Sistemi di accumulo: l’Italia entra nella Top 10 globale degli investimenti energetici

Il mercato globale dello stoccaggio energetico ha completato la sua transizione da comparto emergente a vero e proprio settore istituzionale e regolamentato. In questo scenario, gli investimenti nei sistemi di accumulo energetico a batterie (BESS – Battery Energy Storage Systems) si stanno concentrando su un ristretto club di mercati mondiali capaci di offrire un mix ottimale di stabilità e rendimento.

Tra le grandi potenze del settore si consolida il posizionamento dell’Italia, indicata dagli operatori finanziari come una delle destinazioni più promettenti per i prossimi tre anni.

A tracciare il quadro è il report “Capital Unlocks Capacity”, pubblicato dallo studio legale globale DLA Piper e basato su un’indagine condotta su un campione di 550 player internazionali, tra cui fondi di private equity, investitori istituzionali, sviluppatori di progetti, istituti finanziari e produttori indipendenti di energia (IPP).

“In soli cinque anni, il comparto dello stoccaggio in batterie si è trasformato in un settore istituzionale”, spiega Natasha Luther-Jones, partner e Global Chair del Sector Energy and Natural Resources di DLA Piper. “L’indagine mostra chiaramente che non si sta più semplicemente inseguendo la capacità degli asset, ma si dà priorità a un quadro normativo stabile, a un percorso pronto per l’accesso alla rete e a una chiara visibilità dei ricavi. Il capitale c’è, ma viene distribuito in modo molto più disciplinato rispetto al passato”.

Sul fronte nazionale, Germana Cassar e Vincenzo La Malfa, Co-Heads del Sector Energy di DLA Piper in Italia, evidenziano l’evoluzione dei modelli di business nel Paese:

“Gli investitori mostrano una crescente disponibilità ad accettare, anche in Italia, un livello maggiore di esposizione al rischio, purché nel giusto contesto. Ciò sta determinando una tendenza verso modelli di ricavi misti, in cui il rischio commerciale viene attentamente bilanciato con flussi di reddito garantiti da contratti. Il capitale confluisce verso una via di mezzo: progetti in cui l’incertezza non è inesistente, ma nei quali il rischio può essere chiaramente compreso, mappato e valutato in modo appropriato”.

La geografia dello storage: USA e UK leader, ma l’Italia accelera grazie al MACSE

Sebbene lo scacchiere internazionale veda il dominio di tre grandi mercati – con gli Stati Uniti in prima posizione (indicati come mercato più attrattivo dal 25% degli intervistati), seguiti da Regno Unito (19%) e Cina (14%) – l’Italia si ritaglia uno spazio di primo piano.

due progetti Bess in Polonia

L’8% degli investitori globali mette il mercato italiano in cima alle proprie preferenze per il prossimo triennio. A fare da volano all’attrattività del Belpaese è soprattutto la progressiva chiarezza del quadro regolatorio, con particolare riferimento all’introduzione del MACSE (Mercato a Termine degli Stoccaggi). Questo meccanismo, basato su contratti di capacità a lungo termine, garantisce una superiore visibilità dei ricavi e stabilizza la finanziabilità dei progetti (bankability), rassicurando gli investitori internazionali.

La strategia “Goldilocks”: caccia al giusto compromesso rischio-rendimento

Dall’analisi di DLA Piper emerge una marcata disciplina nell’allocazione dei capitali. Gli investitori non inseguono più la capacità a tutti i costi, ma ponderano accuratamente la stabilità delle regole di mercato, l’effettiva disponibilità di accesso alla rete e la solidità della supply chain locale.

Questo approccio ha decretato il successo dei cosiddetti progetti “Goldilocks”:

  • Fase di sviluppo avanzata: il 43% degli intervistati preferisce focalizzarsi su progetti in stadio avanzato di sviluppo (come i cantieri ready-to-build, ritenuti più sicuri e di immediata esecuzione), scartando sia i progetti totalmente integrali (greenfield) sia gli asset storici già in esercizio ma a basso rendimento.

  • Target di rendimento realistici: la metà del campione punta a un tasso di rendimento interno (IRR) compreso tra l’11% e il 12%. Solo il 3% degli operatori dichiara di cercare rendimenti superiori al 15%, segno di un mercato maturo che preferisce contenere l’incertezza piuttosto che esporsi a rischi speculativi.

Integrazione e lunga durata: i nuovi trend tecnologici

Oltre la metà degli investitori esprime un forte interesse per i modelli di sviluppo integrati: più del 70% considera altamente attrattive le soluzioni ibride, che uniscono la produzione da fonti rinnovabili, lo storage e il consumo energetico nella medesima infrastruttura (un modello che in Italia rappresenta lo standard prediletto). Inoltre, il 31% degli operatori identifica lo storage a lunga durata come una priorità strategica per garantire la flessibilità e la resilienza delle reti elettriche moderne.


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