Regno Unito, miniera d’oro geotermica da 3.900 gigawatt

Focus sul rapporto The future of geothermal in the UK

L’energia geotermica si appresta a diventare la spina dorsale della resilienza energetica del Regno Unito. Secondo il documento The future of geothermal in the UK, il potenziale teorico stimato è di circa 3.900 gigawatt di calore, una risorsa colossale definita accessibile, rinnovabile e prodotta localmente. Il rapporto sottolinea come l’integrazione di sistemi a pompa di calore e lo stoccaggio termico in acquifero (Ates) potrebbero coprire il 61% dell’attuale domanda di riscaldamento e il 79% di quella di raffreddamento del Paese.

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Investimenti e capitali: rotta verso la decarbonizzazione

Il passaggio alla geotermia è sostenuto da impegni finanziari significativi da parte del governo e di fondi nazionali. Il National Wealth Fund ha recentemente annunciato un impegno di circa 37,2 milioni di euro a favore di Cornish Lithium per far avanzare i progetti di estrazione combinata di litio e calore geotermico, che si aggiungono a un precedente investimento di circa 28,8 milioni di euro effettuato nel 2023.

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Parallelamente, il Public Sector Decarbonisation Scheme sta finanziando reti di teleriscaldamento geotermico presso l’università di York con circa 42 milioni di euro e presso il Queen’s Medical Centre di Nottingham con circa 43,2 milioni di euro.

La mappa del calore: dai bacini sedimentari alle miniere dismesse

La distribuzione del potenziale geotermico non è uniforme, ma identifica zone strategiche di alta priorità. Il bacino del Wessex, nel sud dell’Inghilterra, emerge come l’obiettivo principale per lo sviluppo di progetti per le elevate temperature del sottosuolo, adatto sia per il riscaldamento diretto che per la generazione di energia a bassa entalpia.

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Altre aree chiave includono il bacino di Cheshire nel nord-ovest e i bacini di Larne e Lough Neagh in Irlanda del Nord. Un’opportunità unica è rappresentata dalle miniere di carbone dismesse e allagate, come quelle di Glasgow e del corridoio Manchester-Liverpool, che offrono vasti spazi sotterranei già pronti per l’estrazione di energia geotermica.

Costi e tecnologie: ridurre il rischio per sbloccare il mercato

Nonostante il potenziale, il settore deve affrontare barriere economiche legate ai costi di perforazione, che per una coppia di pozzi profondi oscillano tra circa 10,8 milioni di euro e 24 milioni di euro. Per mitigare il rischio minerario e attirare capitali privati, il rapporto propone l’istituzione di una Geothermal Resource Insurance Facility, uno strumento assicurativo che coprirebbe il rischio di perforazione di pozzi secchi o sotto-performanti, sul modello di quanto già avviene in Francia, Paesi Bassi e Germania.

L’obiettivo è trasformare progetti ad alto rischio in asset bancabili, riducendo i costi di finanziamento del 20% e accelerando la creazione di una filiera industriale nazionale.

Un’eredità industriale al servizio dell’energia geotermica

Il Regno Unito può contare su un vantaggio competitivo unico: l’esperienza decennale nei settori del petrolio, del gas e dell’estrazione mineraria. Le competenze tecniche nella perforazione di pozzi ad alta temperatura e nella gestione dei bacini sotterranei sono direttamente trasferibili alla geotermia.

Questo passaggio non solo garantisce la sicurezza energetica, ma offre una via di riconversione per la forza lavoro del Mare del Nord, posizionando il Paese come leader globale nell’innovazione geotermica e nella creazione di nuovi posti di lavoro ad alto valore aggiunto.

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