Italia e crisi climatica: la partecipazione strumento di resilienza

Focus sul nuovo Quaderno Ispra

La crisi climatica in Italia non è più una proiezione futura, ma una realtà misurabile. Il 2024 è stato l’anno più caldo della serie storica, con un trend di crescita di 0,42 °C ogni dieci anni a partire dal 1981. In questo scenario, il nuovo documento Gli strumenti partecipativi per la gestione del rischio climatico nelle aree urbane, pubblicato da Ispra nei Quaderni Ambiente e Società, evidenzia come la gestione delle emergenze climatiche non possa più prescindere dal coinvolgimento attivo della popolazione.

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Foto di Sohan Rayguru su Unsplash.

Il rapporto sottolinea che per aumentare la consapevolezza sulla crisi climatica è necessario superare il modello della comunicazione unidirezionale per approdare a una informazione partecipata, capace di trasformare i residenti da soggetti passivi a co-protagonisti delle scelte locali.

Emergenza calore e vulnerabilità dei centri urbani

L’indagine Ispra mette in luce la particolare sensibilità della regione mediterranea, destinata a riscaldarsi più della media globale e a diventare sempre più arida. All’interno delle città italiane, l’effetto dell’isola di calore urbana amplifica i rischi per la salute, specialmente per le fasce fragili, a causa della cementificazione diffusa che impedisce il raffrescamento notturno.

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I dati raccolti nei capoluoghi di regione confermano che l’ultimo decennio ha fatto registrare anomalie termiche costantemente positive rispetto alla media 1991-2020, con un incremento preoccupante del numero di notti tropicali e di giorni torridi. Questi fenomeni estremi, che includono anche alluvioni e siccità severe, colpiscono territori dove la densità di popolazione e la concentrazione di infrastrutture critiche rendono gli impatti sociali ed economici potenzialmente devastanti.

Dalla citizen science alle assemblee per il clima

Il documento analizza nel dettaglio gli strumenti di governance e partecipazione, distinguendo tra semplici consultazioni e modelli più evoluti come la citizen science, in cui i cittadini collaborano direttamente alla raccolta e interpretazione dei dati ambientali. Nonostante una rassegna normativa incoraggiante, l’indagine esplorativa condotta sui 21 capoluoghi di regione rivela un panorama ancora frammentato.

Mentre città come Milano e Bologna si distinguono per l’attivazione di assemblee per il clima, molti altri comuni sono ancora in una fase embrionale, limitandosi spesso alla pubblicazione di informazioni sui siti web o all’uso di app per le allerte di Protezione Civile. Tra le buone pratiche emergenti spiccano i Patti di collaborazione e i progetti legati al verde urbano (Nature Based Solutions), utilizzati come laboratori di co-progettazione per rendere gli spazi pubblici più resilienti.

Crisi climatica: la percezione del rischio e il divario istituzionale

Un capitolo centrale del rapporto è dedicato alle interviste con i referenti tecnici ambientali e di Protezione Civile, dalle quali emerge una discrepanza tra la teoria e la pratica della partecipazione. Sebbene il Codice della Protezione Civile preveda il coinvolgimento dei cittadini nella stesura dei piani di emergenza, nella realtà questo avviene raramente o solo a documento già approvato.

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Il documento dedica un’analisi approfondita al divario esistente tra la valutazione oggettiva del rischio, basata su modelli probabilistici e dati storici, e la percezione soggettiva dei cittadini. Secondo i ricercatori, l’efficacia di qualsiasi piano di adattamento urbano dipende dalla comprensione di come le persone elaborano l’informazione ambientale.

Spesso, i rischi legati alla crisi climatica vengono percepiti come distanti nel tempo e nello spazio, un fenomeno che la psicologia cognitiva definisce come distanza psicologica che porta a sottovalutare minacce immediate come le ondate di calore o le alluvioni lampo. Per questo motivo, il documento di Ispra conclude che è urgente investire in una cultura della partecipazione sistematica, che permetta di integrare il sapere tecnico delle istituzioni con la conoscenza del territorio posseduta da chi lo abita quotidianamente.

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