Le città metropolitane italiane sono sempre più smart city, ma oltre la metà dei comuni segnala difficoltà nell’implementazione di progetti volti a una trasformazione urbana intelligente soprattutto per carenza di personale qualificato. Allargando lo sguardo, a livello più generale, le città investono sempre di più in soluzioni intelligenti: il 78% delle amministrazioni che ha realizzato progetti smart ha dichiarato di aver ottenuto benefici pari o superiori alle aspettative. Persistono tuttavia forti criticità, diseguaglianze territoriali e culturali. È quanto emerge dallo studio condotto dalla Rome Business School, su Sfide e opportunità delle smart cities tra transizione digitale, turismo e sostenibilità.

Progetti smart city hanno superato 1 miliardo di euro
Il rapporto descrive un mercato in rapida crescita in Italia: gli investimenti pubblici in progetti smart hanno superato per la prima volta 1 miliardo di euro. Ma il divario tra chi ha accesso alle tecnologie e chi ne è escluso tende ad ampliarsi, rischiando di lasciare indietro ampie fasce della popolazione. Tecnologie come l’intelligenza artificiale e le biotecnologie potrebbero accentuare le disuguaglianze. Sul fronte della connettività, il nostro Paese rimane indietro rispetto alla media europea: la copertura delle reti fisse ad alta capacità raggiunge circa il 53% delle famiglie, contro il 79% circa della media UE.
La fibra ottica fino alle abitazioni è disponibile per meno del 60% delle famiglie italiane, rispetto al 64% a livello europeo. “Questo gap infrastrutturale penalizza soprattutto le periferie e il Mezzogiorno, limitando l’efficacia dei sistemi urbani intelligenti” si legge a commento. Inoltre, le competenze digitali della popolazione rappresentano un altro punto critico. Secondo la Commissione Europea, solo il 46% circa degli italiani possiede competenze digitali di base, contro una media UE vicina al 56%: “Questo limita l’adozione dei servizi smart e rallenta la trasformazione digitale complessiva”.
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Mobilità sostenibile area più sviluppata nei progetti smart
Milano guida la digitalizzazione urbana in Italia, seguita da Bologna, Roma, Torino, Reggio Emilia, Genova, Bari, Firenze, Modena e Venezia. Le città metropolitane hanno migliorato la propria readiness del 22,7%, grazie a un impegno strategico. In aumento l’uso di piattaforme dati, sensori IoT (+30%) e centrali di controllo urbano (+40%). Tuttavia, solo il 13% dei capoluoghi dispone di sistemi integrati per traffico, energia e sicurezza.
La mobilità sostenibile è una delle aree più sviluppate nei progetti di smart city in Italia. Le soluzioni adottate vanno dal potenziamento dei mezzi pubblici elettrici all’introduzione di servizi di micromobilità e alla gestione digitale del traffico. Milano, ad esempio, conta oltre 18.000 biciclette in sharing e circa 2.000 punti di ricarica per veicoli elettrici: “La mobilità intelligente è considerata una leva strategica non solo per la riduzione delle emissioni, ma anche peril miglioramento della qualità della vita nei centri urbani”.
Tuttavia, la disponibilità di infrastrutture avanzate non è uniforme. Il confronto con le principali città europee evidenzia un divario significativo. Parigi dispone di 16 linee metro e quasi 250 km di rete; Madrid e Barcellona ne hanno rispettivamente 13 e 12; Berlino e Monaco, 9 ciascuna. In Italia, solo Milano si avvicina a questi standard, con 5 linee metropolitane attive. Roma, in particolare, pur essendo la città con maggiore estensione geografica, non dispone di una rete metropolitana estesa e capillare: basti pensare che Parigi ha otto volte il numero di stazioni di Roma. “Questo ritardo infrastrutturale limita le potenzialità delle politiche di mobilità sostenibile e incide negativamente sull’efficacia dei sistemi urbani intelligenti” avvisa il rapporto.
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