AriaqualitCoinvolgere i cittadini invitandoli a contribuire attivamente al rilevamento del biossido di azoto (NO2) presente nell’atmosfera. E’ questo il perno attorno a cui ruota il progetto NO2, NO GRAZIE!, la campagna di monitoraggio scientifico partecipato promossa dall’associazione Cittadini per l’Aria che mira a influire sulle politiche locali per migliorare la qualità dell’atmosfera.

Il progetto, arrivato quest’anno alla sua terza edizione, coinvolgerà a partire da fine gennaio gli abitanti di Roma, Milano e Napoli e vedrà la collaborazione con Salvaiciclisti Roma e il Comitato Vivibilità Cittadina di Napoli. Grazie alla partecipazione attiva dei cittadini al monitoraggio del biossido di azoto si potranno presentare alle amministrazioni cittadine dati utili a supportare l’adozione di nuove misure anti-smog.

Insieme ad Anna Gerometta, presidente di “Cittadini per l’Aria”, abbiamo approfondito l’iniziativa.

Come è nata l’iniziativa “Cittadini per l’Aria” e come si è evoluta nel corso delle diverse edizioni?

L’input per la creazione del progetto è stato rappresentato dalla riflessione sul grosso impatto del diossido di azoto sull’atmosfera nelle nostre città, un tema al centro delle cronache mondiali a ridosso del cosiddetto deiselgate. Siamo diventati tutti molto più attenti al  livello delle emissioni degli ossidi di azoto legate al diesel e abbiamo deciso dare vita a quest’iniziativa che è pensata per dare un contributo a diffondere più consapevolezza su questa problematica.

Il concept del progetto è mutuato dalle esperienze realizzate in altri Paesi d’Europa, noi abbiamo pensato di realizzarlo anche in Italia. Abbiamo attivato la prima campagna nel gennaio 2017 a Milano riscuotendo un grande successo, poi abbiamo replicato l’anno successivo coinvolgendo questa volta Milano Roma e Brescia, fino ad arrivare all’edizione 2019 che si tiene a Roma, Milano e Napoli.

Il biossido di azoto è un inquinante molto pericoloso per la salute umana, noi con questo progetto facciamo in modo che i cittadini possano mostrare le concentrazioni di questa sostanza nell’aria che respiriamo tutti i giorni.

Cosa contiene il kit per il monitoraggio che fornirete ai cittadini per fare le rilevazioni? Come verrà consegnato ai partecipanti?

Il cittadino deve per prima cosa iscriversi all’iniziativa e poi ritirare in appositi punti di raccolta Il kit, che consiste in una piccola fialetta. In una delle estremità interne di questo contenitore è presente una particolare sostanza che assorbirà, durante il periodo di campionamento, l’inquinante presente nell’aria.

In particolare dei due piccoli tappi presenti sulla fialetta va aperto solo quello bianco, lasciando invece chiuso quello grigio. Una volta collocato il minicontenitore su un apposito supporto fornito da noi, si potrà procedere con le rilevazioni per un periodo di 4 settimane. Il tappino grigio che non abbiamo aperto verrà poi inviato a un laboratorio che elaborerà una serie di dati sul livello di inquinamento.

A questo punto parte la fase di elaborazione delle informazioni…

Sì, i dati vengono rielaborati e mappati. In particolare quest’anno sarà disponibile per i cittadini un’app che consentirà di mapparsi autonomamente grazie al codice a un codice a barre applicato sul campionatore.

In generale ogni punto di campionamento conterrà un dato numerico relativo all’inquinamento misurato in quel mese e un altro relativo alla stima delle concentrazioni in quel punto per tutto l’anno.

E’ importante inoltre sottolineare che i livelli delle concentrazioni indicati nel puntatore delle mappe interattive che realizziamo si ottengono dopo aver calibrato il dato dei campionatori passivi con i dati di Arpa. Durante il periodo di campionamento del progetto saranno infatti posizionate intorno alle centraline Arpa alcuni campionatori passivi cin modo da avere rilevazioni in contemporanea. In questo modo alla fine del progetto si potrà verificare l’eventuale discrepanza tra il dato del campionatore e quello dell’Arpa, calibrando i valori in caso di discrepanze.

Il progetto è stato inoltre un input capace di tradursi in concreti provvedimenti per migliorare la qualità dell’aria. Come è avvenuto tutto questo?

Nel gruppo di ricercatori coinvolti nel progetto c’erano anche degli epidemiologi che ci hanno aiutato a inserire nelle mappe la concentrazione mensile e annuale di sostanza inquinante insieme a tre indici: l’incremento di mortalità, quello di asma per bambini e l’incremento del numero dei ricoveri che si verifica a quella determinata concentrazione di inquinante rispetto all’ipotesi in cui venissero rispettati i limiti di legge.

Dopo il primo progetto gli epidemiologi hanno fatto inoltre qualcosa in più: hanno creato quella che viene definita una mappa lurf, un sistema di mappatura che sfrutta l’intelligenza artificiale ed è in grado di colmare il gap del dato nei punti in cui non sono arrivate le rilevazioni dei cittadini. Sulla base di un modello si può stimare così la concentrazione puntuale in tutta la città, con una buona approssimazione. Queste stime, in particolare, nel corso delle scorse edizioni, hanno dato un’idea dell’incremento di mortalità per effetto della violazione del limite di legge a Milano e a Roma. Ciò ha poi avuto i suoi effetti sulla politica urbana di queste due città.

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