Rinnovabili, l’energia del cambiamento passa per l’inclusione

Gap nelle posizioni di vertice e nelle retribuzioni: l'analisi di Italia Solare e Key The Energy Transition Expo

L’industria delle rinnovabili in Italia attraversa una fase di profonda trasformazione che non riguarda solo la tecnologia, ma investe direttamente la cultura del lavoro e la parità di genere. I dati emersi dall’ultima indagine condotta da Italia Solare e Key – The Energy Transition Expo, con il contributo tecnico di Excellera Intelligence, presentati alla Fiera di Rimini, restituiscono l’immagine di un comparto caratterizzato da un forte senso di appartenenza e rispetto reciproco, dove quasi nove intervistati su dieci definiscono l’ambiente lavorativo inclusivo e valorizzante per la componente femminile. Tuttavia, dietro questa percezione di benessere relazionale si celano asimmetrie strutturali che limitano ancora la piena espressione del potenziale delle donne, specialmente nei ruoli tecnici e nei centri decisionali delle imprese.

rinnovabili
Foto di CoWomen su Unsplash.

La fotografia occupazionale tra funzioni e barriere

L’analisi condotta su un campione di circa seicento aziende del settore evidenzia come la presenza femminile si attesti mediamente al 35% della forza lavoro complessiva. Un dato che, sebbene significativo, rivela una distribuzione interna fortemente squilibrata. La partecipazione delle donne si concentra infatti prevalentemente in ambiti extra-tecnici: oltre il 70% delle lavoratrici è impiegato in funzioni di supporto, con una prevalenza marcata nell’area amministrativa, che da sola assorbe il 27% del totale.

Il comparto propriamente tecnico, cuore pulsante della transizione energetica, vede invece una partecipazione femminile che non raggiunge la soglia del 30%, confermando una storica difficoltà di accesso delle donne alle carriere legate alle discipline scientifiche e ingegneristiche.

Vertici aziendali e leadership la sfida dei ruoli apicali

Nonostante la maggioranza delle realtà monitorate vanti almeno una figura femminile in posizioni di responsabilità, la vera leadership rimane un terreno ancora prevalentemente maschile. Se il 67% delle imprese segnala donne nei quadri direttivi, la percentuale crolla drasticamente quando si analizzano le cariche di amministratore delegato o direttore fenerale, dove solo un’azienda su dieci presenta una guida femminile.

Ancor più rari sono i ruoli di rappresentanza istituzionale come la presidenza o la vicepresidenza, ricoperti da donne in appena il 4% dei casi. Questa rarefazione della presenza femminile ai massimi livelli decisionali suggerisce l’esistenza di percorsi di carriera che tendono a rallentare o a deviare prima di raggiungere la sommità della piramide gerarchica.

Il divario percettivo e le ombre della disparità quotidiana

Uno degli aspetti più complessi emersi dal rapporto riguarda la divergenza di opinioni tra i generi in merito alle pari opportunità. Mentre i due terzi degli uomini sono convinti che il settore offra le medesime possibilità di crescita a prescindere dal genere, meno della metà delle donne condivide questa visione. Lo scarto diventa ancora più evidente sul tema dei compensi: il 65% della componente maschile ritiene che esista una parità retributiva, una certezza che crolla al 28% se si interrogano le dirette interessate.

Oltre ai dati economici, quasi la metà delle lavoratrici riferisce di aver vissuto o assistito a episodi di disparità, che spaziano dalla delegittimazione della propria competenza professionale all’utilizzo di un linguaggio poco inclusivo, manifestandosi sia nella quotidianità dell’ufficio sia in contesti pubblici di networking.

Comparto rinnovabili: welfare aziendale e timori per lo sviluppo della carriera

Il comparto dimostra una spiccata sensibilità verso le politiche di conciliazione tra vita privata e lavorativa, con il 78% delle aziende che implementa misure di flessibilità. Tuttavia, l’efficacia di tali strumenti è parzialmente inficiata da una preoccupazione di fondo: una donna su cinque teme che l’utilizzo di permessi o modalità di lavoro flessibili possa tradursi in una penalizzazione invisibile, rallentando le proprie ambizioni di crescita.

Questo elemento suggerisce che, oltre alla disponibilità formale di strumenti di welfare, sia necessario un passaggio culturale che sdogani definitivamente il bilanciamento vita-lavoro come un diritto neutro e non come un ostacolo alla produttività o all’affidabilità professionale.

La prospettiva istituzionale verso un futuro più equilibrato

Il presidente di Italia Solare, Paolo Rocco Viscontini, ha spiegato come il mondo dell’energia sta faticosamente provando a superare una tradizione storicamente maschile. Secondo Viscontini, sebbene si registri un’apertura crescente verso la parità, il percorso rimane tortuoso a causa di retaggi culturali e di una carenza di figure femminili con formazione Stem. L’associazione punta quindi a promuovere una presa di coscienza collettiva che trasformi la diversità in un valore concreto per l’intero settore.

Sulla stessa linea si pone la riflessione di Alessandra Astolfi di Italian Exhibition Group, la quale sottolinea come il limitato presidio delle donne nelle professioni energetiche sia strettamente legato alle scelte formative iniziali. Astolfi osserva che incentivare la presenza femminile nei percorsi scientifici non è solo una questione di equità, ma una strategia fondamentale per arricchire la filiera di nuove competenze e visioni, elementi indispensabili per affrontare le sfide della transizione ecologica globale.

Leggi anche Il futuro dell’energia eolica passa dai banchi di scuola


Per ricevere quotidianamente i nostri aggiornamenti su energia e transizione ecologica, basta iscriversi alla nostra newsletter gratuita

Tutti i diritti riservati. E' vietata la diffusione
e riproduzione totale o parziale in qualunque formato degli articoli presenti sul sito.
Un team di professionisti curioso e attento alle mutazioni economiche e sociali portate dalla sfida climatica.