L’estinzione di massa del Permiano-Triassico, che 252 milioni di anni fa portò alla scomparsa dell’81% delle specie marine e del 70% delle specie di vertebrati terrestri, potrebbe aver avuto tra le sue concause anche un assottigliamento dello strato di ozono dell’atmosfera. In particolare, una maggiore esposizione ai raggi ultravioletti provocata da questo assottigliamento, avrebbe reso sterili alcuni alberi, dando il via a una serie di effetti negativi a cascata per l’ecosistema. È la tesi di un gruppo di ricercatori della University of California, Berkley pubblicata in un articolo di Science Advances. Scenari che dovrebbero servire da monito, se si pensa ai pericoli per il nostro Pianeta provocati dal cambiamento climatico.

Radiazioni e sterilità degli alber

In particolare, si legge sul sito Science Alert, gli studiosi hanno scoperto che se i pini vengono esposti alla stessa quantità di radiazione ultravioletta che si è verificata 252 mln di anni fa diventano sterili. Gli studiosi hanno condotto i loro esperimenti irradiando piccoli pini della dimensione di un bonsai (max 49 cm) con una quantità di luce ultravioletta pari a 13 volte quella di una giornata particolarmente assolata, in modo da simulare una riduzione della protezione dall’irraggiamento per circa due mesi. I sempreverdi non sono morti ma sono stati vittima di un deterioramento del polline e dei coni del seme. Ciò ne ha causato la sterilità, fenomeno che si è poi annullato dopo il ritorno alle condizioni di luce normali. Questi periodi di infecondità hanno un impatto rilevante sull’ecosistema e possono creare degli effetti negativi in maniera concatenata.

Una scoperta importante per il futuro del Pianeta 

Secondo gli studiosi una scoperta di questo tipo può essere importante per il futuro del Pianeta in un contesto globale come quello attuale in cui lo strato di ozono subisce gli effetti del crescente inquinamento atmosferico.

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