GNL americano: il caro prezzo dell’interdipendenza

Dalla Russia agli USA: un costoso cambio di guardia da 80 miliardi di metri cubi.

Essere il primo esportatore di GNL al mondo ha un costo. Ed è caro. A pagarlo sono i consumatori domestici. Il North American LNG Export Tracker della IEEFA, smaschera la retorica dell’abbondanza e dimostra la fragilità del mercato interno. Lo strumento fornisce una mappatura del settore e mette a nudo come l’aggressiva espansione del GNL americano stia creando un mercato interno più fragile.

Per decenni, l’abbondanza del gas di scisto in Nord America è stata uno scudo contro l’instabilità energetica globale: una risorsa interna capace di garantire bollette contenute e un’industria competitiva.

Ma il webinar promosso ieri dalla IEEFA rivela una realtà molto più scomoda, fatta di stabilità esportata e volatilità importata. Mentre volumi record di gas liquefatto vengono spediti verso mercati esteri più redditizi, l’ecosistema interno dei prezzi resta agganciato alle dinamiche globali.

Generale Webinar Ieefa

Se da un lato il Nord America si prepara a gestire un terzo del gas liquefatto mondiale entro il 2030, dall’altro il mercato deve misurarsi con una rete infrastrutturale satura, con il fallimento dei nuovi progetti messicani e canadesi, con il definitivo tramonto della stabilità dei prezzi.

GNL americano export

 

Cosa rivela il Tracker

  • Dominio globale: Gli Stati Uniti sono passati dall’essere un attore marginale nel 2016 a diventare nel 2025 il primo esportatore mondiale di GNL. Entro il 2030, la capacità di export in Nord America è destinata a raddoppiare rispetto al 2025.
  • Stress interno: L’aumento dell’export sta creando tensioni per i consumatori domestici. Le esportazioni di gas hanno superato il consumo totale degli edifici residenziali e commerciali negli Stati Uniti.
  • Paradosso dei Prezzi. Esportando gas, il Nord America sta importando la volatilità dei prezzi mondiali. I consumatori locali si trovano in competizione con acquirenti europei e asiatici. Oggi circa i due terzi del GNL statunitense sono diretti in Europa.
  • Progetti fallimentari sul Pacifico. I progetti in Canada e Messico, pensati per servire l’Asia evitando il Canale di Panama, affrontano costi fuori controllo. Alcuni gasdotti canadesi hanno visto lievitare i costi da 4 a 14,5 miliardi di dollari.

Il boom degli export di GNL svuota le tasche degli americani

“Il settore delle esportazioni di GNL sta crescendo molto rapidamente. Ha registrato una forte crescita nell’ultimo decennio e probabilmente continuerà a crescere ancor più rapidamente. Le esportazioni di GNL stanno iniziando a creare tensioni per i consumatori di gas nordamericani”, spiega Clark Williams Derry, analista finanziario IEEFA.

Dal 2016, l’esplosione dell’export è stata il vero motore del mercato del gas statunitense, raggiungendo volumi che superano il fabbisogno dell’intero apparato industriale nazionale. L’emorragia di risorse verso l’estero espone il mercato interno a rischi inediti: ogni incremento della domanda globale svuota le riserve interne, scatenando rincari in bolletta.

“Oggi esportiamo più di quanto utilizzino tutte le nostre case e imprese messe insieme”, sottolinea  Williams Derry. Poi aggiunge: “i consumatori domestici si trovano in una guerra dei prezzi con gli acquirenti  europei ed asiatici per lo stesso gas”. E’ un vecchio adagio noto a noi europei.

Più si vende ai mercati esteri, più si importa instabilità per i cittadini. Se questa situazione garantisce profitti record a compagnie estrattive e trader, il conto viene scaricato sui consumatori finali, costretti a fare i conti con un’energia sempre più fuori controllo.

 

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Europa-Usa: un’interdipendenza fatale

  • Lato USA: senza l’Europa, l’industria americana del GNL va in corto circuito

Nelle fasi iniziali, la strategia dei produttori era rivolta quasi esclusivamente verso l’Asia e le Americhe, mercati allora considerati come la naturale destinazione di lungo termine.

“L’Asia, in particolare. Si riteneva fosse lì che si sarebbe concentrata la domanda. Si pensava che le economie asiatiche, affamate di energia, avrebbero avuto un crescente bisogno di GNL”, spiega Clark Williams Derry, analista IEEFA per il Nord America

Più tardi, a partire dal 2021 e con forte accelerazione nel 2022, l’industria statunitense del GNL ha trovato una nuova casa per le sue merci: l’Europa. Circa due terzi del GNL prodotto negli Stati Uniti vengono spediti verso le coste europee, consolidando una tendenza che vede nell’Europa il principale acquirente per il prossimo futuro.

Non è una dinamica limitata a pochi impianti, ma un fenomeno che coinvolge l’intero sistema continentale: ogni singolo terminal di GNL in Nord America fa oggi affidamento sull’Europa come acquirente strategico per la propria sostenibilità. Ma questo legame simbiotico nasconde rischi profondi: “Se l’Europa, ad esempio, decidesse di non voler più acquistare così tanto GNL dagli Stati Uniti, ci si dovrebbe inventare un nuovo sistema, nuove catene di approvvigionamento e nuovi acquirenti altrove”, Conclude Williams Derry.

  • Lato Europa: radicare la dipendenza con nuovi contratti a lungo termine

Il divorzio dal gas russo ha spinto l’Unione Europea tra le braccia del GNL americano. Una strategia di emergenza si trasforma in dipendenza strutturale da prezzi record.

“Il GNL statunitense è il più costoso per gli acquirenti dell’UE. Non stiamo comprando un combustibile fossile economico; è il più caro di tutti”, sottolinea Ana Maria Jaller-Makarewicz, analista IEFA Europa, durante il suo breve e incisivo intervento.

Tra il 2021 e il 2024, l’UE ha dimostrato resilienza, tagliando la domanda di gas di -20%. Nel 2021 l’Europa importava 151 miliardi di metri cubi (bcm) dalla Russia e solo 21 dagli USA. Nel 2025, l’import USA è quadruplicato arrivando a 81 bcm. Quattro volte tanto.

I magnifici cinque dell’import

Non tutti i Paesi europei sono esposti allo stesso modo. Nel 2025, il GNL americano è stato trainato da un ristretto gruppo di cinque nazioni che, da solo, rappresenta il 75% delle importazioni totali di GNL verso l’Unione:

  • Paesi Bassi: 21%
  • Francia: 18%
  • Spagna: 13%
  • Italia: 12%
  • Germania: 11%

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Il vero nodo strategico riguarda il futuro. Gli accordi siglati alla conferenza Gastech di Milano (settembre 2025) e durante gli incontri del P-TEC ad Atene (novembre 2025) stanno cementando questa relazione.

“Se tutti questi accordi discussi nel 2025 si concretizzassero, tra cinque anni importeremmo l’80% del nostro GNL da un’unica fonte: gli Stati Uniti”, conclude Jaller-Makarewicz.


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Consulente e ricercatrice freelance in ambito energetico e ambientale, ha vissuto a lungo in Europa e lavorato sui mercati delle commodity energetiche. Si è occupata di campagne di advocacy sulle emissioni climalteranti dell'industria O&G. E' appassionata di questioni legate a energia, ambiente e sostenibilità.