L’innovazione dell’idrogeno nel settore del Laterizio

Limiti e strategie di transizione

La decarbonizzazione dei settori hard-to-abate, come il laterizio e la ceramica, è una sfida complessa a causa dell’alta intensità termica richiesta dai processi di cottura ed essiccazione, difficilmente elettrificabili su larga scala.

Tuttavia, un’analisi approfondita condotta presso l’Industria Laterizi La Moderna La Fauci S.r.l. ha dimostrato che l’impiego di questo vettore richiede una valutazione molto cauta, poiché i limiti tecnici ed economici rischiano di superarne i benefici ambientali.

Dallo studio è emerso che l’idrogeno non è una soluzione “pronta all’uso”. Oltre alle problematiche normative e di costo, la conversione degli impianti presenta criticità qualitative: la fiamma dell’idrogeno, più calda di quella del metano, e la maggiore produzione di vapore acqueo nei processi essiccativi possono alterare l’equilibrio termico dei forni. Nel caso di prodotti sensibili come piastrelle o sanitari, anche una minima variazione cromatica indotta dall’ambiente di combustione può compromettere l’intera produzione.

L’impiego dell’idrogeno presenta ostacoli tecnici e qualitativi rilevanti:

  • Qualità del prodotto: La combustione di H₂ altera la trasmissione del calore e aumenta i volumi di vapore acqueo. Questo può determinare l’alterazione della qualità cromatica di piastrelle e sanitari compromettendone la produzione.
  • Limiti tecnici: Le temperature di fiamma elevate richiedono nuovi materiali per i bruciatori.
  • Inefficienze: la maggiore produzione di vapor d’acqua riduce il potenziale di essiccazione

 Opportunità di evolvere nell’uso dell’H2 verde

L’analisi su scala nazionale evidenzia inoltre seri dubbi sulla scalabilità. Un blend al 20% di idrogeno ridurrebbe le emissioni di CO2 solo del 6%, a fronte di perdite energetiche del 30% durante l’elettrolisi, che rappresenta una quota esigua rispetto agli enormi investimenti necessari. In uno scenario con blend al 50%, il settore dovrebbe installare elettrolizzatori per una potenza complessiva di 3.000 MWe tale da richiedere circa 26.000 km² di superfici fotovoltaiche — un valore incompatibile con la realtà territoriale italiana — e un consumo di acqua distillata pari a un miliardo di litri l’anno. Queste evidenze suggeriscono che, allo stato attuale, la conversione all’idrogeno sia meno efficiente rispetto al mantenimento dei vettori tradizionali abbinato a una spinta elettrificazione dove possibile (scala ridotta, artigianato, produzione specializzata).

Strategie di Efficientamento Reali

Piuttosto che puntare su una tecnologia non ancora matura e controversa, l’esperienza aziendale ha tracciato un piano d’azione alternativo basato sull’approccio multidisciplinare che introduce soluzioni tecniche e gestionali:

  • il relamping totale,
  • la sostituzione dei motori con modelli HE IE4,
  • l’ottimizzazione dei tempi di essiccazione (che ha azzerato la necessità di calore integrativo),
  • la revisione del sistema di generazione dell’aria compressa,
  • il rinnovamento della distribuzione elettrica,
  • l’upgrade del sistema di monitoraggio,
  • l’installazione di un impianto fotovoltaico da 1 MW per la produzione diretta a supporto degli usi significativi elettrici, preferendo la produzione elettrica diretta alle conversioni multiple.

In conclusione, la decarbonizzazione del comparto è un processo complesso che non può dipendere da una singola “soluzione magica”, ma richiede l’integrazione di più leve tecnologiche e operative. Il futuro risiede in una logica adattiva che combini efficienza energetica, elettrificazione mirata e l’esplorazione di vettori più gestibili, come il metanolo verde. La transizione energetica, per essere efficace, deve abbandonare le astrazioni teoriche e poggiare su basi tecniche solide e una lettura consapevole del contesto industriale reale.

La strada verso la decarbonizzazione passa per un mix adattivo che guardi a:

  1. Massima efficienza energetica dei processi esistenti,
  2. Elettrificazione mirata (nelle piccole produzioni compatibili),
  3. Vettori alternativi: Il metanolo verde appare più gestibile dell’idrogeno, sebbene restino ostacoli rilevanti su costi, disponibilità, mancanza di economie di scala e infrastrutture.
  4. Tecnologie CCUS (cattura e stoccaggio della CO₂).

Ne emerge quindi che la transizione energetica è efficace solo se basata su analisi tecniche concrete e capacità di adattamento, evitando soluzioni teoriche non scalabili nel contesto industriale reale.

Leggi anche: L’impegno della filiera del cemento e del calcestruzzo per la sostenibilità


Per ricevere quotidianamente i nostri aggiornamenti su energia e transizione ecologica, basta iscriversi alla nostra newsletter gratuita

Tutti i diritti riservati. E' vietata la diffusione
e riproduzione totale o parziale in qualunque formato degli articoli presenti sul sito.
Esperto presso il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Piano Triennale di Realizzazione 2025-27. Esperto presso la Presidenza della Regione Siciliana, qualità strategica e operativa Programma Interreg 2021/27. Esperto Progetti a valere su PNRR e PR-FESR 2021-27 per diverse Regioni italiane. Responsabile EGE del Comitato di Certificazione presso RICEC Organismo internazionale di certificazione. Libero professionista, Energy Manager per grandi PP.AA. e imprese a forte consumo energetico in tutta Italia. In possesso di plurime certificazioni delle competenze in ambito nazionale (EGE, Esperto in energetica, etc.) ed europeo (Energy Auditor, Training provider, etc.).