Greenpeace a Milano contro i finanziamenti alle fossili di Intesa Sanpaolo

In Via Giuseppe Verdi, la sede della banca è stata assaltata dagli attivisti di Greenpeace con foto e cartelli di protesta

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In via Giuseppe Verdi a Milano, la sede di Intesa Sanpaolo è stata assaltata dagli attivisti di Greenpeace. Non è una nuova edizione nostra della Casa di carta ma un intervento scenografico come la nota Associazione ambientalista è usa fare per denunciare i finanziamenti alle fonti fossili dell’istituto di credito.

Nel mirino i finanziamenti alla multinazionale indiana Adani, registrata come tra le compagnie più inquinanti al mondo. La compagnia indiana sta portando avanti un progetto di sfruttamento del giacimento minerario Galilee in Australia, considerata dalla associazione “una vera e propria bomba climatica”.

Con gli incendi devastanti nel continente dell’Oceania, in parte ancora in essere, sono proprio le immagini della devastazione degli incendi su piante e animali in Australia ad accompagnare gli striscioni: “Basta soldi al carbone – L’Australia brucia”.

Intesa Sanpaolo, si legge nella nota di Greenpeace, ha concesso alla multinazionale indiana due prestiti del valore complessivo di 78 milioni di euro che potrebbero essere utilizzati dall’azienda anche per il progetto Carmichael.

“In un periodo così delicato, gli investimenti degli istituti finanziari giocano un ruolo fondamentale nell’accelerare o contrastare la crisi climatica, e Intesa Sanpaolo al momento si trova decisamente dalla parte sbagliata della barricata“, dichiara Luca Iacoboni, responsabile campagna energia e clima di Greenpeace Italia. “L’istituto finanziario italiano dichiara investimenti nelle fonti verdi, ma al contempo continua a finanziare carbone, gas e petrolio, primi colpevoli dell’attuale crisi climatica. Chiediamo al gruppo torinese di chiudere con quelle aziende, come Adani, che stanno mettendo a rischio il nostro stesso Pianeta”, conclude Iacoboni.

C’è chi lo ha fatto. Lo scorso giugno, l’istituto francese Credit Agricole ha stabilito un arresto completo agli investimenti in società che intendono espandere il carbone, Adani inclusa. Una scelta che presto Intesa Sanpaolo dovrà compiere, in un verso o in un altro. Intanto ad oggi è molto impegnata nell’ Ops (Offerta pubblica di scambio) a Ubi.

Il Carmichael, cosa è il progetto più controverso di Adani in Australia

Il progetto di Adani contestato dalle associazioni ambientaliste nel mondo è il Carmichael. Si tratta potenzialmente della più grande miniera di carbone a cielo aperto australiana, tra le più estese al mondo.

Il progetto prevede 60 milioni di tonnellate di carbone all’anno per sessant’anni: equivalente a 4,6 miliardi di tonnellate di CO2. Una minaccia anche per la Grande barriera corallina. Un’opera da 11 miliardi di euro, per cui servono finanziatori, ma le campagne degli ambientalisti internazionali su banche e assicurazioni stanno riuscendo a rendere difficile il reperimento dei capitali necessari. Sono già 40 le principali banche al mondo che hanno negato il finanziamento diretto al progetto, ma molte continuano a finanziare l’azienda.

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