L’oceano sta cambiando a un ritmo senza precedenti, spinto da un riscaldamento globale inarrestabile che erode la stabilità degli ecosistemi marini e mette a rischio le comunità costiere. È questo il quadro allarmante che emerge dal 10° Copernicus Ocean State Report (OSR10), pubblicato oggi da Mercator Ocean International e realizzato grazie al contributo di 125 scienziati internazionali, tra cui l’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS) di Trieste.
I dati globali: calore record e innalzamento dei mari
Il rapporto, che celebra dieci anni di monitoraggio satellitare e in situ, conferma una tendenza alla rapida alterazione del sistema marino globale:
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Assorbimento di calore record: nel 2025 l’oceano ha accumulato ben 23 zettajoule di energia, un valore pari a circa 40 volte il consumo energetico mondiale nello stesso anno, confermando una crescita accelerata costante dal 1960.
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Innalzamento del livello del mare: tra il 1999 e il 2025 la crescita media è stata di 3,8 millimetri all’anno, con un’ulteriore accelerazione a 4,2 millimetri annui nel periodo 2012-2025.
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Acidificazione: tra il 1985 e il 2025 l’acidità delle acque è aumentata di circa il 17%.
Il Mediterraneo e il caso estremo del 2024
I mari regionali europei subiscono pressioni particolarmente intense. Nel 2024, il Mediterraneo e il Mar Nero hanno registrato ondate di calore marine (MHW) da record, con picchi di temperatura superiori alla media di oltre 4,6 °C e durate eccezionali superiori ai trenta giorni. L’area orientale del bacino (EMed) ha segnato i valori più elevati in termini di giorni di calore estremo e intensità.
A contribuire a questa edizione del report c’è lo studio dell’OGS, condotto dalla sezione di Oceanografia e focalizzato sulle dinamiche biogeochimiche del Nord Adriatico. Utilizzando i dati di Copernicus e modelli costieri ad alta risoluzione, i ricercatori hanno analizzato l’impatto degli eventi climatici estremi e degli apporti fluviali sulle anomalie della clorofilla, un indicatore chiave dell’eutrofizzazione.
“Nel 2024 i valori di clorofilla hanno superato del 100% i livelli climatologici all’inizio della primavera, evidenziando come i fattori meteorologici estremi e i flussi dei fiumi influenzino direttamente la stabilità e la salute del nostro ecosistema marino” — spiega Valeria Di Biagio, ricercatrice dell’OGS.
Dalla scienza agli strumenti di adattamento
A dieci anni dal primo rapporto, il programma Copernicus dimostra come la raccolta sistematica di dati, unita alla modellistica avanzata e ai sistemi di previsione, non costituisca solo un esercizio di osservazione, ma rappresenti una risorsa strategica fondamentale per governi, istituzioni e comunità costiere. Anticipare i rischi futuri, pianificare interventi di difesa e sviluppare sistemi di allerta precoce sono ormai passaggi obbligati per proteggere il capitale naturale e socioeconomico dei litorali europei.
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