LAsfida ambientale richiede sempre più l’esigenza di coniugare la salvaguardia delle risorse naturali con le esigenze di uno sviluppo equo e sostenibile. In tale contesto, le foreste rappresentano una risorsa primaria per contrastare la crisi ambientale e climatica in atto e contribuire a una reale transizione ecologica verso la piena decarbonizzazione. Il progetto Life CO2Pes&Pef, finanziato dalla Commissione EU con il programma Life, intende coniugare la conservazione dei polmoni verdi, dei suoi processi e dei suoi servizi, con la necessità di aumentare gli assorbimenti di CO2, diminuire le perdite di carbonio per eventi estremi, e massimizzare la crescita forestale.

Degli obiettivi di tutela forestale e pratiche di governance, se ne è parlato alla conferenza di mid term, LifeCo2PesandPef: le foreste che rigenerano l’economia, anche alla luce della nuova Strategia forestale nazionale. La proposta avanzata è quella di una policy sui crediti ecosistemici in merito ad un possibile accordo tra Stato, regioni e proprietari forestali per incrementare la superficie forestale pianificata, il valore del patrimonio boschivo e la sua capacità di lottare contro la crisi climatica.

Foreste: la proposta di policy

A partire dal tema della pianificazione forestale, il progetto propone di usare modelli di simulazione matematica per analizzare e progettare:

  1. la vulnerabilità climatica delle foreste sottoposte ai nuovi piani di gestione forestale;
  2. interventi di gestione forestale climaticamente intelligente e sostenibile che prevengano nuove emissioni di carbonio o aumentino la capacità di assorbimento della foresta.

Grazie ai rilievi e ai modelli di simulazione utilizzati nelle tre aree pilota di studio del progetto, rappresentative dell’area alpina e appenninica (il demanio forestale Forlivese, il consorzio Comunalie Parmensi e la proprietà regionale di Fusine), si è potuto individuare le aree più vulnerabili a livello di incendi, schianti da vento e difficoltà di assorbimento del carbonio. Ad esempio, i boschi semi-abbandonati di roverella e carpino nero dell’appennino forlivese sono risultati particolarmente vulnerabili agli incendi, con intensità di fiamma potenzialmente superiori ai 3000 kw per metro, cioè la soglia massima per eseguire un intervento di contenimento da terra in sicurezza.

Al contrario, il complesso alpino di Fusine, dominato da giovani e densi piceo-faggeti, ha mostrato una particolare suscettibilità al vento, che potrebbe iniziare a causare danni già con velocità di soli 60 km orari. Per quanto riguarda la mitigazione climatica, a fronte di una media di 15-20 tonnellate/anno di CO2 assorbite per ettaro nelle due aree appenniniche, alcuni boschi in fase di abbandono colturale hanno mostrato un’attività molto rallentata, con riduzioni di oltre il 50% del tasso di assorbimento di carbonio atmosferico rispetto alla media locale: “Queste analisi rappresentano un utile esempio per il futuro piano nazionale del rischio climatico per le foreste italiane, che includa un’analisi della vulnerabilità e linee guida per la gestione forestale che siano in grado di prevenire i danni alle foreste e ai loro benefici”, è stato ricordato.

Da qui la proposta di policy formulata oggi riguardo alla gestione dei crediti di carbonio forestali: un possibile accordo verticale per dare valore all’azione climatica del bosco e generare un ritorno economico che supporti la sua gestione sostenibile e pianificata.

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Strategia forestale europea e nazionale

Sul tema dell’azione regolatoria forestale europea, secondo le linee guida del Green deal, è intervenuto Giacomo Grassi del Joint research centre (Jrc) – Commissione europea. L’azione della nuova strategia forestale dell’UE per il 2030, come è stato illustrato, contribuirà al raggiungimento degli obiettivi dell’UE in materia di biodiversità, nonché dell’obiettivo di riduzione delle emissioni di gas serra di almeno il 55% entro il 2030 e della neutralità climatica entro il 2050.

Le iniziative faro riconoscono, in particolare, il ruolo centrale e multifunzionale delle foreste, il contributo dei silvicoltori e l’intera catena del valore basata sulle foreste per realizzare un’economia sostenibile e climaticamente neutra entro il 2050 e preservare prospere zone rurali.

Da questo punto di vista, la Strategia forestale nazionale è risultata coerente con quella europea poiché entrambe hanno come riferimento la Strategia europea per la biodiversità 2030, di cui sono approfondimento per i temi forestali. Lo ha sottolineato Alessandra Stefani, della direzione generale economia montana e foreste al Mipaaf: “Alla Strategia forestale si è chiesto di definire gli indirizzi nazionali per la tutela, la valorizzazione e la gestione attiva del patrimonio forestale nazionale e per lo sviluppo del settore e delle sue filiere produttive, ambientali e socioculturali, ivi compresa la filiera pioppicola. Le azioni operative sono direttamente collegate agli obiettivi generali e si rifanno espressamente alle finalità del Tuff (Testo unico delle foreste e filiere forestali, ndr)”.

Le azioni specifiche rappresentano ambiti di carattere strategico per l’azione di governance, in particolare:

  • gestione forestale sostenibile e ruolo multifunzionale delle foreste;
  • efficienza dell’impiego delle risorse forestali per uno sviluppo sostenibile delle economie nelle aree rurali interne ed urbane del Paese;
  • responsabilità e conseguenza globale delle foreste.

Particolare attenzione è posta alla coerenza con altri strumenti di politica, di strategia e di programmazione settoriale e territoriale. Le azioni sono accompagnate da indicazioni sugli strumenti finanziari ad oggi disponibili per il raggiungimento degli obiettivi generali: “Nella Legge di Stabilità 2022, con il comma 530 dell’articolo1 si è previsto di istituire un fondo per l’attuazione della Strategia forestale, assegnato per dieci anni alla direzione economia montana e foreste, per l’assegnazione alle regioni secondo criteri e modalità concordate”, ha aggiunto Stefani.

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Per una gestione sostenibile delle aree forestali

Con l’entrata in vigore del Tuff, il concetto di gestione forestale sostenibile assume una valenza nuova. Ne ha parlato Raul Romano del centro di ricerca politiche e bioeconomia del Crea: “Non è più solamente un impegno sottoscritto dall’Italia e applicato nelle sue norme di settore, ma diventa anche un concetto di valenza sociale. Infatti la gestione del bosco deve essere un atto di responsabilità che il proprietario del bosco, pubblico o privato che sia, si assume nei confronti della società di oggi e di domani per garantire la tutela, conservazione e valorizzazione del bosco e la fornitura dei suoi servizi ecosistemici”.

L’opposto di gestione è abbandono non solo in termini colturali ma anche e soprattutto culturali: “Gestire un bosco non significa tagliare ma assumersi la responsabilità di tutelarlo nel tempo contro gli incendi, gli eventi estremi e le eccessive utilizzazioni garantendo un approvvigionamento sostenibile di materie prime rinnovabili”, ha sottolineato Romano.

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Emissioni: quadro normativo e obiettivi

Una foresta gestita con un prelievo di legno pianificato, secondo i criteri della gestione forestale sostenibile, quindi nel rispetto dei processi ecologici e della biodiversità, vede incrementare la sua resilienza climatica e mantiene alto il proprio tasso di assorbimento della CO2. L’essenziale in queste attività è fare in modo che gli interventi di prelievo di legno siano anche e soprattutto interventi a sostegno dei servizi ecosistemici.

Secondo i dati Ispra per il ministero della Transizione ecologica, le foreste italiane assorbiranno nel quinquennio 2021-2025 circa 20 milioni di tonnellate di CO2 all’anno. Tuttavia, solo una piccola parte di queste può essere contabilizzata dallo Stato per compensare le emissioni nazionali del settore energetico e industriale iscritte nel registro dell’Effort sharing regulation, il sistema europeo di compensazioni del carbonio. Ne consegue che la gran parte degli assorbimenti del settore forestale non verranno considerate per alcuna forma di compensazione.

Sull’attuale contesto normativo in materia di emissioni di gas serra e sul ruolo che l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale riveste nel progetto Life CO2Pes&Pef, si è espressa Marina Vitullo  (Ispra-Apat): “Al momento attuale non è possibile per le aziende in Ets compensare le proprie emissioni di CO2 acquistando crediti di assorbimento generati da progetti agroforestali forniti da società che provvedono alla coltivazione, piantumazione, riforestazione, afforestazione di territori in ambito nazionale: l’Ets è un sistema a sé e gli assorbimenti sono contabilizzati a livello nazionale”.

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Freelance nel campo della comunicazione, dell’editoria e videomaker, si occupa di temi legati all’innovazione sostenibile, alla tutela ambientale e alla green economy. Ha collaborato e collabora, a vario titolo, con organizzazioni, emittenti televisive, web–magazine, case editrici e riviste. È autore di saggi e pubblicazioni.