Biodiversità, conclusa la COP17 in Armenia: approvato il “Percorso di Yerevan”, ma i fondi frenano l’azione per la natura

Si è chiusa a Yerevan la 17ª Conferenza delle Nazioni Unite sulla Biodiversità (COP17). I negoziatori dei 182 Paesi partecipanti hanno raggiunto un accordo sul cosiddetto “Percorso di Yerevan” (The Yerevan Pathway), un piano d’azione globale pensato per accelerare il raggiungimento degli obiettivi di tutela ambientale fissati per il 2030 e per promuovere approcci basati sui diritti umani nell’ambito della Convenzione sulla diversità biologica (CBD). Durante il vertice è stata inoltre stabilita la sede della COP18, che si terrà a Quito, in Ecuador, nel 2028.
Nonostante i passi avanti sul piano politico, il WWF sottolinea come la cronica carenza di risorse finanziarie continui a rappresentare il principale ostacolo all’attuazione delle misure per arrestare il degrado degli ecosistemi.

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La revisione globale e il “Percorso di Yerevan”

Al termine di due intense settimane di trattative, il WWF ha accolto positivamente l’adozione della revisione globale (Global Review), che certifica l’insufficienza delle azioni finora intraprese e richiama gli Stati a un drastico innalzamento delle ambizioni.
Il documento impegna i governi ad accelerare gli interventi, sollecitando il rispetto degli impegni economici assunti e la riforma di almeno 500 miliardi di dollari di sussidi dannosi che attualmente alimentano la distruzione dell’ambiente.
“La revisione globale rappresenta un segnale forte: i Paesi devono fare di più per proteggere la natura,” ha dichiarato Daudi Sumba, responsabile globale della Conservazione del WWF Internazionale. “Tuttavia, senza un chiaro impegno ad aumentare le risorse finanziarie necessarie per tradurre gli obiettivi in risultati concreti, temo che i finanziamenti continueranno a essere il principale nodo irrisolto. Occorre accelerare il ripristino della natura attraverso una profonda trasformazione dei settori a maggiore impatto, a partire dai sistemi alimentari e finanziari.”

Il nodo finanziario e l’impasse sul Fondo di Cali

I negoziati hanno evidenziato profonde spaccature sull’assetto dei finanziamenti post-2030. I Paesi hanno concordato una lista di criteri guida per la futura struttura finanziaria permanente e approvato l’ampliamento volontario della platea dei Paesi donatori, affiancato dalla revisione di strumenti esistenti come il Global Environment Facility (GEF) e il Global Biodiversity Framework Fund (GBFF).
Restano tuttavia criticità sull’effettiva operatività del Fondo di Cali (istituito alla COP16 in Colombia). Il fondo punta a raccogliere almeno 1 miliardo di dollari all’anno dalle imprese dei settori farmaceutico, cosmetico e dei detergenti che utilizzano le informazioni digitali sulle sequenze genetiche (DSI). Ad oggi, però, le risorse promesse ammontano a soli 10.000 dollari, e alcuni Paesi hanno richiesto una soglia minima di attivazione tra i 150 e i 200 milioni di dollari.
Elemento Situazione / Obiettivo
Obiettivo annuale Fondo di Cali ≥ 1 miliardo di $ / anno dalle imprese (uso dati DSI)
Fondi promessi a fine COP17 10.000 $
Soglia proposta per l’attivazione 150 – 200 milioni di $
Sussidi dannosi da riformare Almeno 500 miliardi di $
Come evidenziato da Vishaish Uppal, responsabile Governance, Diritto e Politiche del WWF India:
“A quasi 35 anni dall’adozione della Convenzione CBD nel 1992, continuiamo a non vedere le imprese che traggono profitto dalla natura condividere i benefici economici con i Popoli indigeni e le comunità locali, custodi di gran parte della biodiversità. È giunto il momento che le risorse raggiungano chi ne ha più bisogno.”

Diritti umani e nuove iniziative a margine del vertice

Sul fronte dei diritti, la COP17 ha registrato progressi con il compromesso sulle modalità di governance dell’Organo sussidiario relativo all’articolo 8(j), istituito per garantire la partecipazione attiva dei Popoli indigeni e delle comunità locali nelle politiche di tutela.
La Presidenza armena ha inoltre annunciato la mobilitazione di impegni finanziari per 1,8 miliardi di dollari, la creazione di una coalizione per la riforma dei sussidi dannosi e una Dichiarazione congiunta per rafforzare le sinergie tra le tre Convenzioni di Rio (clima, biodiversità e degrado del suolo).
“La biodiversità riguarda i sistemi naturali che sostengono le nostre vite e le nostre economie: dal cibo all’acqua pulita, fino all’impollinazione,” ha concluso Guido Broekhoven, direttore globale delle Politiche multilaterali del WWF Internazionale. “Nonostante le pressioni interne, i Paesi riuniti a Yerevan hanno concordato un impegno collettivo per rafforzare le azioni a favore della natura. Ed è un risultato di cui essere orgogliosi.”

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