Imballaggi, il comparto chiede “regole chiare per innovare”

Dati, richieste, prospettive alla luce del Regolamento EU

L’industria degli imballaggi in Italia si distingue per la sua sostenibilità economica e sociale. Nel 2024, il settore ha registrato una produzione di oltre 17 milioni di tonnellate, con un fatturato di circa 38 miliardi di euro, rappresentando il 3,3% del fatturato dell’industria manifatturiera totale e l’1,7% del Pil. Seppur registrando una leggera flessione economica pari all’1,2%, il comparto ha dimostrato resilienza grazie a una domanda stabile e diversificata, trainata principalmente dai settori alimentare (78%), cosmetico e dell’e-commerce. Questa la fotografia delineata al convegno Filiera a confronto: l’Italia dell’imballaggio verso la nuova normativa europea, che si è svolto il 29 gennaio alla Sala dell’Istituto di Santa Maria in Aquiro presso il Senato della Repubblica.

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L’evento, organizzato da Giflex (Gruppo Imballaggi Flessibili) è stato occasione per presentare, oltre agli ultimi dati economici, anche le richieste e le prospettive di settore alla luce del nuovo Regolamento europeo sugli imballaggi (Ppwr). Il quadro che emerge riflette un’industria italiana tecnologicamente avanzata, che si focalizza su imballaggi leggeri, riciclabili e a basso impatto ambientale.

Filiera italiana: imballaggi sostenibili e accessibili

Se il consuntivo del 2025 è ancora in fase di consolidamento, i numeri sul 2024 rilevano per l’Italia un anno di crescita moderata, ma comunque solida, dove è in crescita la produzione industriale e l’attività manifatturiera, rispettivamente dello 0,3% e 0,6%. In questo contesto di stabilità, “il packaging ha continuato a dimostrare di essere un’industria dinamica, autonoma e positiva” ha fatto il punto la presidente dell’Istituto Italiano Imballaggio, Alessandra Fazio.

La ricerca di monomateriali di packaging riutilizzabili, verso nuove soluzioni basate sull’economia circolare e sulla riduzione dell’impronta ambientale, sta procedendo spedita. “In questo senso, l’imballaggio ha il suo contesto, la sua importanza, non deve essere considerato un costo né dall’industria né dai cittadini” ha detto Fazio.

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Alessandra Fazio, presidente dell’Istituto Italiano Imballaggio.

I dati rilevano però un saldo negativo, poiché le importazioni hanno superato le esportazioni di circa 171.000 tonnellate: “Questo è un chiaro segnale di una crescente pressione competitiva da parte dei mercati a minor costo” ha spiegato Fazio, lanciando un appello alle istituzioni: “Il nostro settore chiede regole chiare, proporzionate e applicabili, questo per continuare a innovare e a sostenere la filiera italiana” che oggi conta 7.000 aziende, occupa 110.000 addetti distribuiti capillarmente su tutto il territorio, e vale oltre 51 miliardi di euro.

Oltre al valore ecologico degli imballaggi, Fazio ne ha evidenziato anche la caratteristica dell’accessibilità: “Se pensiamo a fasce di popolazione come terza età e bambini, e pensiamo a sistemi di apertura facilitata, l’imballaggio diventa anche uno strumento di inclusione, oppure al contrario di non accessibilità se pensiamo a certi sistemi”.

Regolamento EU: “Affrontare la sfida della riduzione del consumo”

Il convegno ha riunito esperti del settore packaging per discutere l’impatto del Regolamento Ppwr sulla filiera. Alberto Palaveri, presidente di Giflex e vicepresidente Assografici, ha sottolineato che “l’imballaggio deve essere visto come un alleato e non come un nemico, promuovendo una logica di collaborazione tra le aziende”. È emersa l’importanza di investire in innovazione per mantenere la leadership a livello continentale, affrontando la sfida della riduzione del consumo di materiali.

Rispetto all’attuale quadro legislativo europeo, Giflex propone un approccio pragmatico alla regolamentazione europea, costruttivo e non ideologico, orientato ai risultati e alla fattibilità industriale. La richiesta è di agevolare le prassi di mercato che generano riduzione di immesso al consumo, attraverso progetti di investimento mirati per permettere alle imprese di trasformare gli obiettivi regolatori in scelte industriali e in risultati misurabili. Si punta anche a migliorare il sistema di raccolta e riciclo che varia a seconda del packaging, una sfida che l’Italia deve affrontare con spirito industriale senza precludersi soluzioni che possono essere abilitanti come, ad esempio, il riciclo chimico.

Packaging non solo oggetto fisico ma “piattaforma broadcaster”

Da qui, la necessità di considerare il packaging non solo come un insieme di obblighi normativi, ma come un elemento fondamentale del sistema che collega produzione, distribuzione e gestione del fine vita. L’imballaggio deve essere visto come una piattaforma di innovazione e comunicazione, in grado di facilitare lo scambio di informazioni tra attori del sistema. Occorre cioè guardare oltre il semplice oggetto fisico: “La tecnologia può trasformare il packaging in una infrastruttura informativa e anche relazionale” ha chiarito Erik Ciravegna, ricercatore dell’università di Bologna.

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Erik Ciravegna, ricercatore dell’università di Bologna.

Parlando in termini di tecnologie digitali avanzate, Ciravegna ha descritto il packaging come “un broadcaster, un mezzo di comunicazione di massa interattivo, un social media, perché effettivamente registra, elabora, diffonde i contenuti informativi, quindi dati e informazioni lungo tutto il percorso”. Tecnologie come lo smart packaging possono trasformare l’imballaggio in un’infrastruttura informativa, migliorando l’efficienza e la tracciabilità, e contribuendo a decisioni condivise e sostenibili.

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Per tutelare il made in Italy occorre “vincere le sfide ambientali europee come Ppwr e Supd (Single Use Plastic Directive, ndr)” ha inquadrato il presidente della Federazione Carta e Grafica Andrea D’Amato. Per farlo occorre coniugare investimenti tecnologici a un’agenda strategica che miri alla salvaguardia della nostra competitività”. Un tema fondamentale, ha sottolineato, se non altro per “permettere alle nostre industrie di realizzare la transizione ecologica e tecnologica, continuando ad operare sul mercato in maniera sana ed efficiente”. In termini di sfide, D’Amato ha poi richiamato anche il Circular Economy Act, per il quale, ha affermato, si dovrà fare “maggiore chiarezza sui criteri Epr, quindi la stessa responsabilità dei produttori che noi chiediamo siano sempre più trasparenti”.

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Freelance nel campo della comunicazione, dell’editoria e videomaker, si occupa di temi legati all’innovazione sostenibile, alla tutela ambientale e alla green economy. Ha collaborato e collabora, a vario titolo, con organizzazioni, emittenti televisive, web–magazine, case editrici e riviste. È autore di saggi e pubblicazioni.