
“Le possibilità di intervenire – ha affermato Stefano Carloni, presidente di Airp, come si legge nell’articolo – non mancano. Una soluzione possibile sarebbe un credito di imposta a favore degli utilizzatori finali, che nel nostro settore sono in grande maggioranza autotrasportatori. Anche soluzioni legate alla virtuosità ambientale e all’utilizzo dei crediti ambientali come leva di competitività avrebbero senz’altro effetti positivi. È del 29 Settembre 2015 il decreto del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti che assegna incentivi a beneficio delle imprese di autotrasporto per il rinnovo e l’adeguamento tecnologico del parco veicolare, nel quale, fra i dispositivi tecnici rilevanti ai fini dell’ammissibilità dei contributi figurano ‘Pneumatici di classe C3 con coefficiente di resistenza al rotolamento RCC inferiore a 8,0 kg/t dotati di Tyre Pressure Monitoring System (TPMS)’. È solo un esempio di un possibile strumento che avrebbe potuto includere non solo le dotazioni in primo equipaggiamento dei mezzi incentivati, ma tutte le forniture in postvendita, per comprendere anche i pneumatici ricostruiti quali dispositivo atto ad apportare importanti benefici ecologici (ed anche economici) alle imprese di autotrasporto incentivate”.
Al convegno ha partecipato anche Chiara Brega, responsabile ambiente PD, che ha sottolineato come “I vantaggi economici, ecologici ed a livello occupazionale apportati dall’uso di pneumatici ricostruiti sono molto importanti e per questo devono essere comunicati con maggiore efficacia agli utilizzatori finali”.
Per ricevere quotidianamente i nostri aggiornamenti su energia e transizione ecologica, basta iscriversi alla nostra newsletter gratuita
e riproduzione totale o parziale in qualunque formato degli articoli presenti sul sito.















