Cosmesi, il trucco c’è e inquina

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Mare 2016Abbiamo sentito molto parlare dell’urgenza del problema dei rifiuti in mare a cominciare dall’isola galleggiante di sacchetti di plastica, in cui si incagliano ignari delfini. Ma la plastica può confluire anche da mezzi insospettabili: ad esempio la cosmesi. Difatti, se usiamo prodotti contenenti microplastiche, con il solo gesto di struccarci, immettiamo in mare microscopiche particelle, dalle più grandi di 5mm fino ad arrivare a dimensioni infinitesimali, che non possono essere fermate dai depuratori (quando presenti).

Queste particelle entrano in circolo con il placton e con esso in tutta la filiera alimentare” spiega a Canale Energia Maria Rapini del comitato direttivo Marevivoin questo modo ingeriamo componenti della plastica altamente tossici per la natura umana come gli ftalati o lo stalato che è anche una delle cause di sterilità”.

La plastica sfugge al controllo ed è per questo che l’associazione Marevivo sta supportando con il progetto “Mare Mostro” iniziative di divulgazione ed educazione ambientale nelle scuole, azioni di pulizia delle foci dei fiumi per prelevare la plastica prima che arrivi in mare e una proposta di legge numero 3852 a firma dell’Onorevole Ermete Realacci per vietare l’utilizzo di microplastiche nei cosmetici e non solo. “Stiamo raccogliendo anche firme a supporto della proposta di legge, vogliamo dare un segnale importante a livello politico” sottolinea Maria Rapino (sottoscrivi la petizione).

Una legge simile esiste già negli Stati Uniti e anche in Europa: diversi Paesi si stanno attivando per lo stop alle microplastiche, come i Paesi Bassi e la Svezia. “L’UNEP (United Nations Environment Programme) nel suo piano ambientale chiede agli stati di legiferare in tal senso, individuando nello stop alle microplastiche uno degli elementi chiave per la tutela dell’ambiente”. Il problema è consistente sollecita la Rapino: “Considerate che in Svezia uno studio dell’Università di Uppsala sui pesci cresciuti in ambiente con plastica ha dato dei risultati inquietanti: oltre ad una minore produzione di uova, le larve (lo studio riguarda il comportamento del pesce persico) preferiscono mangiare le particelle di plastica rispetto al placton, con i danni che ne conseguono”.

I numeri di produzione sono inquietanti: “Nel 2014 sono stati prodotti 4 mila quintali di micro perline. Indubbiamente stiamo parlando di interessi forti, ma è chiaro che dobbiamo essere in grado di agire e valorizzare le nostre conoscenze scientifiche per non produrre più plastica, ma riutilizzare quella di cui siamo già a disposizione – conclude la Rapino – Riciclo, riuso e riduzione di produzione: queste sono le tre R che, insieme alla scienza, ci possono aiutare a ripulire concretamente il mare”.

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Agnese Cecchini
Giornalista, video maker, sviluppo format su più mezzi (se in contemporanea meglio). Si occupa di energia dal 2009, mantenendo sempre vivi i suoi interessi che navigano tra cinema, fotografia, marketing, viaggi e... buona cucina. Direttore di Canale Energia; e7, il settimanale di QE ed è il direttore editoriale del Gruppo Italia Energia dal 2014.