanto riguarda le fonti di finanziamento, sebbene l’autofinanziamento rimanga la via principale, si registra una crescita significativa del ricorso ai fondi pubblici, passati dal 22% al 37% grazie al successo nella partecipazione a bandi regionali ed europei.

Le sfide per la creazione di una domanda solida

Nonostante l’ottimismo e la solidità dell’offerta, il settore deve ancora affrontare ostacoli critici legati principalmente a una domanda di mercato giudicata ancora debole e a un quadro normativo che non viene percepito come del tutto chiaro. Le imprese chiedono a gran voce una strategia nazionale più strutturata e strumenti di sostegno che incentivino il consumo di H2O, ritenendo che gli obiettivi del Piano Nazionale Integrato Energia e Clima al 2030 siano raggiungibili solo se supportati da interventi politici incisivi.

La sfida principale per i prossimi anni consisterà proprio nel bilanciare le ambizioni climatiche con la competitività industriale, seguendo la scia del Clean Industrial Deal europeo per consolidare la sovranità tecnologica del Paese.

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