Austria hub europeo per le batterie e la transizione energetica

Intervista a Susanne Mayr e Eva Gerold

L’Europa è nel pieno di una trasformazione industriale senza precedenti e al centro di questa rivoluzione si sta consolidando un protagonista d’eccezione l’Austria. Con un investimento in ricerca e sviluppo pari al 3,35% del Pil, e una produttività del lavoro che supera di gran lunga la media UE, il Paese non è più solo un ponte geografico, ma una vera piattaforma strategica per l’innovazione sostenibile.

AustriaIn questa intervista doppia per Canale Energia, approfondiamo le dinamiche che rendono il sistema austriaco un ecosistema unico, dove la ricerca d’avanguardia si sposa con programmi europei del calibro di Horizon Europe. Ne parliamo con Susanne Mayr, direttrice per Italia & Slovenia di Invest in Austraia presso Austrian Business Agency e Eva Gerold, ass. prof. Priv.-Doz. DI Dr. mont. Christian Doppler Laboratory for Advanced Recycling of Lithium-Ion Batteries, chair of Nonferrous Metallurgy Montanuniversität Leoben.

Come valutate l’importanza del modello di collaborazione unico tra università, centri di ricerca applicata e grandi player industriali per lo sviluppo di nuove chimiche e architetture di batteria? Quali sfide potrebbero emergere nel mantenere questa sinergia ad alto livello di competitività internazionale?

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Susanne Mayr

Susanne Mayr: Le aziende internazionali che hanno scelto di insediarsi in Austria citano regolarmente la stretta collaborazione con università e istituti di ricerca come un vantaggio competitivo decisivo. Questa integrazione tra scienza e industria è un vero motore di innovazione e genera un forte effetto spillover, che accelera il trasferimento dei risultati della ricerca nella pratica.

Eva Gerold: Il modello di cooperazione tra università, centri di ricerca applicata e grandi attori industriali è fondamentale per lo sviluppo di nuove chimiche e architetture di batteria. Le università apportano ricerca di base e profondità metodologica, i centri applicati fungono da ponte verso la maturità tecnologica, mentre i partner industriali contribuiscono con requisiti di scalabilità, costi, qualità e introduzione sul mercato. Questa stretta integrazione riduce i cicli di sviluppo, aumenta la rilevanza dei risultati e facilita il trasferimento dall’idea di laboratorio alle applicazioni industriali.

Le sfide derivano soprattutto dalla complessità di questa collaborazione: obiettivi diversi, orizzonti temporali e criteri di valutazione divergenti possono creare tensioni. A livello internazionale diventa inoltre più difficile trattenere talenti, armonizzare i quadri normativi e competere con regioni globali fortemente sovvenzionate. Per mantenere la sinergia ad alto livello servono strutture di governance chiare, fiducia reciproca, strumenti di finanziamento stabili e un orientamento strategico verso obiettivi tecnologici comuni.

Considerando l’elevato focus sull’economia circolare in Austria, in che modo l’innovazione nel riciclo avanzato delle batterie può concretamente mitigare la vulnerabilità della filiera europea rispetto alla dipendenza dalle materie prime critiche? Quali tecnologie ritiene avranno il maggiore impatto nei prossimi cinque anni per la filiera europea?

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Eva Gerold

Eva Gerold: Il forte focus sull’economia circolare in Austria offre una base importante per ridurre la vulnerabilità delle catene di approvvigionamento europee attraverso il riciclo avanzato delle batterie. Il recupero efficiente di materie prime critiche come litio, nichel, cobalto o manganese può ridurre significativamente la dipendenza da regioni geopoliticamente sensibili. Inoltre, il riciclo aumenta la sicurezza dell’approvvigionamento, stabilizza i costi e consente un maggiore controllo sugli standard ambientali e sociali lungo la filiera.

Nei prossimi cinque anni avranno un impatto decisivo le tecnologie con alta efficienza di recupero e basso consumo di energia e sostanze chimiche. Tra queste figurano i processi idrometallurgici avanzati, che permettono un recupero selettivo e quasi senza perdite, e gli approcci di riciclo diretto degli scarti di produzione, che preservano la struttura funzionale dei materiali catodici. Inoltre, processi automatizzati di smontaggio, passaporti digitali delle batterie e metodi di caratterizzazione basati sui dati saranno fondamentali per migliorare la scalabilità e la redditività. Insieme, queste tecnologie renderanno la filiera europea più robusta, sostenibile e strategicamente indipendente.

Susanne Mayr: Oltre all’economia circolare, in Austria si sono sviluppati negli ultimi anni altri campi di forza nel settore delle tecnologie per batterie. L’Ait si concentra sulla ricerca di materiali e chimica, mentre Joanneum Research è leader in sensoristica, monitoraggio basato su AI e simulazioni con gemelli digitali. Questa diversificazione dimostra quanto sia ampio e dinamico l’ecosistema austriaco.

Al di là del riciclo a fine vita, in che modo i principi dell’economia circolare stanno influenzando la fase di design e produzione delle batterie in Austria? Ritiene che l’innovazione in queste aree sia sufficientemente incentivata rispetto allo sviluppo delle sole prestazioni?

Susanne Mayr: L’Austria dispone di un sistema di finanziamento alla ricerca eccellente, che sostiene imprese, start-up e istituzioni scientifiche. Programmi come Aws e Ffg, strumenti di finanziamento pubblico, dimostrano il forte impegno strategico del governo austriaco. A ciò si aggiungono i centri Comet – Competence Centers for Excellent Technologies – consorzi di ricerca di altissimo livello che svolgono ricerca applicata in settori tecnologici strategicamente rilevanti. Questo crea un contesto in cui la collaborazione tra industria e ricerca prospera.

I principi dell’economia circolare non si limitano più alla fase di fine vita, ma influenzano già il design e la produzione delle tecnologie moderne: una chiara dimostrazione dell’orientamento strategico del nostro sistema di incentivi.

Eva Gerold: Aspetti come il Design for Recycling, architetture modulari di celle e pacchi, riduzione della varietà dei materiali e l’eliminazione di componenti critici o difficili da separare sono sempre più considerati. Inoltre, gli approcci strategici per prolungare la vita utile, riutilizzare le batterie in applicazioni second-life e raccogliere precocemente dati sui materiali e sullo stato stanno guadagnando importanza. In produzione, ciò si traduce in processi più efficienti dal punto di vista dei materiali, nel recupero degli scarti e in un monitoraggio migliorato per garantire qualità e risorse.

Rispetto allo sviluppo delle prestazioni, le innovazioni in queste aree non sono ancora incentivate allo stesso livello. Storicamente, l’attenzione si è concentrata su densità energetica, performance e riduzione dei costi, mentre la circolarità è stata spesso trattata come aspetto secondario. Negli ultimi anni si nota un cambiamento di mentalità, sostenuto da regolamenti europei e programmi nazionali, ma resta margine di miglioramento. Per sfruttare appieno il potenziale dell’economia circolare servono strumenti di finanziamento più mirati e di lungo periodo, che affrontino design, produzione e riciclo allo stesso livello delle prestazioni.

L’ecosistema austriaco è attivo in diversi campi R&D, dalla nanotecnologia all’elettrochimica avanzata. In un contesto di rapida evoluzione tecnologica, verso quali tipologie di batterie di prossima generazione ritiene che l’ecosistema di ricerca (e industriale) austriaco stia maggiormente puntando per garantire un vantaggio competitivo a lungo termine? Quali sfide ingegneristiche e di scale-up devono essere superate per portare queste nuove tecnologie dal laboratorio alla produzione su larga scala?

Eva Gerold: L’ecosistema austriaco si concentra principalmente sullo sviluppo di sistemi basati sul litio e su concetti post-litio selezionati. Un forte focus è sulle batterie allo stato solido, che offrono grande potenziale in termini di sicurezza, densità energetica e durata. Parallelamente, si lavora su catodi poveri o privi di cobalto, anodi arricchiti di silicio e sistemi elettrolitici sostenibili. Inoltre, le batterie al sodio stanno guadagnando attenzione, soprattutto per applicazioni stazionarie dove costi, disponibilità di materie prime e sostenibilità contano più della massima densità energetica.

Il passaggio dal laboratorio alla produzione industriale comporta sfide significative: produzione ripetibile di nuovi materiali su scala industriale, stabilità dei processi su grandi volumi e integrazione di nuovi sistemi nei processi esistenti. Per le batterie allo stato solido, la stabilità delle interfacce, l’integrità meccanica e la scalabilità degli elettroliti sottili sono ostacoli centrali. Inoltre, i nuovi concetti di celle richiedono standard di qualità, test e sicurezza adattati. Per garantire un vantaggio competitivo sostenibile, non basta l’eccellenza nella scienza dei materiali: serve un focus precoce sullo sviluppo dei processi, sulla produzione pilota e sulla fattibilità industriale.

Susanne Mayr: L’Austria offre un ecosistema di innovazione straordinariamente forte, basato sulla stretta integrazione tra università, istituti di ricerca e industria. Questa collaborazione è fondamentale per sviluppare nuove tecnologie e portarle con successo alla produzione industriale.

Un altro vantaggio è il sostegno mirato a start-up e spin-off, che consente di trasformare rapidamente i risultati della ricerca in prodotti commerciali. I programmi di finanziamento pubblico gestiti da Ffg, tra cui l’iniziativa Comet, insieme a programmi mirati come Aws Seed financing, creano un contesto in cui le giovani imprese possono crescere e affermarsi a livello internazionale. Esempi come ProtectLiB (Uni Graz), AccuPower (start-up austriaca), Danube Cell Manufacturing (Ait & WU) e Varta Innovation (TU Graz & Varta) dimostrano il successo di questo modello.

Questa combinazione di ricerca eccellente, partnership industriali solide e una scena di start-up dinamica rende l’Austria un luogo ideale per innovazione e creazione di valore sostenibile.

Come può l’Austria, in termini di policy e sostegno istituzionale, tradurre i suoi elevati investimenti in R&D e i vantaggi fiscali in un’attrazione concreta e duratura non solo per i centri di R&D internazionali, ma anche per le gigafactory e la produzione su larga scala?

Eva Gerold: La combinazione di eccellenza tecnologica, fattibilità industriale e politiche affidabili è decisiva per essere non solo un centro di sviluppo, ma anche un sito produttivo di livello internazionale. L’Austria può rafforzare la sua attrattività collegando gli insediamenti industriali ai punti di forza esistenti, come la ricerca di alta qualità, la competenza nell’economia circolare e la disponibilità di energia sostenibile.

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Un ruolo importante è svolto dal supporto istituzionale nel passaggio da impianti pilota a grandi impianti: procedure autorizzative accelerate, sportelli unici coordinati a livello federale e regionale e incentivi mirati per le infrastrutture produttive possono ridurre significativamente le barriere. Inoltre, è essenziale puntare sull’ampliamento delle competenze, attraverso programmi formativi mirati, reclutamento internazionale e una stretta collaborazione tra industria e università.

Susanne Mayr: Oltre alle università, l’Austria è unica nell’UE per la formazione tecnica grazie alle sue Höhere Technische Lehranstalten (HTL). Queste scuole pratiche, un vero elemento distintivo, formano già a livello secondario tecnici altamente qualificati – un fattore chiave per il passaggio dalla ricerca alla produzione industriale, soprattutto in tecnologie strategiche come le batterie.

Inoltre, l’iniziativa Work in Austria, gestita dall’Austrian Business Agency, aiuta le aziende ad attrarre talenti internazionali e integrarli nel mercato locale. L’Austria è un Paese piccolo, con spazi limitati, ma può competere grazie alla stabilità, a politiche affidabili e a un bacino di talenti qualificati, risultando così attrattiva soprattutto per la produzione dei prodotti di nicchia specializzati.

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Freelance nel campo della comunicazione, dell’editoria e videomaker, si occupa di temi legati all’innovazione sostenibile, alla tutela ambientale e alla green economy. Ha collaborato e collabora, a vario titolo, con organizzazioni, emittenti televisive, web–magazine, case editrici e riviste. È autore di saggi e pubblicazioni.