Il rapporto Household energy affordability pubblicato dall’Iea scatta una fotografia impietosa dello stato dei bilanci familiari globali in merito all’energia. Nonostante i prezzi siano scesi dai picchi registrati nel 2022 durante la crisi energetica mondiale, nel 2024 le bollette sono rimaste mediamente più alte del 4% in termini reali rispetto ai livelli del 2019. Per la stragrande maggioranza delle popolazioni, l’energia rappresenta oggi la terza spesa più importante dopo il cibo e l’alloggio.

Il documento sottolinea come la crisi geopolitica in Ucraina abbia innescato una volatilità estrema, portando a un aumento dei costi del 16% in un solo anno nel momento peggiore della crisi. Sebbene la pressione sui prezzi del petrolio sia diminuita nel 2025, i mercati del gas naturale rimangono rigidi, mantenendo i prezzi residui in Europa tra il 10% e il 30% sopra i livelli pre-crisi.
Focus Italia e le risposte alle pressioni fiscali
L’Italia figura tra i Paesi che hanno adottato misure specifiche per mitigare l’impatto di questi rincari sui cittadini. Insieme all’Irlanda, il governo italiano ha introdotto riduzioni dell’Iva sull’elettricità per alleggerire la pressione fiscale direttamente in bolletta. Questa scelta si inserisce in un contesto europeo dove le tasse e gli oneri possono arrivare a pesare fino al 50% del costo finale per il consumatore.
L’efficacia di tali interventi è fondamentale poiché, nelle economie avanzate come quella italiana, le famiglie a basso reddito arrivano a spendere oltre il 20% del proprio budget in energia, una quota doppia rispetto alla famiglia media. Il rapporto evidenzia inoltre che l’Italia è tra i Paesi membri dell’Iea impegnati nella promozione di politiche di efficienza che mirano a ridurre strutturalmente i consumi attraverso ristrutturazioni edilizie ed elettrificazione.
Energia: il peso delle tasse e la nuova era dell’elettricità
La composizione delle bollette varia sensibilmente da nazione a nazione, riflettendo non solo i costi di approvvigionamento ma anche le scelte di politica fiscale. In Europa, le tasse sulla benzina possono costituire fino al 70% del prezzo finale alla pompa. Sul fronte elettrico, il costo del sistema, ossia la produzione e il trasporto, copre mediamente il 75% della spesa, mentre il resto è determinato da oneri e sussidi.
Stiamo entrando in quella che l’Agenzia definisce l’Era dell’elettricità: la quota di energia elettrica nei consumi domestici globali è passata dal 20% del 2000 al 30% attuale, superando il 40% nelle economie avanzate. Nel 2024, la spesa mondiale complessiva per l’elettricità domestica ha superato per la prima volta la soglia del trilione di euro.
Efficienza abitativa e rischi per la salute
Un capitolo cruciale del rapporto riguarda il legame tra povertà energetica e benessere fisico. Circa 120 milioni di famiglie nelle economia avanzate spendono più del 10% del reddito solo per riscaldamento, raffreddamento ed elettrodomestici. Chi vive in case inefficienti dal punto di vista energetico paga il prezzo più alto: in climi freddi, i costi di riscaldamento per un’abitazione mal isolata sono il doppio rispetto a una efficiente.
Questa disparità ha conseguenze sanitarie dirette, con un aumento dei rischi di malattie respiratorie e cardiovascolari legate al freddo. L’Iea stima che ogni euro investito nel miglioramento degli edifici possa generare fino a poco più di 2 euro di risparmio in costi sanitari sociali. Contemporaneamente, cresce l’emergenza legata al caldo estremo, con l’esposizione a temperature pericolose quadruplicata negli ultimi vent’anni, rendendo l’accesso a sistemi di raffreddamento efficienti una necessità vitale piuttosto che un comfort.
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