Energy & Water Saving: quali tecnologie deve adottare l’industria per un futuro più efficiente e sostenibile

Il calore rappresenta il 50% del consumo finale di energia, mentre l’84% dell’energia primaria dipende ancora da fonti non rinnovabili. Inoltre, la domanda idrica globale rischia di superare del 40% la disponibilità sostenibile entro il 2030. Per affrontare queste sfide, quali sono le soluzioni innovative da adottare?

La green transition rappresenta una sfida cruciale per il settore Energy & Water Saving, chiamato oggi a confrontarsi con un quadro normativo sempre più rigoroso e con una crescente consapevolezza da parte dei consumatori finali. Le aziende del comparto non possono più limitarsi a soddisfare requisiti minimi di conformità: devono adottare soluzioni innovative e sostenibili che rispondano alle aspettative di un mercato sempre più esigente. In questo contesto, la riduzione dei consumi energetici e dell’impatto ambientale non è più un’opzione, ma una condizione necessaria per restare competitivi a livello globale. 

Uno degli interventi più efficaci per ridurre i consumi, l’impatto ambientale e i costi operativi è rappresentato dal recupero termico dai fumi esausti attraverso soluzioni avanzate di condensazione e riutilizzo del calore e dell’acqua contenuti negli esausti. Renovis, ESCo (Energy Service Company) certificata UNI CEI 11352 che propone e realizza soluzioni per l’efficienza energetica rivolte all’industria, ha progettato sistemi di recupero energetico e idrico nell’ambito di due studi tecnico-industriali.

Nel primo caso, in Provenza, in un grande stabilimento di produzione carta e cartongesso, l’obiettivo del progetto è ridurre il prelievo di acqua di rete in un contesto colpito da una crisi idrica. Nel secondo, in Emilia-Romagna, il sistema riguarda l’ottimizzazione del processo di essiccazione – integrando recupero termico e pompe di calore – per ridurre il consumo di vapore.

Entrambi si basano sull’applicazione di sistemi di captazione e condensazione dei fumi umidi, associati all’uso di pompe di calore industriali ad alto rendimento oppure chillers, per migliorare la resa del recupero termico e portare i fumi sotto il punto di rugiada, permettendo così il recupero simultaneo di energia termica e acqua, entrambe reimpiegate all’interno del ciclo produttivo.

Tali progetti dimostrano come la combinazione di tecnologie collaudate e innovative possa generare valore su più livelli: ambientale, economico e sociale, contribuendo a posizionare le aziende coinvolte come pionieri della sostenibilità industriale e favorendo dinamiche di educazione e influenza positiva sul mercato.

Ne abbiamo parlato con Alessandro Brizzi, general manager di Renovis.

Alessandro Brizzi, General Manager di Renovis
Alessandro Brizzi, General Manager di Renovis

Quali sono le principali sfide e/o problematiche operative da affrontare?

Lo stabilimento in Provenza, situato in una delle aree più colpite dai cambiamenti climatici, dove l’aumento delle temperature estive aveva innescato una crisi idrica, si trova a dover far fronte a restrizioni stringenti sul prelievo idrico. Queste misure, che impongono una riduzione fino al 60% dei consumi idrici nei mesi estivi, mettono a rischio la continuità operativa e provocano potenziali sanzioni severe qualora le ordinanze non venissero rispettate.

A Bologna, invece, lo stabilimento espelle in atmosfera aria umida a 107°C, con un alto contenuto d’acqua (circa 70 g/kg) durante il processo di essiccazione della mistura umida. Tale condizione comporta uno spreco energetico, poiché viene dispersa una quantità significativa di calore, aumentando contestualmente il consumo di vapore e incidendo negativamente sui costi operativi.

Quali sono le proposte di Renovis?

Per lo stabilimento di produzione di carta e cartongesso, per garantire la continuità produttiva e contribuire al risparmio delle risorse idriche, è stato progettato un avanzato sistema di recupero termico, in grado di intercettare i fumi esausti e umidi provenienti da un tunnel di essiccazione (80.000 Nm³/h a 80°C) e convogliarli, tramite una rete aeraulica dedicata, verso un condensatore brevettato alimentato da acqua refrigerata. Le tecnologie impiegate includono: impianti chillers ad altissimo rendimento e, nei periodi meno critici, l’utilizzo della modalità free-cooling.

A Bologna, invece, è stato pensato un sistema integrato basato su quattro scambiatori di calore, organizzati in due circuiti complementari: il circuito interno sfrutta una prima fase di raffreddamento dell’aria esausta per preriscaldare l’aria in ingresso all’essiccatore; quello esterno, invece, utilizza una pompa di calore industriale che, operando come sorgente a bassa temperatura, completa il raffreddamento e assiste nella condensazione dell’acqua presente nell’aria in ingresso. Insieme, queste soluzioni garantiscono una potenza frigorifera complessiva di circa 531 kW.

Quali sono i risultati stimati?

In Provenza, il sistema può rendere possibile la condensazione di circa 6.500 litri d’acqua all’ora, raccolta e reimmessa nel ciclo produttivo. In questo modo, lo stabilimento è in grado di ridurre sensibilmente la dipendenza da risorse idriche esterne, garantendo conformità alle normative locali e rafforzando la resilienza produttiva. L’intervento è decisivo anche nel contrastare le problematiche ambientali e sociali legate alla crisi idrica regionale.

A Bologna, invece, grazie al sistema integrato, lo stabilimento riesce a recuperare annualmente circa 9.274 tonnellate d’acqua, riutilizzabili internamente. Inoltre, la pompa di calore restituisce 409 kWt, con 272 kWt impiegati per aumentare ulteriormente la temperatura dell’aria di processo e 137 kWt destinati ad alimentare altre utenze produttive. Tale intervento può portare a un risparmio energetico pari a 5.507 MWh/anno, migliorando l’efficienza operativa e contribuendo a ridurre i costi e l’impatto ambientale.

 


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