Si aprono nuove opportunità per la diffusione di impianti fotovoltaici innovativi. La durata delle celle solari ad alta efficienza basate su perovskiti, materiali inorganici che prendono il nome da una classe di minerali, può essere allungata stabilizzando le celle con una semplice ed economica funzionalizzazione superficiale.

Gli autori della scoperta

La scoperta è frutto dello studio condotto dall’Università di Perugia e dall’Università del North Carolina-Chapel Hill negli Stati Uniti. Il gruppo di ricerca umbro è stato guidato dal professor Filippo De Angelis, ordinario di Chimica generale del dipartimento di Chimica, Biologia e Biotecnologie dell’Università degli studi di Perugia e dal ricercatore Edoardo Mosconi, dell’Istituto di Scienze e Tecnologie Molecolari (Cnr-Istm) perugino. La ricerca è stata pubblicata il 2 agosto su Science.

Implicazioni per il fotovoltaico

La scoperta può avere importanti ricadute sulla diffusione e sulla commercializzazione delle celle solari a perovskite. Negli ultimi dieci anni i progressi registrati sull’efficienza di conversione solare-elettricità delle celle a perovskiti piombo-alogenuro hanno eguagliato le prestazioni di quelle più tradizionali al silicio. La chimica e la scienza dei materiali sono due aree di ricerca utili per la formulazione di nuove composizioni chimiche da impiegare sia nella stabilizzazione dei materiali più efficienti sia nel contrasto all’usura provocata dagli agenti atmosferici.

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