La Gran Bretagna pone al centro la risorsa idrica

L’Agenzia per l’Ambiente ha evidenziato rischi concreti per l’acqua dolce stabilendo target di protezione

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I cambiamenti climatici, l’eccessivo utilizzo del suolo e la crescita della popolazione hanno messo in allarme anche la Gran Bretagna. Il sistema idrico perde 3 miliardi di litri al giorno.

L’Agenzia Ambiente ha avviato una strategia per limitare lo spreco, ridurre la richiesta e aumentare le riserve, per evitare una crisi di disponibilità che, a questo ritmo, arriverà secondo le proiezioni entro il 2050. Il rapporto dell’Agenzia rileva che un quarto delle falde acquifere e un quinto dei fiumi subiscono una perdita di portata tale da poter essere dannosa per la fauna selvatica.
Inoltre, negli ultimi 30 anni si è verificato una crescita delle inondazioni, sia nel numero che nella devastazione degli effetti. Ultimamente anche periodi di siccità si sono alternati durante la stagione invernale, provocando danni non solo all’ambiente, soprattutto agricoltura e pesca, ma anche alla salute delle popolazioni con aumento dei casi di malattie dell’apparato respiratorio, e di quello digerente per la scarsità di acqua per lavare i cibi.

Queste mutazioni del clima intensificheranno fenomeni finora rari se non sconosciuti: ondate di calore, che possono causare incendi nei boschi; violenti temporali che possono causare alterazioni nell’equilibrio idrogeologico delle aree più sensibili.
A fronte di questi dati, considerando anche le migrazioni dal quadrante sud del nostro pianeta di soggetti provenienti da zone aride, la risorsa acqua acquisisce un ruolo determinante anche nelle relazioni internazionali.

Produzione di energia

La produzione di energia è indirizzata verso le rinnovabili e il nucleare, che hanno un consumo di acqua sensibilmente inferiore rispetto all’utilizzo di carbone e olio combustibile. Anche il gas ottenuto dal “fracking” non ha un consumo di acqua rilevante.

Come gli inglesi usano l’acqua dolce

Le risorse di acqua dolce sono utilizzate per oltre la metà (55%) dalle aziende idriche per soddisfare le esigenze del pubblico, mentre più di un terzo (36%) serve a produrre energia e all’industria.

I punti chiave della strategia inglese

Gli utenti dovranno evitare gli sprechi nell’utilizzo quotidiano, limitando l’uso fino a 140 litri a persona ogni giorno entro 25 anni. Le aziende idriche dovranno invece agire su perdite e sprechi, aggiornando e modernizzando le infrastrutture. Nel mirino anche le industrie che devono implementare processi produttivi virtuosi e tagliare le perdite.

Le azioni in essere in Italia

Anche in Italia la gestione e la attenzione agli habitat fluviali è oggetto di studi e integrazioni normative. L’ultimo numero di e7 apre con un focus dedicato a strumenti destinati alla riqualificazione dei bacini fluviali, i cosiddetti: “Contratti di Fiume (CdF)”. Nel numero diversi contributi tra cui l’intervista a Massimo Bastiani, esperto dell’Osservatorio Nazionale dei Contratti di Fiume.

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