Lo scorso 28 ottobre ha preso il via “A line in the sand – The New  Plastics Economy”, un’iniziativa promossa dalla Ellen MacArthur Foundation e dalla New Plastics Economy (realtà legata alla fondazione) in collaborazione con il Programma per l’ambiente delle Nazioni Unite. Il progetto mira a coinvolgere gli stakeholder del settore industriale in un percorso virtuoso volto allo sviluppo di una gestione circolare della plastica, con un focus particolare sul packaging. L’idea è quella di favorire lo sviluppo di una “New Plastic Economy” incentrata sulla lotta all’inquinamento generato da questo materiale e sul raggiungimento di risultati tangibili, fissati da target che saranno aggiornati ogni 18 mesi. Tra i tanti soggetti che aderiscono al progetto c’è anche la società italiana di gestione del risparmio Etica Sgr, che contribuisce a questo percorso in due modi: da un lato promuovendo tra le realtà in cui investe awareness sull’iniziativa, dall’altro incoraggiando l’adesione e l’individuazione di obiettivi di riduzione dell’uso di plastica al 2025.

Insieme ad Aldo Bonati, corporate engagement and networks manager del gruppo, abbiamo approfondito alcuni aspetti di questo approccio virtuoso alla plastica e più in generale l’impatto economico dell’esponenziale aumento di questo materiale negli ecosistemi marini.

Cosa prevede nello specifico l’accordo? Quali realtà hanno aderito? Quando Etica Sgr è diventata parte all’iniziativa?

Etica Sgr ha aderito a questa iniziativa fin dall’inizio, nell’ottobre del 2018. Il progetto, guidato dalla Ellen MacArthur Foundation, richiede ai partecipanti di assumersi un impegno nella lotta all’inquinamento da plastica, in accordo con la visione del New Plastics Economy Global Commitment, lanciato dalla fondazione insieme al dipartimento Ambiente dell’Organizzazione delle Nazioni Unite. L’obiettivo è quello di intraprendere un percorso volto a promuovere una gestione sostenibile dei rifiuti in plastica, e più in generale un approccio green a questo materiale, fissando degli obiettivi concreti al 2025. Nello specifico il progetto intende raggiungere tre risultati: supportare le realtà aderenti a eliminare la plastica superflua, adottando modelli circolari; introdurre innovazioni all’avanguardia in modo che tutta la plastica sia pensata per essere riutilizzata, riciclata o compostata in modo sicuro; e mettere in circolo la plastica frutto di filiere sostenibili. Attualmente circa 200 soggetti hanno già aderito all’iniziativa. Si tratta di aziende quotate e non quotate che, insieme, rappresentano il 20% di tutti gli imballaggi di plastica usati globalmente. Oltre a queste realtà anche 16 enti governativi hanno deciso di unirsi al progetto.

Qual è in particolare il vostro contributo al progetto?

Il nostro ruolo nel progetto è stato quello di promuovere tutte le iniziative volte a ridurre l’inquinamento da plastica nelle aziende in cui investono i nostri fondi etici. In sostanza incoraggiamo altri soggetti a intraprendere questo percorso green, diffondendo awareness su questa iniziativa e invitando concretamente queste realtà a sottoscrivere gli impegni fissati dal progetto. Ci sono alcune aziende del portfolio di Etica Sgr che hanno già dato la loro adesione. Ad esempio un’impresa italiana in cui investono i nostri fondi si è impegnata, da un lato, ad aumentare del 30%, rispetto al valore registrato nel 2017, il volume della plastica raccolta per il riciclo entro il 2025, dall’altro, a incrementare i volumi di plastica riciclata del 70% entro quella stessa data. Altre aziende in cui investono i fondi di Etica Sgr sono grandi multinazionali del settore dei packaging goods. Molte di queste imprese hanno assunto l’obiettivo di adottare il 100% del packaging riutilizzabile, riciclabile o compostabile entro il 2025. Con l’attività di engagement, Etica Sgr cerca di spingere le aziende sempre di più in questa direzione.

Facendo un primo bilancio, quali sono i risultati raggiunti finora nell’ambito del progetto?

I risultati sono significativi: oltre 200 aziende hanno preso degli impegni concreti. Inoltre le performance di ogni singola realtà saranno rendicontate anno per anno in un percorso di attuazione di impegni sempre più stringenti. Noi, come Etica Sgr, insieme ad altre 25 istituzioni finanziarie che partecipano al progetto, cercheremo di far salire il più possibile il numero delle società che si impegnano a contrastare l’inquinamento da plastica. Si tratta di una sfida molto impegnativa, che deve essere affrontata con il massimo impegno. Naturalmente è necessario che questo impegno vada di pari passo con una maggiore regolamentazione, perché spetta poi ai governi nazionali dei diversi Paesi concretizzare gli obiettivi.

Da un punto di vista economico qual è l’impatto che l’inquinamento da plastica genera in termini di danno all’ecosistema marino?

Il dipartimento ambientale delle Nazioni Unite ha stimato che i costi in termini di capitale naturale della presenza di rifiuti in plastica negli Oceani derivanti anche dall’industria della pesca, dal trasporto merci via mare, dal turismo e da altre industrie, si attestino intorno a un valore di circa 13 miliardi di dollari all’anno. È un dato importante, soprattutto se lo si mette in relazione con i dati di previsione sulla crescita dei rifiuti in plastica dispersi nell’ambiente che, entro il 2050, dovrebbero arrivare a sfiorare quota 12 miliardi di tonnellate.

Il problema è estremamente grave, come dimostrano anche i dati di un recente studio pubblicato sulla rivista scientifica Science Advances secondo cui, a partire dagli anni ’50 del XX secolo ad oggi, sono stati prodotti più di 8,3 miliardi di tonnellate di plastica. Di questa quantità solo il 30% è ancora in uso mentre, del quantitativo non più utilizzato, solo il 9% è stato riciclato. Un altro 12% di questa percentuale di plastica è stato invece incenerito, mentre ben il 79% si è accumulato negli ambienti naturali.

Gli effetti deleteri della plastica si manifestano inoltre in termini di alterazione della biodiversità degli ecosistemi, tra cui ovviamente quello marino. Solo per fare un esempio, circa il 75% dei rifiuti marini è rappresentato dalla plastica. Questi rifiuti contribuiscono a impattare negativamente anche dal punto di vista economico su queste zone. Per contrastare questa situazione molti Paesi hanno introdotto delle misure per ridurre l’utilizzo della plastica monouso e molte aziende stanno mettendo in atto programmi mirati su questo tema, mostrandosi sensibili alle pressioni delle associazioni non governative.

Quali sono in particolare le sfide più importanti che le aziende devono sapere affrontare in modo efficace?

La sfide per le imprese sono, oltre alla volontà di dare un contributo sul fronte della tutela ambientale, essenzialmente due: da una parte gestire al meglio la questione reputazionale, dall’altra far fronte ai nuovi obblighi regolamentari che vengono introdotti. La posta in gioco è alta, perché è legata alla competitività di queste aziende. Se da una parte le realtà industriali che producono materiali plastici più sostenibili registrano guadagni più alti, sia in termini economici sia in termini di brand image, quelle che non raccolgono la sfida legata a modelli produttivi green incontrano sempre maggiori criticità sul mercato, a causa anche della crescente richiesta di sostenibilità da parte dei consumatori.

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