Black out delle reti elettriche di bassa tensione, un fenomeno che fino a qualche anno fa non esisteva sta diventando sempre più frequente nel nostro Paese e non solo. Si tratta dell’interruzione di energia elettrica che arriva direttamente nelle nostre case, causato da un corto circuito dovuto al riscaldamento dei cavi di media tensione. A causarlo la crisi climatica che con temperature alte costanti, non permette al suolo di svolgere la sua funzione di raffreddamento dei cavi a bassa tensione interrati. Fatti che vediamo nell’attualità si stanno proponendo sempre con più frequenza e che promettono di aumentare.
Stando ai dati Arera solo nel 2023 sono state censite 3,43 interruzioni medie per utente, per un totale medio di 185 minuti privi di erogazione mentre nel 2024 il numero di interruzioni è salito a 5,12 per utente, indicando una maggiore imprevedibilità del servizio.
“Non raffrescandosi più i cavi elettrici in rame si espandono dando luogo a un corto circuito” spiega a Canale Energia Michele Boella, Ceo di NeMeA Sistemi, Pmi innovativa sardo-ligure specializzata in Osservazione della Terra dallo Spazio, robotica ed AI.
Se pensiamo al recente blackout che ha toccato la penisola Iberica e parte della Francia, ci sbagliamo, non è la stessa cosa. “In Spagna e Portogallo hanno rialimentato in poche ore l’energia elettrica, mentre nell’ultimo miglio bisogna aspettare che i cavi si raffreddino” sottolinea Boella che ricorda come nel 2023 a Palermo un fatto simile ha lasciato la città una settimana senza la corrente elettrica.
Proprio in quella occasione Boella ha assistito all’evento in prima persona. “Stavano effettuando dei monitoraggi per un cliente in Sicilia, quando abbiamo volto l’analisi in direzione di Palermo e abbiamo osservato cosa stava accadendo”. Da lì è nata l’idea di realizzare il progetto ASDA-EMIS cioè Analisi Avanzata dei Dati Spaziali per il Monitoraggio Ambientale e la Sicurezza delle Infrastrutture. Oltre a NeMeA Sistemi è coinvolta AISMA, società sardo-lombarda attiva nell’AI.
L’analisi quindi si svolgerà su più livelli, dalla visione satellitare ai dati della rete stessa. “Abbiamo inoltre coinvolto alcune società che sono già nostre clienti come Dea e Maie di Sanremo, ora acquisita dalla stessa Dea, e siamo in contatto con Enea e Confindustria”.

Conoscere le parti più vulnerabili della rete per evitare i black out dell’ultimo miglio
L’impegno è raccogliere dati ambientali da una molteplicità di fonti e costruire un Data Lake geografico analizzato da uno speciale algoritmo di intelligenza artificiale.
L’obiettivo è quello di creare strumenti predittivi che, tenendo conto del cambiamento climatico, riescano a limitare l’occorrenza dei black out e il loro impatto individuando in anticipo le parti più vulnerabili della rete. Una risorsa utile ai gestori delle reti e agli enti locali sia in fase di progettazione che di gestione dell’emergenza.
Un progetto che durerà due anni
“Abbiamo partecipato al bando con il ministero del Made delle imprese e del Made Italy che ci ha permesso di partire nel nostro progetto. Siamo operativi dal mese scorso ad Alghero con un partner di Milano che ha aperto una sede operativa a Alghero, Aisma. Abbiamo iniziato un percorso che durerà due anni”.
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