Bioenergia, India al centro della rivoluzione

Verso il raddoppio della produzione entro il 2030

L’India si è posizionata nel 2024 come il quarto consumatore mondiale di biocarburanti liquidi, un risultato ottenuto grazie a una crescita quadrupla dei consumi di etanolo dal 2018, anno di avvio della National Policy on Biofuels. Questa accelerazione non risponde solo a esigenze climatiche, ma è una mossa strategica per rafforzare la sicurezza energetica, riducendo la dipendenza dalle importazioni di greggio che, solo nel 2024, sono state mitigate per l’8% grazie alla miscelazione di etanolo nella benzina. Lo rivela il rapporto dell’Iea, India Bioenergy Market Report, le cui proiezioni indicano che, in uno scenario accelerato dove tutti i target annunciati vengano soddisfatti, la domanda di biocarburanti potrebbe più che raddoppiare, passando dai 293 petajoules (pj) del 2025 ai 609 pj entro il 2030.

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Foto di Lucut Razvan su Unsplash.

Successo dell’etanolo e ascesa del biogas compresso

L’industria dell’etanolo rappresenta il caso di successo più evidente nelle politiche energetiche indiane, con una capacità produttiva passata da poco più di 2 miliardi di litri annui nel 2018 a oltre 19 miliardi nel 2024. Il governo ha saputo creare un ecosistema favorevole attraverso meccanismi di prezzo amministrati, incentivi finanziari per l’espansione delle distillerie e una drastica riduzione dell’aliquota fiscale dal 18% al 5%.

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Parallelamente, il settore del biogas compresso (Cbg) sta vivendo una fase di espansione promettente, con circa 170 impianti operativi e quasi 300 in fase di costruzione o avviamento. Il potenziale tecnico è immenso: si stima che l’India possa produrre in modo sostenibile fino a 90 miliardi di metri cubi equivalenti di Cbg all’anno, una cifra che supererebbe il 120% dell’attuale domanda nazionale di gas naturale.

India: incentivi statali e diversificazione delle materie prime

Un elemento cruciale della strategia indiana è la diversificazione delle materie prime (feedstock) per evitare la competizione con le risorse alimentari. Se inizialmente la produzione dipendeva quasi esclusivamente dalla canna da zucchero, oggi le politiche permettono l’uso di cereali danneggiati, mais e scarti agricoli.

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A livello locale, stati come il Maharashtra e l’Uttar Pradesh guidano la classifica della produzione, offrendo sussidi in conto capitale e agevolazioni sui dazi elettrici che hanno attratto massicci investimenti privati. In particolare, l’Uttar Pradesh ospita da solo 36 impianti di Cbg operativi e prevede di triplicare la propria capacità nel breve periodo.

Biojet: le nuove frontiere dell’aviazione sostenibile

Il rapporto Iea evidenzia come l’India stia ora volgendo lo sguardo verso i cieli, con l’introduzione di mandati per l’uso di carburanti sostenibili per l’aviazione (Saf). Il governo ha approvato obiettivi di miscelazione dell’1% per i voli internazionali a partire dal 2027, con l’intenzione di salire al 5% entro il 2030. Questa nuova frontiera richiede però un ulteriore sforzo tecnologico e infrastrutturale: mentre l’etanolo e il biodiesel sono settori maturi, la produzione di biojet necessita di maggiori investimenti in ricerca e sviluppo e di una filiera di raccolta dei grassi e degli oli esausti più efficiente e capillare.

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Nonostante i successi, il percorso verso il 2030 presenta ostacoli non trascurabili. L’Iea sottolinea la necessità di stabilire tabelle di marcia a lungo termine che vadano oltre i semplici obiettivi di miscelazione a breve scadenza, fornendo certezze agli investitori. È fondamentale sviluppare catene di approvvigionamento integrate e un inventario nazionale delle biomasse per ottimizzare la logistica. Infine, la creazione di un quadro robusto per la contabilità del carbonio e la certificazione di sostenibilità sarà vitale per permettere ai biocarburanti indiani di accedere ai mercati internazionali e ai sistemi di credito verde, garantendo che la crescita del settore avvenga nel pieno rispetto degli standard ambientali globali.

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