Frenata di investimenti in efficienza energetica per l’industria

L’ultimo rapporto dell’Energy strategy group della Scuola di management del Polimi mostra la preoccupante situazione del comparto. I trasporti come volano per la ripartenza

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efficienza-energetica-600x450La frenata degli investimenti in efficienza energetica dell’industria italiana, è dovuta, secondo Davide Chiaroni, vice direttore dell’Energy & strategy group che ha esposto i dati della decima edizione del “Digital energy efficiency report 2020” prodotto dall’Energy & strategy group della School of management del politecnico di Milano. “Al mancato cambio di passo del comparto dell’efficienza energetica industriale in Italia”.

Due sono i fattori che hanno portato il Sistema Italia a inchiodare: la saturazione del mercato interno per quelle tecnologie che avevano rappresentato i motori della crescita (sistemi di illuminazione e di combustione, cogenerazione) e l’incapacità di esprimere appieno il proprio potenziale per le nuove soluzioni legate ai processi produttivi e ai sistemi di gestione.

“Le ragioni di questo insuccesso sono almeno tre,” spiega Chiaroni “tra loro correlate: un quadro normativo poco chiaro, la difficoltà degli operatori a cogliere le opportunità legate alla digitalizzazione dei processi e al nuovo mercato della flessibilità e il fatto che si sia arrestata la loro crescita, sia in numero che in ‘maturità’. È possibile invertire la rotta? Certamente sì, in particolare esplorando nuove vie, come quella dell’efficienza nei trasporti”.

I dati della frenata degli investimenti 

Nel 2019 abbiamo avuto più di 2,5 miliardi di euro di investimenti, con un incremento del 1,9% rispetto al 2018 quando la crescita era stata del 4,1% mentre nel 2017 era salita addirittura del 12,0% Dei 2,5 miliardi investiti lo scorso anno, circa il 90% è stato destinato all’hardware e la quota del software, pari al 7,5%, è riferita al controllo e monitoraggio delle prestazioni nei cicli produttivi.

A fronte del 32,4% del consumo energetico nazionale pertinente al trasporto in generale, il trasporto stradale, merci e passeggeri, vale l’83% per il totale del consumo energetico, seguito da aviazione, navigazione e ferrovie. Nell’ultimo decennio abbiamo registrato un calo di circa il 10% dei consumi totali; di questi la quasi totalità, il 91,8% proviene da prodotti petroliferi; poi le Fer, 3,7%, gas naturale per il 2,8% e chiude l’energia elettrica, prodotta da fonti fossili, con l’1,6%.

La ricerca, effettuata su oltre 150 imprese e operatori del settore, ha riguardato gli investimenti effettuati nell’hardware e nel software sull’efficienza energetica, le Esco, la normativa, la flessibilità e l’efficienza nei trasporti.

Il cambiamento deve partire dalle infrastrutture dei trasporti

Gli ultimi anni hanno visto la lenta ma continua sostituzione dei mezzi più inquinanti con quelli meno impattanti. Più che i veicoli, la transizione dovrà riguarda le infrastrutture e per questo dei 22,7 miliardi di investimento previsti entro il 2033, il 60% sarà destinato a metropolitane, tram e il trasporto rapido di massa che porteranno alla creazione di 110.000 posti di lavoro.

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