La sfida della mobilità: come vincere la povertà dei trasporti

Presentato a Milano il primo Green Paper per superare le vulnerabilità sociali

Il diritto alla mobilità in Italia non è garantito per tutti allo stesso modo, delineando una nuova e preoccupante forma di vulnerabilità sociale che colpisce milioni di cittadini. L’incapacità di sostenere i costi dei trasporti, sia pubblici che privati, o l’assenza fisica di collegamenti adeguati per raggiungere il posto di lavoro, le scuole e i servizi sanitari sono i pilastri della cosiddetta povertà dei trasporti. Questo fenomeno, analizzato nel primo Green Paper dedicato al tema e presentato a Milano dal Transport Poverty Lab, evidenzia come la mobilità non sia solo una questione tecnica, ma un fattore determinante per l’equità e lo sviluppo economico dell’intero sistema nazionale.

mobilità
Foto di Markus Spiske su Unsplash.

Numeri di un’emergenza nazionale e divario Nord-Sud

La fotografia scattata dal rapporto rivela che circa 7,3 milioni di italiani risiedono attualmente in zone caratterizzate da un’offerta di trasporto pubblico del tutto insufficiente. Parallelamente, circa 1,2 milioni di nuclei familiari si trovano in una condizione di doppio rischio: da un lato la precarietà economica e dall’altro la necessità di sostenere spese per la mobilità estremamente gravose sul bilancio domestico.

Il documento mette in luce un divario territoriale profondo e inquietante. Mentre città come Milano registrano un’offerta che supera i 16.000 posti/km per abitante, in diverse aree della Sicilia e della Sardegna questa disponibilità crolla drasticamente sotto la soglia dei 200 posti/km, a fronte di una media nazionale di circa 4.600. Questa disparità si riflette anche nelle statistiche regionali: in Calabria la quota di famiglie vulnerabili supera il 10%, mentre in Trentino-Alto Adige il dato scende sotto il 2%, confermando come la povertà dei trasporti sia strettamente legata alla geografia del territorio e alla qualità delle infrastrutture locali.

Quattro facce della vulnerabilità e l’impatto delle politiche europee

Per comprendere meglio il fenomeno, il Green Paper identifica quattro categorie principali di cittadini vulnerabili. Si parte dalla vulnerabilità assoluta, che colpisce chi unisce un reddito basso all’assenza totale di opzioni di trasporto, fino alla vulnerabilità territoriale, tipica di chi ha risorse adeguate ma vive in contesti così poveri di servizi da essere costretto a un uso massiccio e costoso dell’auto privata. Esiste poi una vulnerabilità personale legata a barriere fisiche o sociali che impediscono l’uso di servizi pur presenti sul territorio.

A queste forme strutturali si aggiunge la cosiddetta vulnerabilità indotta, definita dai regolamenti europei come l’impatto economico negativo che le misure per la transizione ecologica possono avere sui cittadini più fragili e sulle microimprese. Per mitigare questo rischio, il Fondo Sociale per il Clima prevede di mobilitare 85 miliardi di euro a livello europeo tra il 2026 e il 2032, di cui circa 9 miliardi sono destinati specificamente all’Italia per sostenere la decarbonizzazione senza lasciare indietro nessuno.

Povertà dei trasporti: strategie e soluzioni per una mobilità inclusiva

Il contrasto alla povertà dei trasporti richiede un approccio integrato che agisca sia sulla domanda che sull’offerta. Tra le misure suggerite figurano incentivi fiscali e schemi di leasing sociale per l’acquisto o il noleggio di veicoli a zero emissioni, destinati prioritariamente a chi ha redditi bassi o deve percorrere lunghe distanze per lavoro. Fondamentale è anche l’investimento in infrastrutture di ricarica intelligenti nelle aree più svantaggiate e il rafforzamento dei servizi on-demand e della mobilità condivisa per coprire il cosiddetto ultimo miglio.

Esperienze internazionali e prime applicazioni italiane mostrano l’efficacia di strumenti come il Mobility Wallet, un portafoglio digitale per pagare diversi servizi di trasporto, o i bonus per il trasporto pubblico sussidiato. L’obiettivo è trasformare il sistema attraverso la creazione di hub di mobilità nelle aree rurali e suburbane, facilitando lo scambio tra mezzi pubblici, biciclette e carpooling incentivato, garantendo così che la transizione ecologica diventi un’opportunità di riscatto sociale.

Il punto di vista delle istituzioni e degli esperti

Il dibattito ha raccolto le riflessioni di esponenti chiave del settore politico e industriale. Vannia Gava, viceministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, ha sottolineato come la povertà dei trasporti costringa milioni di persone a rinunciare a studio e lavoro, confermando l’impegno del Governo nell’utilizzare i fondi del Piano Sociale per il Clima per voucher destinati a un milione di utenti e per il rafforzamento delle infrastrutture nelle aree meno servite.

Edo Ronchi, presidente della fondazione per lo sviluppo sostenibile, ha rimarcato che il settore dei trasporti è l’unico a non aver ridotto le emissioni dal 1990, rendendo la transizione un obbligo non solo ambientale ma anche sanitario. Dal mondo delle imprese, Giuseppina Gualtieri di Asstra e Tper ha ribadito la centralità della sostenibilità sociale nelle politiche aziendali, mentre Fabrizio Garavaglia di Nordcom ha evidenziato come l’innovazione digitale e l’intelligenza artificiale siano leve indispensabili per una pianificazione efficace. Infine, Raimondo Orsini, coordinatore del TPLab, ha concluso ricordando che le disuguaglianze nella mobilità impattano sullo sviluppo dell’intero Paese, rendendo necessarie politiche nazionali coraggiose, specialmente a favore delle nuove generazioni.

Leggi anche Carpooling pilastro integrativo del trasporto pubblico


Per ricevere quotidianamente i nostri aggiornamenti su energia e transizione ecologica, basta iscriversi alla nostra newsletter gratuita

Tutti i diritti riservati. E' vietata la diffusione
e riproduzione totale o parziale in qualunque formato degli articoli presenti sul sito.
Un team di professionisti curioso e attento alle mutazioni economiche e sociali portate dalla sfida climatica.