Il meccanismo del price cap volontario sui carburanti — introdotto lo scorso 28 settembre dalle principali compagnie petrolifere verticalmente integrate — sta provocando forti squilibri sul mercato e mettendo a dura prova la tenuta finanziaria della rete distributiva indipendente.
A lanciarne il grido d’allarme è ASSOCOSTIERI, l’associazione di riferimento in Italia per la logistica energetica, che condivide l’intento di tutelare il potere d’acquisto di famiglie e imprese, ma richiama l’attenzione delle istituzioni sulle gravi distorsioni della concorrenza generate dall’attuale assetto.
«Non è possibile chiedere agli operatori indipendenti di competere con prezzi al pubblico che, in alcuni casi, risultano persino inferiori ai loro stessi costi di approvvigionamento»
— ASSOCOSTIERI
Gli operatori non integrati acquistano la materia prima sul mercato all’ingrosso — spesso proprio da quei grandi gruppi che applicano il tetto ai prezzi della propria rete di vendita diretta — senza però poter beneficiare dei margini di compensazione garantiti dall’integrazione tra raffinazione, logistica e distribuzione.
I numeri della crisi: margini azzerati e volumi in calo
I dati emersi dalla rilevazione condotta da ASSOCOSTIERI tra le imprese associate tracciano un quadro economico critico per gli impianti indipendenti:
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Differenziale negativo: si registra un gap medio di 1,44 centesimi al litro tra il prezzo di acquisto (comprensivo di accisa, esclusa IVA) e il prezzo al pubblico (al netto dell’IVA) praticato dalle stazioni soggette a price cap.
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Crollo delle vendite: dal 28 settembre a oggi, i volumi erogati dalle pompe indipendenti si sono ridotti in media del 29%.
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Perdite d’esercizio: le perdite ricorrenti si attestano mediamente a 2.700 euro al mese per impianto, a cui si somma una svalutazione una tantum delle scorte stimata in circa 281.000 euro complessivi.
| Indicatore economico | Impatto rilevato |
| Differenziale medio costo/prezzo | $-1,44\text{ cent/L}$ |
| Calo medio dei volumi venduti | $-29\%$ |
| Perdita mensile media per impianto | $\sim 2.700\text{ €}$ |
| Svalutazione complessiva scorte | $\sim 281.000\text{ €}$ |
Il nodo occupazionale: 25.000 lavoratori a rischio
Le ripercussioni dell’asimmetria di mercato rischiano di travolgere anche il settore dell’occupazione. Qualora il price cap dovesse essere prorogato fino al 31 dicembre, le stime dell’Associazione prospettano l’impatto sul lavoro:
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In Italia sono presenti oltre 20.000 pompe self-service, di cui circa il 42% fa capo a “pompe bianche” o compagnie petrolifere indipendenti.
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Ciascun impianto impiega in media tra i 2 e i 3 addetti.
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Il rischio di chiusura per impossibilità di coprire i costi operativi mette a repentaglio fino a 25.000 posti di lavoro diretti e indiretti.
La misura, inoltre, tralascia il canale extrarete, fondamentale per il rifornimento di comparti chiave dell’economia nazionale quali l’autotrasporto, l’agricoltura e la pesca.
Le richieste presentate ai Ministeri
Per scongiurare il rischio di un’uscita di massa dal mercato dei distributori indipendenti — con conseguente contrazione dell’offerta e della concorrenza sui territori, specialmente nelle aree interne del Paese — ASSOCOSTIERI ha inviato una serie di proposte formali ai Ministri delle Imprese e del Made in Italy, dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, e dell’Economia e delle Finanze:
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Pari condizioni all’ingrosso: estendere i benefici del calmiere al mercato all’ingrosso e al canale extrarete, garantendo prezzi di fornitura coerenti con il tetto al dettaglio.
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Misure compensative: prevedere ristori diretti o indennizzi per le perdite subite sulle scorte a partire dal 28 settembre.
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Strumenti fiscali neutrali: valutare l’attivazione di leve pubbliche uguali per tutti gli operatori, come un meccanismo di accisa mobile o un credito d’imposta.
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Verifica preventiva sulla concorrenza: subordinare qualsiasi proroga del price cap oltre il 31 ottobre a una valutazione d’impatto affidata all’AGCM (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato) e al Garante per la sorveglianza dei prezzi.
ASSOCOSTIERI ha infine confermato la piena disponibilità a collaborare con le istituzioni per individuare soluzioni condivise capaci di contenere i prezzi della benzina per i cittadini senza distruggere il tessuto imprenditoriale indipendente.
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