Per il 34% degli operatori di settore il rischio del coinvolgimento delle organizzazioni criminali nelle attività di bonifica delle discariche esiste. Il 19,5% ritiene che l’obbligatorietà dell’iscrizione in white list e i controlli preventivi in fase di gara siano efficaci per evitare eventuali infiltrazioni mafiose. A rivelarlo è il report Il lungo cammino delle bonifiche elaborato dall’ufficio del commissario unico per la realizzazione degli interventi necessari all’adeguamento alla normativa vigente delle discariche abusive presenti sul territorio nazionale, il generale Giuseppe Vadalà.

I risultati sono stati presentati il 26 ottobre alla sala stampa della Camera dei deputati alla presenza di rappresentanti delle istituzioni e di tecnici che hanno partecipato alla redazione del documento.

Gli operatori di settore: i dati sui rischi di pratiche illecite

Il lavoro d’analisi è stato predisposto dall’ufficio del commissario, in collaborazione con l’Albo nazionale gestori ambientali, attraverso la somministrazione di un questionario anonimo sui rischi di pratiche illecite e corruttive nella filiera delle bonifiche dei siti inquinati. Tale formulario è stato sottoposto alle società iscritte nella categoria 9 dell’Albo gestori ambientali, ovvero le imprese che effettuano la bonifica di siti.

Sul fronte delle pratiche illegali lungo la filiera, circa il 36% lo ritiene un rischio inesistente a fronte di circa il 27% che lo considera presente: “Si potrebbe aggiungere che, contrariamente a quanto accade in altri settori, la percezione tutto sommato positiva rispetto ai rischi di illegalità potrebbe lasciare spazio ai professionisti degli illeciti ambientali, come dimostrano le cronache giudiziarie”, si legge a commento.

La causa principale dei ritardi nelle bonifiche dei siti inquinati non sarebbe dovuta all’eccessiva farraginosità della normativa. Per il 57% degli interpellati la norma è complessa ma applicabile e per il 36% è adeguata ed efficiente, a condizione che ci siano in campo professionalità, tecnologie ed expertise specifiche. Per il 93% delle società la norma funziona e la sua natura complessa è frutto di una fisiologia che, in ogni caso, non giustificherebbe i ritardi eccessivi.

Un coordinamento nazionale per l’attività di bonifica delle discariche

Il rapporto, introdotto da Salvatore Micillo, componente della commissione Ambiente alla Camera, scaturisce dall’azione quotidiana che vede la task force del commissario all’opera sulle discariche abusive in infrazione. L’importanza del documento è stata rimarcata dal presidente della Camera dei deputati, Roberto Fico, intervenuto in videomessaggio: “Ribadisco l’impegno del Parlamento a creare, anche attraverso gli opportuni interventi legislativi, le condizioni affinché il percorso di bonifica prosegua in modo celere. Al tempo stesso, la soluzione del problema delle discariche passa attraverso un ripensamento radicale della logica del ciclo dei rifiuti, secondo i principi dell’economia circolare”.

Un profilo di rischio qualitativo per il risanamento dei siti inquinati

Lo studio mappa per la prima volta un profilo di rischio qualitativo per gli interventi di risanamento dei siti inquinati. Nel dettaglio si prefigura un coordinamento nazionale dell’attività di bonifica, procedure specifiche per i controlli, la redazione di un’accountability regolare e la verifica cadenzata delle tempistiche.

Gli strumenti posti in essere per organizzare le attività di prevenzione sono stati: l’aumento del livello di conoscenza tecnica; l’aumento dei livelli di concorrenza e di trasparenza attraverso il ricorso pubblico al mercato, anche nella fase di scelta delle stazioni appaltanti; il controllo nella fase di esecuzione del cantiere, dopo l’aggiudicazione dei lavori con il regime delle white list, oggi green list; l’approfondimento informativo previsto dal protocollo stipulato con la direzione Antimafia e Antiterrorismo; la redazione del Piano triennale anticorruzione.

Il risanamento delle discariche in risposta all’infrazione europea

Il percorso illustrato in conferenza stampa è iniziato nel 2017 quando il Governo diede incarico all’Arma dei Carabinieri e al Commissario unico di Governo di svolgere la missione di bonificare e mettere in sicurezza 81 siti di discarica abusivi, a seguito della sentenza di condanna sanzionatoria della Corte di giustizia dell’Unione Europea del 2 dicembre 2014. Fin dall’inizio, come ha ricordato il generale Vadalà, “l’attività di risanamento dei siti doveva necessariamente essere affiancata da una altrettanto necessaria attività di prevenzione delle illegalità diffuse, di corruzione e anche di infiltrazioni criminali in un settore di spesa pubblica obbligatoria”.

discariche
Fonte: rapporto “Il lungo cammino delle bonifiche”

Il mandato del Governo è stato quello di minimizzare la sanzione semestrale di 42,8 milioni di euro con un processo virtuoso decrescente con l’avanzare delle bonifiche, disinquinare i territori e, di conseguenza, elevare il livello di salubrità dell’ambiente e quello di salute dei cittadini. Sanzione che oggi, dopo sette anni di lavoro da parte prima del ministero della Transizione ecologica e poi del commissario di Governo, è stata minimizzata a 5,8 milioni di euro con 52 siti bonificati su 81.

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Massimo Boddi
Freelance nel campo della comunicazione, dell’editoria e videomaker, si occupa di temi legati all’innovazione sostenibile, alla tutela ambientale e alla green economy. Ha collaborato e collabora, a vario titolo, con organizzazioni, emittenti televisive, web–magazine, case editrici e riviste. È autore di saggi e pubblicazioni.