Resilienza e innovazione in Val d’Arda: una nuova condotta idrica modello per la gestione della crisi climatica

In un’epoca in cui la crisi climatica impone una gestione chirurgica delle risorse naturali, l’acqua si conferma il bene più prezioso da tutelare. La risposta italiana alle sfide della siccità e del dissesto idrogeologico trova oggi un esempio concreto in Emilia-Romagna, dove è già entrata in piena efficienza la nuova condotta irrigua della Val d’Arda.

Realizzata dal Consorzio di bonifica di Piacenza nell’area di Fiorenzuola, l’opera rappresenta un’eccellenza ingegneristica capace di coniugare la salvaguardia della produzione agricola e la sicurezza del territorio.

Doppia funzione: efficienza irrigua e sicurezza idraulica

L’infrastruttura si sviluppa lungo una linea di 20 chilometri, realizzata con tubazioni all’avanguardia in plastica rinforzata con fibre di vetro (PRFV). La vera svolta strategica risiede però nella sua concezione operativa: la nuova condotta corre in parallelo ai canali storici della vallata, permettendo una separazione funzionale del sistema.

  • La nuova tubazione: si occupa esclusivamente di recapitare le acque per l’irrigazione direttamente alle aziende agricole, azzerando le perdite.

  • Il preesistente reticolo in terra: viene preservato per continuare ad assicurare il deflusso delle acque durante gli eventi meteorici intensi, agendo come scolmatore e aumentando la resilienza del territorio di fronte alle “bombe d’acqua”.

I numeri e l’impatto sul distretto piacentino

Il distretto servito da questa innovativa soluzione è situato nella pianura Est della provincia di Piacenza, un’area a fortissima vocazione agricola che si estende su una superficie di quasi 14.000 ettari, supportata da circa 380 chilometri di canalizzazioni complessive.

Grazie al passaggio dal vecchio sistema di canali in terra alla nuova condotta tubata, si otterranno benefici immediati:

  • Zero sprechi: abbattimento drastico delle perdite estive causate da dispersione e infiltrazioni nel terreno.

  • Meno evaporazione: contenimento del fenomeno dell’evapotraspirazione dovuto alle alte temperature.

  • Tempistiche dimezzate: riduzione netta dei tempi di percorrenza dell’acqua, accorciando il lasso temporale tra la richiesta dell’agricoltore e la risposta del Consorzio.

  • Tecnologia 4.0: il sistema è totalmente telecontrollato, consentendo il monitoraggio costante della rete e manovre idrauliche da remoto attraverso una ventina di manufatti derivatori.

A completare la strategia di stoccaggio idrico diffuso nella pedecollina, si aggiungono inoltre tre nuovi laghi irrigui finanziati tramite il PNRR (Caolzio a Castell’Arquato, Molinazzo e Moronasco ad Alseno), con capacità d’invaso comprese tra i 100.000 e i 200.000 metri cubi ciascuno.

Le voci delle istituzioni: un valore per il “Sistema Paese”

L’opera, intitolata al compianto Presidente del Consorzio piacentino, Fausto Zermani, è il frutto di un finanziamento da € 18.496.650,00 stanziato nel 2019 dall’allora Ministero delle Politiche Agricole nell’ambito del Programma di Sviluppo Rurale Nazionale (P.S.R.N.) 2014-2020.

“Opere come questa condotta producono un valore aggiunto strategico per i territori, perché consentono di garantire la disponibilità idrica riducendo al minimo sprechi e dispersioni. Un beneficio che rappresenta un valore concreto per le comunità e per il sistema Paese”Tommaso Foti, Ministro per gli Affari Europei, il PNRR e le Politiche di Coesione.

Il valore occupazionale e competitivo dell’opera è stato rimarcato anche da Vincenzo Colla, Vicepresidente della Regione Emilia Romagna, che ha definito l’acqua come “l’oro del futuro”, rendendo indispensabili gli investimenti infrastrutturali per rispondere al cambiamento climatico.

Il modello dei Consorzi di Bonifica

La riuscita del progetto mette in luce l’efficacia dei Consorzi come enti di autogoverno capaci di rispettare i cronoprogrammi e, al contempo, tutelare l’identità locale.

“Quest’opera rappresenta un passaggio fondamentale per il futuro della Val d’Arda,” conclude Luigi Bisi, Presidente del Consorzio di bonifica di Piacenza. “In un territorio che dipende esclusivamente dalla diga di Mignano per l’approvvigionamento irriguo, ogni goccia d’acqua deve essere valorizzata e gestita con la massima efficienza.”

Un successo operativo ribadito anche dai vertici di ANBI (Associazione Nazionale Consorzi Gestione e Tutela Territorio e Acque Irrigue). Il Presidente Francesco Vincenzi e il Direttore Generale Massimo Gargano hanno evidenziato come la complessità della gestione idraulica italiana richieda ormai politiche specifiche e mirate, per le quali l’associazione si sta spendendo attivamente sia a Roma quanto ai tavoli di Bruxelles.


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