GPL e metano, il futuro della mobilità italiana è fossile?

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Rendere più virtuoso il comparto dei trasporti è uno dei pilastri della green economy. Volano di crescita e risposta alla crisi economica e finanziaria degli ultimi anni, l’efficientamento della mobilità promette ripercussioni positive sulla riduzione delle emissioni climalteranti e in ambito occupazionale. Questa ottimizzazione nei paesi europei ha visto una crescente diffusione dei veicoli ibridi ed elettrici (si pensi alla Norvegia, dove ci sono incentivi per l’acquisto, o alla Francia, dove imposte addizionali gravano sull’adozione di veicoli ad alto impatto ambientale), ma in Italia assiste al protagonismo dei combustibili fossili.

Ad asserirlo l’associazione Fondazione e Sviluppo Sostenibile che lo scorso 16 dicembre ha presentato al Campidoglio la ricerca “Green economy e veicoli stradali: una via italiana”. Secondo la Fondazione occorre consolidare il know how legato alla filiera del gas e ampliare i punti di rifornimento per ottenere benefici ambientali, occupazionali ed economici: “La diffusione delle auto alimentate a gas eviterà, entro il 2030, l’immissione in aria di 3,5 milioni di tonnellate di CO2, di 21 mila tonnellate di NOx e di 67 tonnellate di particolato – spiega Edo Ronchi, presidente della Fondazione. E così prosegue – Oltre ai punti di forza, il comparto mostra alcune debolezze: una carente rete di rifornimento del metano e una percezione (tutta italiana) che l’auto a gas di un prodotto povero”.

Per colmare queste lacune, due le proposte: mantenere la fiscalità ecologica sui carburanti gassosi e allargare a tutto il Paese l’esenzione del pagamento del bollo auto per cinque anni. Proposte che ricevono consensi: “Rispetto all’anno precedente, nel 2013 il Piemonte ha registrato un aumento delle vendite dei auto a gas del 210%. Guardiamo con attenzione a queste politiche locali e speriamo che le regioni con un parco auto vetusto vi si ispirino” afferma Barbara Degani, Sottosegretario Ministero dell’Ambiente. Ma anche moniti: “Ci vogliono politiche fiscali e normative che non siano in controtendenza l’una con l’altra: attenzione all’asse gomma-ferro” replica Simona Fabiani, Responsabile Ambiente e Territorio CGIL Nazionale.

Idee e proposte che, pensando al consolidamento del legame col territorio, parlano di un’industria fatta anche di biocombustibili: “Dobbiamo guardare con attenzione alla filiera industriale: c’è una possibile sinergia tra il settore dei biocarburanti e quello di GPL e metano. Per sostenere questa filiera occorre coordinare i diversi strumenti, anche se in Italia abbiamo singoli provvedimenti condivisibili che mancano di coordinamento e strategia ” sostiene Andrea Bianchi, Direttore politiche industriali Confindustria.

Pensando a come sfruttare al meglio quelle derivanti dall’uso dei fossili, attraversando il campo della fiscalità ecologica e guardando alle possibilità future dei biocombustibili resta una domanda: l’Italia si allineerà al resto d’Europa e, una volta superata questa tecnolgia ponte, spingerà il piede sull’acceleratore elettrico? La risposta di Raimondo Orsini, coordinatore Gruppo mobilità degli Stati Generali della Green Economy.

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Ivonne Carpinelli
Giornalista con la passione per l'ambiente e l'energia lavoro con Gruppo Italia Energia dal 2014. Mi occupo di mobilità dolce e alternativa, nuove costruzioni, economia circolare, arte e moda sostenibile. Esperta nella gestione dei social network e nel montaggio video non esco mai senza penna, taccuino e... smartphone.