Il percorso dell’Unione Europea verso le zero emissioni nette è a un punto di svolta critico e ciò si riflette anche la specificità italiana della cattura della CO2. Sebbene le politiche di efficienza energetica e la diffusione delle fonti rinnovabili abbiano permesso una riduzione delle emissioni di gas serra del 37% rispetto ai livelli del 1990, il traguardo del -90% proposto per il 2040 impone un cambio di passo radicale. Il report Zero Carbon Technology Pathways Report 2025, redatto dall’Energy&Strategy della School of Management del politecnico di Milano, evidenzia come le leve tradizionali della decarbonizzazione mostrino limiti strutturali nei settori industriali hard-to-abate.

Comparti come la produzione di cemento, acciaio e chimica sono caratterizzati da vincoli tecnologici e da una quota di emissioni di processo non eliminabili tramite la semplice elettrificazione, rendendo la cattura, lo stoccaggio e l’utilizzo della CO2 (Ccus) una tecnologia non solo abilitante, ma strettamente necessaria.
La mappa della cattura: tecnologie e infrastrutture
Le soluzioni tecnologiche per la cattura della CO2 si stanno diversificando per adattarsi ai diversi flussi industriali, con l’assorbimento chimico tramite solventi, l’adsorbimento e la separazione mediante membrane che figurano oggi tra le opzioni più mature. Tuttavia, l’efficacia di questi sistemi dipende interamente dallo sviluppo di una complessa rete di trasporto e stoccaggio. Il report chiarisce che il trasporto via pipeline rimane la scelta più efficiente per grandi volumi su brevi distanze, mentre le navi diventano essenziali per i collegamenti a lungo raggio. Sul fronte dello stoccaggio, sebbene in Italia la normativa attuale limiti l’attività ai giacimenti esauriti di idrocarburi, gli acquiferi salini rappresentano la vera frontiera europea grazie a una capacità potenziale nettamente superiore.
Il mercato globale e il ruolo dell’Italia
L’interesse mondiale per la Ccus è in una fase di espansione senza precedenti: nel 2025 si contano 62 impianti operativi a livello globale, con una capacità di 64 milioni di tonnellate annue (Mtpa), e ben 35 progetti attualmente in costruzione. In Italia, il panorama è animato da iniziative selezionate dall’Innovation Fund, come i progetti Custard per l’acciaio, CapturEste per il waste-to-energy e Dream per il settore del cemento, quest’ultimo con l’obiettivo di catturare un milione di tonnellate di CO2 all’anno a regime.
Nonostante questo dinamismo, il report segnala il rischio di un disallineamento al 2030 tra la capacità di cattura installata e la reale disponibilità di siti di stoccaggio, un collo di bottiglia che potrebbe compromettere i target fissati dal Net-Zero Industry Act.
L’analisi economica: il peso della sostenibilità
Il nodo centrale resta la competitività economica. Le simulazioni presentate nel rapporto indicano chiaramente che, allo stato attuale, l’investimento in tecnologie di cattura non è conveniente rispetto al semplice acquisto di quote di emissione Ets. I costi per un impianto termoelettrico a ciclo combinato (Ccgt), ad esempio, oscillerebbero tra 220 e 275 euro per tonnellata di CO2, superando abbondantemente il prezzo attuale delle emissioni. Solo un aumento significativo e costante del valore dei crediti di carbonio potrebbe rendere la Ccs sostenibile nel lungo periodo.
In questo scenario, emerge l’urgenza di schemi incentivanti come i Contract for Difference (CfD), con un fabbisogno finanziario stimato tra 1,6 e 3,1 miliardi di euro annui per garantire la decarbonizzazione dei settori chiave, una cifra imponente ma ritenuta comparabile al sostegno già accordato alle energie rinnovabili.
Mappa dell’innovazione: i poli della cattura CO2 in Italia
Mentre il dibattito sulla transizione energetica si sposta verso l’implementazione pratica, l’Italia definisce la sua geografia della decarbonizzazione. Dai poli industriali lombardi alle coste dell’Adriatico, i progetti selezionati dall’Innovation Fund dell’Unione Europea tracciano una rete di siti pilota che promettono di trasformare il Paese in un hub strategico per il Mediterraneo.
Il pilastro fondamentale della strategia italiana, come evidenziato nel rapporto, è il progetto Ravenna Ccs. Situato strategicamente presso il distretto industriale di Ravenna, il progetto sfrutta i giacimenti di gas esauriti al largo della costa adriatica per lo stoccaggio permanente della CO2. Con una capacità di iniezione stimata di 4 milioni di tonnellate annue (Mtpa) entro il 2030, e una potenzialità che supera le 16 Mtpa nel decennio successivo, Ravenna non è solo un sito di stoccaggio, ma il punto di arrivo di una rete infrastrutturale che mira a raccogliere le emissioni dei distretti industriali hard-to-abate di tutto il Paese.
Spostandosi verso l’entroterra, la provincia di Brescia ospita uno dei progetti più ambiziosi a livello europeo per il settore dei materiali da costruzione: il progetto Dream (Decarbonisation of the Rezzato And Mazzano cement plant). L’intervento riguarda la cementeria situata tra i comuni di Rezzato e Mazzano. Questo sito rappresenta il primo esempio su scala industriale in Italia di cattura del carbonio applicata al cemento, con l’obiettivo di intercettare fino a 1 milione di tonnellate di CO2 all’anno. Il progetto prevede l’integrazione di tecnologie di ossicombustione e sistemi post-combustione a solventi, con la CO2 catturata che verrà poi trasportata tramite pipeline proprio verso l’hub di stoccaggio di Ravenna.
Innovazione nel trattamento rifiuti, sinergie industriali e ricerca distribuita
Un altro tassello fondamentale della mappa italiana è rappresentato dal progetto CapturEste, localizzato a Ferrara. Il progetto si concentra sul termovalorizzatore cittadino. L’iniziativa è stata selezionata dall’Innovation Fund per l’utilizzo della tecnologia innovativa Bluenzyme, basata su enzimi naturali per la cattura della CO2 post-combustione. La scelta di Ferrara è dettata dalla sua vicinanza logistica all’hub di Ravenna, rendendo possibile una filiera integrata di economia circolare e gestione delle emissioni che potrebbe essere replicata in altri impianti di gestione rifiuti del Nord Italia.
Oltre ai grandi poli fisici, il report cita iniziative di più ampio respiro che coinvolgono diverse regioni. Il progetto Custard, focalizzato sulla produzione di acciaio, mira a decarbonizzare i processi produttivi in siti industriali chiave, mentre il progetto Hercules lavora sulla creazione di una catena Ccus integrata tra i settori del cemento e del waste-to-energy tra l’Italia e la Grecia. Questa geografia della cattura mostra un’Italia divisa tra poli di produzione (Lombardia ed Emilia-Romagna) e poli di stoccaggio (Adriatico), sottolineando l’importanza vitale di sviluppare una rete di trasporto (carbonodotti) che possa connettere i centri emissivi del Nord e del Centro Italia con i giacimenti di stoccaggio offshore.
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