Agroalimentare

Nonostante le restrizioni dovute all’emergenza sanitaria da Covid-19, il sistema agroalimentare si conferma il settore chiave dell’economia italiana. A trainare il settore ha contribuito il fatturato degli scambi con l’estero: nel 2020, infatti, si registra l’inversione di segno della bilancia commerciale il cui saldo, dopo il pareggio dell’anno precedente, si presenta per la prima volta con un valore positivo pari a 2,6 miliardi di euro. Questa buona performance è legata soprattutto al forte richiamo del made in Italy  con un +2% di export. Lo rivelano i dati dell’Annuario dell’Agricoltura italiana 2020 redatto dal Crea e presentato il 17 dicembre.

Cresce il peso della bioeconomia

L’analisi rileva il forte contributo alla bioeconomia da parte dell’agricoltura e dell’industria alimentare, con un peso di oltre il 63% sul fatturato totale, stimato dal Crea in circa 317 miliardi di euro che colloca l’Italia, insieme a Germania e Francia, in una posizione di leadership a livello continentale. Il settore incide sul totale dell’economia per ben il 10,2%, segnando un forte incremento grazie alla migliore tenuta mostrata dal primario e dall’industria alimentare, rispetto agli altri settori.

Sul fronte della produzione agricola, pari ad oltre 55,7 miliardi di euro, si è registrata una diminuzione del suo valore (-2,4%) sebbene lo studio presenti dinamiche diversificate. Le coltivazioni si rafforzano come componente principale rappresentando il 53% del totale, mentre il comparto zootecnico si attesta solo al 29% del totale della produzione agricola nazionale a causa della flessione dei prezzi delle carni conseguente alla diminuzione dei consumi.

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Agroalimentare: primato dell’Italia per Dop e Igp

L’Italia continua a detenere il primato europeo per i prodotti di qualità certificata Dop e Igp (prodotti vitivinicoli, vegetali freschi e trasformati, formaggi e olio di oliva) cui si aggiungono i 5.333 prodotti agroalimentari tradizionali dall’elevato valore gastronomico e culturale riconosciuti in ambito nazionale. In flessione la performance delle attività di diversificazione dell’agricoltura (attività di supporto e secondarie) con un peso complessivo sul valore totale della produzione che resta comunque elevato, pari al 20%.

Come mettono in luce i dati del Crea, le attività secondarie registrano un calo del -21%, a causa del crollo dei servizi legati alle attività agrituristiche per mano dell’emergenza sanitaria e dei lockdown. In calo anche il settore ittico nazionale con una contrazione delle attività di cattura (-26% dei quantitativi sbarcati) e delle attività di allevamento (-9% della produzione della piscicoltura).

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Saldo positivo per il settore forestale

Si presenta in controtendenza il settore forestale (+1% della produzione) per effetto dell’aumento della superficie boscata pari a oltre il 36% del territorio nazionale, equivalente a 11 milioni di ettari, di cui ben 3,5 milioni in aree protette. Merito anche dell’elevata eterogeneità dei polmoni verdi che rendono l’Italia il primo Paese dell’UE in termini di biodiversità a livello di specie ed ecosistemi forestali.

Si conferma infine rilevante la spesa pubblica per il settore agricolo: circa 11 miliardi di euro nel 2020. Ben il 64% di questo sostegno proviene dall’UE mentre i fondi nazionali coprono appena il 16% e quelli regionali il restante 20%.

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