Quali e quanto difficili sono le sfide da superare per rendere l’idrogeno verde una soluzione chiave della transizione energetica? Risponde l’Hydrogen Innovation Report, realizzato dall’energy & strategy group della School of management del politecnico di Milano e presentato oggi 29 settembre alla presenza dei protagonisti della filiera. La prima edizione dello studio mette in luce gli aspetti più importanti legati alla produzione, all’evoluzione normativa e ai business model per lo sviluppo della strategia nazionale dell’idrogeno.

Il potenziale mercato dell’idrogeno verde catalizza grandissime aspettative. Il panorama è sempre più ricco e variegato e il bisogno di comprendere meglio le varie dinamiche di sviluppo si fa urgente. Il report mappa sia le tecnologie di produzione sia le strategie dei diversi Paesi europei, volte a favorire la nascita della filiera dell’idrogeno. Terza premessa, è la definizione del sistema di incentivazione e supporto: “Perché in assenza di risorse per la transizione, non è immaginabile avere crescita della capacità di produzione di idrogeno, da qualsiasi fonte che più si adatti alla strategia di sviluppo delineata”, evidenzia l’Hydrogen Innovation Report.

Norme, infrastrutture, incentivi. L’Italia e la strategia nazionale dell’idrogeno: “Poca chiarezza nelle regole e negli obiettivi”

Per l’Italia ci si può basare sulle linee guida della Strategia italiana per l’idrogeno emesse dal ministero dello Sviluppo economico a novembre del 2020. Secondo le stime messe in cantiere, l’obiettivo di capacità previsto per gli elettrolizzatori è di 5 GW al 2030. Ciò a fronte di circa 10 miliardi di euro di investimenti, altri 3 miliardi per lo sviluppo di infrastrutture e 1 miliardo per la ricerca. Secondo l’analisi del politecnico di Milano, un aspetto positivo viene dagli investimenti stanziati dal Pnrr, dove si prevede di destinare all’idrogeno complessivi 3,7 miliardi di euro, in particolare per lo sviluppo della siderurgia verde.

In sintesi, per quanto riguarda la realtà italiana, il report riconosce “una situazione in ‘chiaroscuro’, con un forte impegno di spesa previsto nel Pnrr, ma con ancora poca chiarezza nelle regole e negli obiettivi”.

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Stimolare la capacità di investimento e la configurazione delle “hydrogen valley”

Per quanto riguarda la strategia nazionale italiana per l’idrogeno, l’Hydrogen Innovation Report riassume le aspettative al 2030.

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Fig.1. Idrogeno: l’Italia e le previsioni al 2030. Dati tratti dalle linee guida preliminari del ministero dello Sviluppo economico. Fonte: Hydrogen Innovation Report 2021.

In generale, il report illustra diversi business model per la gestione ottimale della filiera dell’idrogeno, ma viene chiarito che “non esiste un modello vincente”. Ciò significa che tutti i modelli proposti risultano essere potenzialmente applicabili in funzione delle specifiche circostanze. Tra questi, lo studio prende in considerazione anche la configurazione delle hydrogen valley. Come viene descritto, tale soluzione potrebbe abilitare lo sviluppo del mercato dell’idrogeno nel breve periodo. Risponderebbe, in particolare, al vantaggio di centralizzare la generazione e lo stoccaggio. Inoltre, la distribuzione su brevi distanze a più offtaker porterebbe a una riduzione dell’impatto sulle economia di scala. Oltre agli aspetti positivi, il report evidenzia anche i fattori che potrebbero frenarne l’applicazione: ostacoli di natura burocratica, impiantistica ed economica.

Qual è la visione per supportare la creazione di un mercato interno? Tra quelli analizzati nello studio, l’Italia è l’unico paese a non aver ancora rilasciato il documento definitivo relativo alla hydrogen strategy: “In direzione del raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione, è necessario che vengano avviate il prima possibile, e soprattutto supportate, le sperimentazioni relative agli ecosistemi totalmente ad idrogeno (hydrogen valley)”.

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Il punto di vista del settore industriale: come creare la filiera nazionale e sviluppare la domanda

L’evento è stato l’occasione per far confrontare diversi player del settore energivoro e operatori italiani. Argomento chiave: abbattere i costi di produzione dell’idrogeno verde tramite elettrolisi. A mancare sono soprattutto le certezze su quella che sarà la ricaduta nazionale di un mercato dove già occorre recuperare lo svantaggio competitivo con gli altri Paesi europei.

Su come affrontare il periodo di transizione, gli attori del comparto industriale hanno illustrato dinamiche alternative di idrogeno low cost e aperto una riflessione sull’origine stessa del vettore. Non idrogeno tout court, dunque, ma derivante dalla gassificazione di biomasse da scarti legnosi o liquidi ai materiali di risulta provenienti dalle sottoproduzioni industriali fino alla produzione di idrogeno da plastiche.

Per gli operatori di filiera, avviare un mercato nazionale dell’idrogeno è un orizzonte complesso e critico, pieno di incognite. È stato più volte sottolineato che c’è bisogno di sviluppare tecnologie, capacità produttiva e un sistema incentivante flessibile. Altrettanto fondamentale è il tema che riguarda le regole autorizzative e il contesto normativo: per il settore, sono punti da chiarire.

Per porsi in linea con le sfide attese, lo scenario ipotizzato è quello di iniziare a decarbonizzare gli impianti esistenti. Allo stesso tempo, i vari player attendono di recepire gli standard sui processi autorizzativi per gli impianti di produzione e consumo dell’idrogeno direttamente in loco. L’auspicio è che le istituzioni possano incrementare il sistema di monitoraggio per gestire, in prospettiva, il potenziale sviluppo della rete infrastrutturale.

Un’altra soluzione potrebbe essere quella di introdurre iter semplificati per impianti pilota: anche di piccola taglia ma sufficiente a favorire lo scambio di competenze tra ricerca e industria.

Infine, su come potenziare lo sviluppo della domanda, le reti del gas già esistenti sarebbero il veicolo privilegiato per la distribuzione dell’idrogeno verde. In questa prospettiva, le multiutility si candidano a rivestire un ruolo centrale nella transizione energetica.

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Massimo Boddi
Freelance nel campo della comunicazione, dell’editoria e videomaker, si occupa di temi legati all’innovazione sostenibile, alla tutela ambientale e alla green economy. Ha collaborato e collabora, a vario titolo, con organizzazioni, emittenti televisive, web–magazine, case editrici e riviste. È autore di saggi e pubblicazioni.